Il diesel non si arrende: Stellantis riapre gli ordini del Berlingo a gasolio e lancia un nuovo 2,2 litri

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La motorizzazione diesel, data per spacciata più volte e sostituita nei saloni dell’auto dalle carezzevoli silenziose delle elettriche, non ha alcuna intenzione di abbandonare il campo. Lo dimostra la mossa di Stellantis che, a distanza di pochi giorni dagli annunci strategici del suo CEO Antonio Filosa, ha trasformato le parole in azioni concrete riaprendo di fatto gli ordini per il Citroën Berlingo equipaggiato con il tradizionale propulsore a gasolio. Una scelta, questa, che va letta in controluce rispetto alle difficoltà di vendita del veicolo elettrico puro e che mira a fornire una risposta precisa a chi del mezzo deve farne un utensile di lavoro, specialmente su tratte lunghe dove i tempi di ricarica diventano un ostacolo logistico non indifferente. Il Berlingo, nella sua declinazione a gasolio, monta il noto motore BluHdi da 100 Cv e 250 Nm di coppia, abbinato a un cambio manuale a sei rapporti, andando così ad affiancarsi – e non a sostituire – la versione e-Berlingo per offrire uno spettro di scelta più ampio alla clientela professionale.

La strategia del gruppo guidato da Filosa non si ferma però al solo Berlingo, ma si estende a macchia d’olio su tutta la gamma dei veicoli commerciali e, a sorpresa, su alcune berline di segmento compatto. L’obiettivo dichiarato, emerso anche da recenti analisi condotte da Reuters e confermato dalla consultazione dei siti dei concessionari, è quello di rispondere a una domanda che, nonostante la spinta normativa e culturale verso l’elettrico, rimane solida per il diesel -1-4. Non si tratta di un passo indietro, spiegano dalla sede, ma di un allargamento dell’offerta propulsiva per generare crescita, come ha tenuto a precisare la stessa società in una nota ufficiale. Del resto, i numeri parlano chiaro: le vendite di auto a batteria in Europa, pur in crescita, non stanno tenendo il passo delle previsioni rosee fatte solo pochi anni fa, e Stellantis, forte di una flessibilità industriale che pochi altri possono vantare, ha deciso di presidiare il mercato lì dove la domanda si manifesta, senza pregiudizi ideologici -3.

Un capitolo a parte, e tecnologicamente rilevante, riguarda l’introduzione di un nuovo motore diesel da 2,2 litri destinato ai furgoni di taglia media del gruppo. Parliamo del Citroën Jumpy, del Fiat Scudo, dell’Opel Vivaro e del Peugeot Expert, mezzi che rappresentano la spina dorsale di innumerevoli attività artigianali e commerciali in tutta Europa. La nuova unità, un quattro cilindri turbodiesel che rispetta la normativa Euro 6e-bis, viene proposta in due livelli di potenza: una versione da 150 Cv e una top di gamma da 180 Cv, quest’ultima capace di spingere il veicolo fino a 185 km/h -2-8. L’azienda promette per questo motore consumi ridotti fino al 13% rispetto alla generazione precedente, un miglioramento reso possibile da un sistema di iniezione di ultima generazione e da un impianto di ricircolo dei gas di scarico ottimizzato, a dimostrazione di come il diesel, seppur sotto tiro, continui a ricevere investimenti in termini di efficienza e pulizia.

Un ritorno che abbraccia anche le compatte

La novità più significativa, forse perché meno scontata, è il ritorno del diesel su modelli che negli ultimi tempi erano stati proposti quasi esclusivamente con motorizzazioni ibride o elettriche. Stellantis, infatti, ha silenziosamente reinserito l’opzione a gasolio per vetture come la Peugeot 308, l’Opel Astra e la DS N°4 (la nuova denominazione per la DS4), segnando un’inversione di tendenza netta rispetto alla precedente politica industriale voluta dall’ex CEO Carlos Tavares -1-6. È la conferma che la transizione ecologica, per il gruppo italo-francese, non passerà attraverso l’azzeramento del passato, ma attraverso una convivenza di tecnologie che duri almeno fino a quando il mercato non sarà davvero pronto a sposare in massa la mobilità a zero emissioni. Una scelta dettata anche dal contesto normativo europeo, che ha recentemente ammorbidito i target sulle emissioni, e da quello politico internazionale, con l’amministrazione Trump negli Stati Uniti che ha di fatto allentato le restrizioni sui gas serra, influenzando le strategie globali dei costruttori -4.

La risposta di Stellantis, insomma, è quella di un gigante che si muove su due gambe. Da un lato, infatti, prosegue con gli investimenti miliardari nell’elettrico, con l’obiettivo di lanciare decine di nuovi modelli a batteria entro il 2026. Dall’altro, però, non lascia scoperto il fronte delle motorizzazioni tradizionali, consapevole che i professionisti e gli automobilisti con esigenze di percorrenze elevate guardano ancora al gasolio come alla soluzione più razionale in termini di costi di esercizio e autonomia -10. Ecco quindi che il nuovo diesel da 2,2 litri per i furgoni e il ritorno del BluHdi sul Berlingo diventano i pilastri di una strategia che potremmo definire di realismo industriale, lontana tanto dalle fughe in avanti quanto dagli immobilismi del passato, e che mira a tenere insieme i conti di bilancio con le richieste, a volte contraddittorie, di un mercato in piena turbolenza.

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