Ryanair avverte: caro jet fuel, biglietti più cari e compagnie a rischio fallimento

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo del carburante per aviazione non accenna a scendere e il conto, alla fine, lo pagano i passeggeri. A lanciare l’avvertimento è Eddie Wilson, amministratore delegato di Ryanair, secondo cui l’attuale livello delle quotazioni del jet fuel finirà per riflettersi inevitabilmente sulle tariffe del corto raggio in Europa.

«I prezzi aumenteranno, è inevitabile», ha dichiarato il manager nel corso di un incontro con la stampa dedicato alla presentazione della stagione invernale, spiegando che la low cost irlandese è comunque in una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti grazie a una copertura finanziaria che protegge l’80% del fabbisogno fino a marzo 2027.

La copertura di Ryanair e i numeri del vettore

La strategia di hedging adottata da Dublino ha bloccato l’80% delle forniture a un prezzo medio di 678 dollari per tonnellata metrica, mentre il restante 20% resta esposto alle quotazioni spot, che nelle scorse settimane hanno superato i 1.500 dollari. Una differenza che, tradotta sui consumi reali, pesa parecchio: «Quando si vola con 5 tonnellate di carburante, questo comporta una spesa aggiuntiva importante», ha osservato Wilson. L’anno scorso la compagnia ha trasportato 208 milioni di passeggeri, piazzandosi al secondo posto al mondo dopo American Airlines, che ne ha registrati 253 milioni.

Il quadro globale dei prezzi del jet fuel

I dati internazionali confermano la tendenza al rialzo. Secondo il monitoraggio settimanale di Iata, nella settimana terminata il 18 settembre il prezzo medio globale del jet fuel ha toccato i 194,90 dollari al barile, con un incremento del 7,4% in sette giorni e del 116,5% su base annua. Il valore rappresenta anche un aumento del 24,2% rispetto alla media del mese precedente. Eurocontrol, dal canto suo, segnala che il prezzo medio di settembre ha raggiunto quota 4,63 dollari per gallone, il livello più alto da aprile, con un picco di 4,92 dollari il 18 settembre.

Il prezzo rilevato il 25 settembre si attestava a 4,71 dollari per gallone.

Le conseguenze per il settore e per i passeggeri

Wilson non ha usato giri di parole sulle ricadute per i vettori meno attrezzati. «Alcuni dei nostri concorrenti dovranno assolutamente cercare di sopravvivere e spingere i prezzi il più possibile verso l’alto», ha affermato, aggiungendo che «alcune compagnie potrebbero non riuscire a sopravvivere» a causa dello shock energetico. Il riferimento è a quei vettori che si presentano alla stagione invernale con coperture più basse rispetto a quelle di Ryanair, un periodo dell’anno storicamente meno redditizio per il trasporto aereo.

La stessa compagnia irlandese ha ridotto le previsioni di traffico per l’esercizio fiscale 2027 da 216 a 214 milioni di passeggeri, una scelta definita «prudente» per limitare l’esposizione alla quota non coperta, concentrata tra novembre e marzo. Nonostante il taglio, Ryanair si aspetta di chiudere l’anno con un utile e prevede di ricevere 15 nuovi Boeing 737 MAX 10 nel corso del prossimo anno.

L’Italia nel mirino della compagnia

Sul fronte italiano, Wilson ha ribadito che la penisola resta «uno dei mercati di maggior successo» per il vettore, con circa 70 milioni di passeggeri in entrata e in uscita previsti per l’anno in corso. La compagnia non intende ridurre la capacità e per l’inverno non sono attese cancellazioni di rotte, anche se il traffico è fisiologicamente inferiore rispetto all’estate. Su Milano, in particolare, Ryanair lancerà «il più ampio operativo invernale di sempre».

Le criticità restano su Roma, dove Wilson ha puntato il dito contro il tetto ai voli di Ciampino, definito «artificialmente limitato» da una regolamentazione sul rumore che, a suo dire, non ha senso. La richiesta è di alzare il limite da 65 a 92 voli al giorno, eliminare la tassa municipale e ridurre le tariffe aeroportuali.

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