Spin Time, l'incendio e il sequestro: 400 persone in strada, la comunità dell'Esquilino tra presidi e attese
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Redazione Interno
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Una fuga di corrente in un locale tecnico, un principio d'incendio domato in pochi minuti, e poi ore di incertezza che si sono trasformate in giorni. È quanto sta accadendo allo Spin Time Labs, lo storico immobile occupato di via Santa Croce in Gerusalemme, nel cuore del rione Esquilino, dove da tredici anni convivono circa 400 persone provenienti da oltre 25 Paesi, tra cui più di cento bambine e bambini.
La notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 luglio ha segnato l'inizio di una nuova, drammatica fase per questa realtà, dopo che un rogo, le cui cause sono ancora al vaglio degli inquirenti, ha portato all'evacuazione totale dello stabile e al suo sequestro da parte dell'autorità giudiziaria.
L'incendio e l'evacuazione: una notte di paura e fumo
Le fiamme si sono sviluppate intorno alle 22.30 di mercoledì in un deposito ai piani bassi dell'edificio, sollevando una densa colonna di fumo visibile in gran parte del quartiere. La causa più accreditata, al momento, sarebbe un cortocircuito di un quadro elettrico, anche se non si escludono altre ipotesi, come l'utilizzo di un trapano andato in corto in un'officina interna.
Nonostante la rapidità con cui il rogo è stato spento dagli stessi residenti, che hanno agito con tempestività per mettere in sicurezza l'area, l'arrivo dei vigili del fuoco e delle forze dell'ordine ha dato il via a una catena di eventi che ha cambiato radicalmente le sorti della comunità. Lo stabile è stato dichiarato inagibile e le circa 400 persone che lo abitavano, tra cui famiglie con bambini, anziani e soggetti fragili, sono state costrette a lasciare le proprie case, trovandosi da un momento all'altro in strada.
Il sequestro e l'assistenza: tra emergenza e solidarietà
La magistratura ha disposto un duplice sequestro dell'immobile: uno relativo all'occupazione abusiva, già al sesto posto nella lista di sgomberi della Prefettura, e uno per permettere ai vigili del fuoco di effettuare tutti gli accertamenti tecnici necessari dopo l'incendio. L'edificio è quindi off-limits per i residenti, ai quali è stato consentito, solo su scorta delle forze dell'ordine e uno alla volta, di rientrare per recuperare beni di prima necessità come medicinali.
Nel frattempo, si è immediatamente attivata la macchina dei soccorsi: la Protezione civile ha allestito tende e brandine di fronte al palazzo, mentre il Comune e la rete di solidarietà del quartiere hanno messo a disposizione strutture per accogliere le persone più fragili. Una cinquantina tra anziani e malati sono stati ospitati al Polo Civico Esquilino in via Galilei, mentre una cinquantina di bambini con le loro famiglie sono stati accolti alla Casa del Volontariato CSV Lazio.
Altre sistemazioni sono state trovate presso la sede della Cgil a Porta Maggiore e in una palestra della zona.
Il presidio e la politica: un futuro ancora da scrivere
Nonostante le offerte di alloggio, molti residenti hanno scelto di rimanere sul marciapiede di fronte all'ingresso dello Spin Time, dando vita a un presidio permanente. Nel pomeriggio di giovedì 30 luglio si è tenuta un'assemblea pubblica, a cui hanno partecipato migliaia di persone, per ribadire la volontà di difendere un'esperienza che va oltre la semplice occupazione abitativa.
La comunità denuncia inoltre che, nonostante avesse fornito tutte le chiavi, le forze dell'ordine avrebbero forzato le porte degli appartamenti, mettendo "sottosopra" gli alloggi durante le perquisizioni. La situazione ha immediatamente acceso un vivace dibattito politico.
Da un lato, esponenti di Fratelli d'Italia come il deputato Marco Perissa e il consigliere capitolino Federico Rocca hanno sottolineato i rischi di tali occupazioni abusive, definite "un concentrato di illegalità e di pericoli", chiedendo che l'emergenza non diventi un alibi per eludere il problema della sicurezza e che si proceda allo sgombero.
Dall'altro, forze politiche come il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, con i deputati Michela Di Biase e Francesco Silvestri, hanno difeso il valore sociale e inclusivo di Spin Time, attaccando la "strumentalizzazione politica" della destra e chiedendo invece soluzioni che tutelino le persone e l'esperienza di comunità, mentre il sindaco Roberto Gualtieri e l'assessore Tobia Zevi hanno ribadito l'interesse del Campidoglio a soluzioni condivise per salvaguardare la realtà, che è anche al centro di un dialogo con la proprietà dell'immobile, il fondo Investire
SGR.
La condanna del Viminale e la posizione della Chiesa
La vicenda si inserisce in un contesto giudiziario già complesso. A febbraio, il tribunale civile di Roma ha condannato il ministero dell'Interno a pagare oltre 21 milioni di euro di risarcimento a Investire Sgr per non aver provveduto allo sgombero dello stabile, che risulta occupato dal 2013. In questo scenario, la posizione della Chiesa si è fatta sentire attraverso la voce di don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea e punto di riferimento per la comunità di Spin Time.
Don Ferrari, che ha partecipato alla riunione in Prefettura con il vicario della Diocesi di Roma monsignor Baldo Reina, ha più volte sottolineato come l'esperienza di Spin Time non sia una provocazione ma un "germoglio di speranza", un luogo di dialogo con le istituzioni che ha ospitato anche eventi di portata internazionale come il quinto Incontro mondiale dei Movimenti Popolari con delegazioni da 170 Paesi e l'udienza da Papa Leone XIV.
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