Il gruppo guidato da Antonio Filosa riporta il diesel in sette modelli, dalla 308 al Berlingo, per rispondere a una domanda che l’elettrico non ha soddisfatto.
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Redazione Economia
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L’onda lunga della transizione energetica, che sembrava aver spazzato via il motore a gasolio dalle preferenze dei costruttori europei, conosce una battuta d’arresto, o quantomeno una significativa correzione di rotta. Stellantis, il quarto gruppo automobilistico mondiale nato dalla fusione tra Fiat Chrysler e PSA, ha avviato una silenziosa ma sostanziale inversione di tendenza: a partire dalla fine del 2025, stando a un’analisi condotta dall’agenzia Reuters sulle offerte dei concessionari e confermata da dichiarazioni ufficiali della società, il gruppo sta reintroducendo versioni diesel per almeno sette modelli di auto e veicoli passeggeri leggeri destinati al mercato europeo. Una mossa, questa, che segue di pochi giorni l’annuncio di maxi-svalutazioni per circa 22,2 miliardi di euro legate al ridimensionamento delle ambizioni nel settore delle batterie, e che disegna i contorni di una strategia improntata più alla flessibilità che all’ideologia.
Una scelta guidata dalla domanda, non dall’ideologia
L’azienda guidata da Antonio Filosa, che ha sostituito il dimissionario Carlos Tavares, non nasconde le ragioni di questa scelta. “Abbiamo deciso di mantenere i motori diesel nel nostro portafoglio prodotti e, in alcuni casi, di aumentare la nostra offerta di propulsori”, ha fatto sapere un portavoce del gruppo a Reuters, motivando la decisione con un principio piuttosto lineare: “Vogliamo generare crescita, ecco perché siamo concentrati sulla domanda dei clienti”. Un approccio, questo, che cerca di interpretare le esigenze di chi, nonostante il crollo verticale delle vendite di auto a gasolio – scese a rappresentare appena il 7,7 per cento del mercato europeo nel 2025 secondo i dati Acea, contro il 50 per cento del 2015, l’anno del “Dieselgate” – continua a vedere nel diesel una soluzione praticamente insostituibile per determinate esigenze, come i lunghi percorsi autostradali o la necessità di trainare carichi pesanti. La concorrenza dei marchi cinesi, che puntano quasi esclusivamente su elettrico e plug-in, lascia inoltre uno spazio competitivo che Stellantis intende occupare.
I modelli interessati dal ritorno del gasolio
La lista dei modelli che tornano ad abbracciare il gasolio è piuttosto eterogenea e copre un ampio spettro del mercato. Tra le autovetture, spiccano il ritorno del diesel sulla Peugeot 308 e sulla berlina compatta premium DS N°4, modelli che di recente erano offerti esclusivamente con motorizzazioni ibride, ibride plug-in o elettriche. A questi si aggiungono conferme per produzioni continuative, come nel caso dei Suv DS7, Alfa Romeo Tonale e Stelvio e della sportiva Giulia, dove il diesel resta a listino per rispondere a una domanda che, evidentemente, non accenna a esaurirsi. Il capitolo più so, però, riguarda il settore dei veicoli commerciali e dei derivati passeggeri. Stellantis ha deciso di reintrodurre il diesel sui “ludospazi” compatti come il Citroën Berlingo, il Peugeot Rifter e l’Opel Combo, che per un periodo erano disponibili solo in versione elettrica. La scelta, in questo caso, ha una chiara motivazione pratica e di prezzo: la versione a gasolio del Combo, pur con una potenza inferiore (100 cavalli contro i 136 dell’elettrica), offre un’autonomia senza paragoni per chi deve viaggiare e un prezzo d’attacco significativamente più basso, attorno ai 24.100 euro contro i 37.000 della controparte a batteria, un divario che, anche al netto di incentivi e malus, può risultare decisivo per molti acquirenti.
L’investimento sui motori FireFly e il futuro Euro 7
Parallelamente a questo ritorno di fiamma per il diesel, Stellantis sta gettando le basi per garantire un futuro a lungo termine anche ai motori a benzina di piccola cilindrata. Nel corso di un incontro tenutosi nei giorni scorsi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il responsabile per l’Europa Emanuele Cappellano ha annunciato l’intenzione di investire nella famiglia di motori GSE (Global Small Engine), noti anche come FireFly. L’obiettivo dichiarato è quello di aggiornare questi propulsori, tra cui il celebre “mille” che equipaggia la Fiat Pandina e la 500 ibrida, per adeguarli ai severi standard della normativa Euro 7, la cui entrata in vigore è prevista per il 29 novembre 2027. Un investimento che consentirà di prolungare la vita di questi motori ben oltre la soglia del 2030, assicurando lavoro per gli stabilimenti italiani, come quello di Termoli, e offrendo al mercato un’alternativa concreta all’elettrico puro per tutti coloro che, per ragioni economiche o di utilizzo, non sono ancora pronti a compiere il salto verso la mobilità a zero emissioni. Una strategia, insomma, che punta a presidiare tutti i fronti, dall’ibrido al termico, senza rinnegare l’elettrico ma ridimensionandone l’urgenza, in attesa che la domanda e le infrastrutture possano realmente sostenerne la diffusione di massa.




