Il ritorno del diesel secondo Stellantis: una strategia dettata dal mercato e dagli utili

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo Stellantis, come ormai evidente a chi segue le vicende dell’automotive, ha avviato una significativa inversione di tendenza per quanto concerne la propria strategia propulsiva in Europa. Dopo anni in cui l’asticella dell’elettrificazione totale era stata posta come un traguardo inderogabile, la dirigenza guidata da Antonio Filosa – subentrato alla fine dello scorso anno a Carlos Tavares – ha deciso di rivedere i piani, riportando in auge il motore diesel su diversi modelli destinati al Vecchio Continente -3-6. Non si tratta, a ben vedere, di un semplice ritorno al passato dettato da un moto nostalgico, bensì di una risposta ponderata a una domanda reale che, al momento, vede l’elettrico faticare a decollare con la rapidità sperata. La conferma ufficiale, riportata inizialmente dall'agenzia Reuters e successivamente dettagliata dalla stessa azienda, parla di un ampliamento dell'offerta di propulsori a gasolio, una scelta che cozza con le precedenti dichiarazioni di intenti ma che appare in linea con un approccio che il nuovo corso definisce "pragmatico" -1-4.

Una gamma che si allarga, dai segmenti compatti ai furgoni

Le vetture interessate da questa "resurrezione" del diesel, che di fatto era già iniziata silenziosamente sul finire del 2025, sono numerose e coprono diversi segmenti di mercato -2. Tra queste, spiccano le versioni a gasolio della Peugeot 308 e della DS 4, due compatte che nei piani precedenti sembravano destinate a un futuro esclusivamente elettrificato con ibrido o batteria -5. Ma l'elenco è ben più nutrito e include anche l'Opel Astra, la Citroën C4 e, passando ai modelli di derivazione commerciale, i multispazio come il Citroën Berlingo, il Peugeot Rifter e l'Opel Combo, senza dimenticare i van di taglia maggiore quali il Citroën Spacetourer e il Peugeot Traveller -8-9. Per quanto riguarda i marchi premium del gruppo, Alfa Romeo continuerà a proporre le motorizzazioni diesel su Tonale, Stelvio e Giulia, così come DS farà con il suo modello DS 7, segno che in certe nicchie di clientela, specialmente in Italia, il gasolio mantiene una sua ragion d'essere legata alle percorrenze elevate -3-7.

I numeri di un declino e le ragioni di una scelta

Va detto che il contesto in cui matura questa decisione è quello di un crollo verticale delle quote di mercato del diesel in Europa: secondo i dati Acea relativi al 2025, la sua penetrazione si è attestata attorno al 7,7% delle immatricolazioni di nuove auto, un dato lontanissimo dal 50% che dominava la scena un decennio fa e superato ampiamente non solo dai benzina e dagli ibridi, ma anche dal pieno elettrico, fermo però a una crescita inferiore alle attese -2-6. Ed è proprio su questo scollamento tra previsioni e realtà che Stellantis ha deciso di intervenire. La casa automobilistica, che proprio a febbraio ha annunciato svalutazioni per oltre 22 miliardi di euro legate a un ridimensionamento delle ambizioni elettriche, punta ora a presidiare quella fetta di mercato – seppur in calo – che al diesel non intende rinunciare, in particolare nel settore dei veicoli commerciali e delle flotte aziendali, dove l’autonomia e i costi di esercizio giocano ancora un ruolo fondamentale -1-3.

Il fattore concorrenza e la spinta del mercato americano

Un altro aspetto tutt'altro che secondario, emerso dalle analisi del settore, è la valenza difensiva di questa mossa nei confronti della concorrenza cinese. I costruttori della Cina, infatti, stanno affacciandosi sul mercato europeo spingendo quasi esclusivamente su vetture elettriche o ibride plug-in, lasciando di fatto scoperto il fronte del gasolio -2. Proporre modelli diesel, in un momento di incertezza economica e di erosione del potere d'acquisto, significa anche offrire un'alternativa con un prezzo di listino generalmente inferiore a quello di un'elettrica, andando così a intercettare una fetta di clientela che altrimenti potrebbe guardare altrove -3. A ciò si aggiunge il peso del mercato statunitense, dove l'amministrazione guidata da Donald Trump ha allentato le maglie sulle normative emissive, spingendo di fatto Stellantis a rilanciare motori termici anche oltreoceano, come nel caso del celebre V8 Hemi, e creando un contesto favorevole per una strategia meno incentrata sull'elettrico a tutti i costi -1-3.

Produzione e stabilimenti: il caso italiano

Sul fronte produttivo, questa revisione strategica porta con sé implicazioni importanti per il tessuto industriale, in particolare per l'Italia. La scelta di mantenere in vita o rilanciare modelli diesel significa garantire continuità produttiva per diversi stabilimenti, da Cassino a Pomigliano d'Arco, passando per il sito di Pratola Serra, specializzato nella produzione di motori -3. In attesa che il mercato dell'elettrico maturi e che la rete di ricarica, ancora disomogenea, diventi capillare, la produzione di modelli termici assicura volumi e saturazione degli impianti, riducendo il rischio di ricorso agli ammortizzatori sociali. Una scelta, questa, che il gruppo ha motivato con la necessità di dare ai clienti ciò che chiedono, concentrandosi sulla domanda reale per generare crescita e lasciando aperte, per il momento, entrambe le strade tecnologiche -4-6.

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