Caro jet fuel, settembre chiude in rialzo: Ryanair e Ita Airways pronte a ritoccare le tariffe
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Redazione Economia
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Il prezzo del jet fuel continua a salire e settembre si chiude come il terzo mese consecutivo di rialzo. Secondo il monitoraggio diffuso da Fto sulla base delle quotazioni settimanali pubblicate da Iata, la media del mese per tonnellata metrica si attesta a 1.446,71 dollari, un livello che pesa sui bilanci delle compagnie aeree europee e si riflette sulle politiche tariffarie dei vettori.
La corsa del carburante
I dati settimanali confermano la tendenza. Il monitor Iata rileva un prezzo medio globale del jet fuel in risalita del 7,4% rispetto alla settimana precedente, con un valore di 194,90 dollari al barile nella settimana chiusa il 18 settembre. Su base regionale, l'Europa registra il prezzo più elevato, a 207,56 dollari al barile, mentre il Medio Oriente si colloca sulla fascia più bassa, a 177,36 dollari. Il jet fuel ha superato il doppio del livello pre-crisi registrato a gennaio e febbraio 2026, quando si attestava intorno ai 2,26 dollari per gallone.
Le mosse di Ryanair
Ryanair si prepara ad adeguare i prezzi dei biglietti. L'amministratore delegato Eddie Wilson ha dichiarato in conferenza stampa che «a causa degli alti costi del carburante Ryanair alzerà i prezzi dei biglietti ma saranno aumenti più bassi rispetto alla concorrenza», ribadendo che le tariffe del vettore irlandese «continueranno ad essere le più basse». La compagnia, ha aggiunto, «continua a crescere in Italia, a Milano e nelle Regioni, ma non a Roma».
Sul fronte della capacità, Ryanair ha confermato che la politica di copertura sui prezzi dei carburanti ha funzionato, ma i costi continueranno a rimanere alti. Per la stagione invernale il vettore non prevede molte cancellazioni, anche se il traffico invernale è fisiologicamente inferiore a quello estivo. La compagnia ha già coperto circa l'80% del proprio fabbisogno di carburante fino a marzo 2027 a un prezzo equivalente a 67 dollari al barile, ma resta esposta sul restante 20% ai prezzi di mercato, che hanno registrato un rincaro dell'80%.
L'impatto sui conti di Ita Airways
Per il mercato italiano, l'impatto è quantificato dai vertici di ITA Airways. In estate il presidente Sandro Pappalardo aveva stimato aumenti entro il 5% grazie alla copertura dell'80% del fabbisogno, ma le stime annuali prevedono rialzi tra il 5% e il 10%. «Il jet fuel, il carburante, pesa per un terzo dei nostri costi. Se sale del 50 per cento, significa un aumento di 500 milioni l'anno», ha spiegato l'amministratore delegato Jörg Eberhart.
La compagnia ha introdotto un modello di approvvigionamento self-supply presso l'aeroporto di Roma Fiumicino, diventando il primo vettore in Italia ad assumere il ruolo di fuel trader, con l'obiettivo di aumentare il controllo sulla filiera e ottimizzare i costi in un contesto di crescente volatilità energetica.
I tagli alla capacità invernale
Il caro carburante ha spinto Ryanair a ridimensionare il programma operativo invernale 2026/2027. La low cost irlandese prevede di cancellare circa 10 mila voli a livello europeo tra novembre 2026 e marzo 2027, con l'obiettivo di contenere le perdite stagionali stimate tra 70 e 100 milioni di euro. In Calabria, gli aeroporti di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone sono interessati da riduzioni di frequenza e cancellazioni su 19 rotte complessive.
Lamezia Terme registra il maggior numero di interventi, con modifiche operative su 11 rotte nazionali e internazionali, tra cui Pisa con 35 voli coinvolti, Bologna con 30, Milano Malpensa con 27 e Venezia Marco Polo con 24. A Reggio Calabria si contano 26 voli cancellati sulla rotta per Venezia, 20 per Torino e 17 per Pisa, mentre Crotone subisce un impatto più contenuto, concentrato nel mese di gennaio 2027.
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