Stellantis punta ancora sul diesel: nuovi motori in arrivo fino al 2029 tra Europa e Stati Uniti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo Stellantis, dopo aver a lungo scommesso su una transizione rapida verso la mobilità elettrica, sta ora ridefinendo la propria strategia industriale con un deciso ritorno ai motori a combustione, e in particolare al diesel. Antonio Filosa, amministratore delegato della multinazionale nata dalla fusione tra Fiat Chrysler e PSA, ha delineato un piano che prevede investimenti consistenti nello sviluppo di nuove motorizzazioni e trasmissioni, con un orizzonte temporale che si spinge fino al 2029. Una scelta, questa, che mira a rispondere alla domanda effettiva del mercato – quella di chi percorre molti chilometri e necessita di affidabilità e costi di gestione contenuti – senza per questo abbandonare gli obiettivi di decarbonizzazione di lungo periodo, che restano fissati al 2038 -2.

La rinascita del Dieselgate e il nuovo corso europeo

La decisione del gruppo appare ancora più significativa se si considera il contesto da cui si torna indietro. Lo scandalo delle emissioni manipolate, scoppiato ormai un decennio fa, aveva segnato l'inizio di un declino inarrestabile per il gasolio, la cui quota di mercato in Europa era crollata da oltre il cinquanta per cento a poco più del sette nel corso del 2025 -1. Molti costruttori avevano progressivamente eliminato i diesel dalle loro gamme, e lo stesso Stellantis ne offriva ormai solo una manciata rispetto ai decine di modelli di cinque anni prima -6.

Eppure, a partire dalla fine del 2025, qualcosa è cambiato. In modo quasi silenzioso, senza grandi annunci ufficiali, il gruppo ha iniziato a reintrodurre versioni diesel per almeno sette modelli destinati al mercato europeo -1. Tra questi, spiccano le Opel Astra e Combo, le Peugeot 308 e Rifter, la Citroën Berlingo e la DS N°4, una berlina compatta del brand premium del gruppo -1-8. Contestualmente, l'azienda ha confermato la volontà di continuare a produrre motorizzazioni a gasolio per modelli di fascia più alta come i SUV DS 7 e l'Alfa Romeo Tonale, oltre alla Giulia e allo Stelvio, in virtù di una domanda che, soprattutto da parte delle flotte aziendali e dei clienti con elevate percorrenze, si mantiene solida -3.

La spinta degli Stati Uniti e il peso della domanda reale

Questa inversione di tendenza non riguarda solo il Vecchio Continente. Negli Stati Uniti, che rappresentano il principale mercato per il gruppo, l'amministrazione del presidente Donald Trump ha recentemente revocato il provvedimento che riconosceva i gas serra come una minaccia per la salute pubblica, di fatto eliminando gli standard federali sulle emissioni di scarico per le auto nuove -1. In un contesto del genere, Stellantis ha colto l'occasione per riportare in auge modelli a combustione interna di grande richiamo, come la Jeep Cherokee e il poderoso V8 Hemi, nel tentativo di recuperare quote di mercato -1-8. A ciò si aggiungono novità più recenti, come il nuovo propulsore Cummins Turbo Diesel da 6.7 litri, introdotto sui modelli Ram 3500, 4500 e 5500 Chassis Cab, a dimostrazione di come la trazione diesel continui a essere considerata strategica anche oltreoceano, soprattutto per i veicoli commerciali e pesanti -5.

Investimenti e tecnologia: i nuovi motori del piano industriale

Il piano delineato da Filosa prevede lo sviluppo di nuovi motori e trasmissioni fino al 2029, un orizzonte temporale che va ben oltre le iniziali previsioni di phase-out del motore endotermico. Tra le tecnologie su cui il gruppo punta, un ruolo chiave lo giocano gli eFuel, i carburanti sintetici prodotti da CO2 catturata e energia rinnovabile. Già nel 2023, Stellantis aveva avviato test su 28 famiglie di motori – sia benzina che diesel – costruiti tra il 2014 e il 2029, per verificarne la compatibilità con questi carburanti a impatto climatico neutro -2. L'obiettivo, in questo caso, è duplice: da un lato, offrire una soluzione per decarbonizzare il parco circolante esistente, che in Europa conta circa 28 milioni di veicoli del gruppo costruiti in quegli anni; dall'altro, mantenere in vita le motorizzazioni tradizionali, adattandole a un futuro in cui i combustibili fossili lasceranno spazio a fonti più sostenibili -2-10.

La concorrenza cinese e il vantaggio competitivo del diesel

La scelta di Stellantis di insistere sul diesel ha anche una chiara motivazione competitiva, in particolare nei confronti dei marchi cinesi. Questi ultimi, specializzati principalmente in veicoli elettrici e ibridi plug-in, non offrono motorizzazioni a gasolio, un segmento in cui i costruttori europei vantano invece un'esperienza decennale e un solido know-how tecnologico -1-9. In un momento in cui le vendite di auto elettriche non decollano come previsto – e il gruppo ha annunciato 22,2 miliardi di euro di svalutazioni legate al ridimensionamento dei piani per l'elettrico – tornare a puntare sul diesel consente a Stellantis di differenziarsi dalla concorrenza, offrendo ai clienti professionali e alle flotte un'alternativa più economica e pratica rispetto ai modelli a batteria -1-8. Le vendite del gruppo in Europa, calate del 3,9 per cento nel 2025, necessitano di una spinta che l'elettrico, al momento, non è in grado di garantire -1.

Il ritorno del 1.5 BlueHDi e le novità per il mercato

Nel concreto, il ritorno al diesel si traduce in modelli già disponibili o in arrivo a listino. Il motore 1.5 BlueHDi, proposto in una variante da 131 cavalli, torna a equipaggiare vetture di segmento medio-piccolo come le Opel Astra e le Peugeot 308, mentre una versione depotenziata da 100 cavalli è stata introdotta sul Citroën Berlingo, affiancando la variante elettrica e offrendo ai professionisti un'opzione più tradizionale a un prezzo di partenza di 23.900 euro -3-8. Si tratta, in sostanza, di una strategia che punta a coprire l'intera fascia dei veicoli commerciali leggeri e delle berline compatte, segmenti in cui il diesel conserva ancora un suo perché, grazie ai consumi contenuti e alla robustezza meccanica. L'azienda, da parte sua, ribadisce di voler seguire la domanda dei clienti, piuttosto che imporre loro una tecnologia che, per molti versi, non è ancora pronta a sostituire completamente i motori di vecchia concezione -1.

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