Spin Time, gli sfollati ancora nelle tende dopo l’incendio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Spin Time, gli sfollati nelle tende restano senza casa dopo l’incendio che il 29 luglio ha colpito il palazzo occupato di via di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Oltre 300 persone, tra cui decine di famiglie, si trovano ancora davanti all’edificio con tende, piscine gonfiabili, banchetti improvvisati e strutture temporanee, mentre attendono una soluzione abitativa dopo lo sgombero della struttura resa inutilizzabile dal rogo. La situazione ha attirato anche l’attenzione internazionale dopo il servizio realizzato da Al Jazeera English, che ha mostrato le condizioni degli ex occupanti e degli attivisti presenti nella zona dell’Esquilino.

Il caso di Spin Time Labs è arrivato così al centro del dibattito politico e mediatico, con le immagini delle persone rimaste fuori dall’edificio che hanno oltrepassato i confini italiani. L’inviata della televisione internazionale ha raccontato la presenza sul marciapiede di passeggini, valigie e teli da mare utilizzati come ripari, portando all’attenzione del pubblico una situazione che fino a quel momento era rimasta legata soprattutto alla gestione locale dell’emergenza. Dopo tredici anni di occupazione del palazzo ex Inpdap, gli ex residenti e gli attivisti continuano a chiedere una sistemazione mentre vengono assistiti dalla protezione civile e dalla sala operativa sociale di Roma Capitale.

L’emergenza dopo l’incendio e la ricerca di alloggi temporanei

Dopo il rogo del 29 luglio, il Campidoglio ha modificato l’approccio all’accoglienza degli sfollati di Spin Time, superando la fase dell’assistenza definita campale, caratterizzata da aree ombreggiate, presidi e ospitalità provvisoria. Il piano prevede strutture ricettive anche fuori Roma, uno sportello dedicato e una priorità per le famiglie con bambini e per le persone considerate fragili. L’obiettivo indicato è spostare le persone dalla strada verso una sistemazione più stabile, almeno nella fase successiva all’emergenza.

Una prima soluzione temporanea è stata trovata per 81 sfollati, mentre una parte consistente delle persone coinvolte continua a vivere nelle tende davanti al palazzo. Le presenze nell’area hanno superato le 300 persone nei giorni successivi all’incendio, con numerose famiglie impegnate ad affrontare anche le difficoltà legate alle ondate di calore. L’attesa per una risposta abitativa definitiva resta il punto centrale della vicenda, mentre proseguono gli interventi di supporto organizzati da Roma Capitale e dalle strutture coinvolte nell’assistenza.

La solidarietà agli occupanti di Spin Time e l’opera di Laika

Attorno alla vicenda di Spin Time è arrivata anche la solidarietà di Laika, street artist che ha realizzato una nuova opera davanti alla sede del Gruppo Investire, proprietario dell’immobile occupato. Il lavoro è stato realizzato su una delle tende utilizzate dagli attivisti e raffigura una ragazza con uno scudo che porta il logo di Spin Time, colpito da tre frecce associate a speculazione, repressione e abbandono. L’opera è diventata un ulteriore elemento di attenzione pubblica sulla situazione degli sfollati rimasti senza una casa dopo l’incendio.

Alla solidarietà si sono aggiunte anche le parole di Ken Loach, mentre gli ex occupanti e gli attivisti continuano a rimanere davanti al palazzo di via di Santa Croce in Gerusalemme. La vicenda, passata dalle strade dell’Esquilino alla copertura di Al Jazeera English, riguarda ora la gestione dell’emergenza abitativa per le persone coinvolte e il percorso verso una collocazione temporanea per chi ha perso il proprio alloggio a causa del rogo.

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