Prevenzione e cervello, i tre fattori che tra i 45 e i 65 anni allontanano la demenza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Una ricerca pubblicata su Neurology Open Access ha quantificato in quasi tredici anni il guadagno potenziale in termini di vita libera da demenza per chi, tra i 45 e i 65 anni, mantiene sotto controllo la pressione arteriosa, evita l'insorgenza del diabete e non fuma. Lo studio, dal titolo Midlife Vascular Risk Burden and Dementia-Free Survival Years, è stato condotto da un team di ricercatori statunitensi e cinesi e si basa sull'analisi dei dati raccolti nell'ambito del noto progetto ARIC, Atherosclerosis Risk in Communities, che ha seguito per oltre un quarto di secolo un campione di 12.409 adulti, la cui età media all'ingresso nello studio era di circa cinquantasei anni.
L'impatto dei fattori di rischio vascolare sulla salute cerebrale
L'idea che il cuore e i vasi sanguigni abbiano un rapporto stretto con le funzioni cognitive non è certo nuova, ma la portata di questo studio risiede nella capacità di tradurre la gestione di tre specifici fattori di rischio in un numero concreto di anni vissuti in buona salute, senza che si manifesti il declino tipico delle sindromi dementigene.
La demenza, va ricordato, non è una malattia singola ma una sindrome clinica acquisita e progressiva che compromette la memoria, il ragionamento, il linguaggio e la capacità di orientarsi, fino a rendere difficili o impossibili le attività quotidiane più semplici. Quello che emerge dalla ricerca è che il processo che porta a queste alterazioni potrebbe essere influenzato, e forse ritardato, agendo su quei parametri metabolici e comportamentali che già sappiamo essere determinanti per la salute cardiovascolare.
Uno sguardo ai numeri dello studio
I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in base al profilo di rischio vascolare presentato nella mezza età, andando a valutare l'esposizione cumulativa all'ipertensione arteriosa, all'iperglicemia che definisce il diabete e all'abitudine al fumo di sigaretta. La popolazione in esame, seppur statunitense e con le sue specificità, fornisce indicazioni solide per la loro consistenza numerica e per la durata del follow-up, che ha permesso di osservare l'evoluzione delle condizioni cognitive in un arco temporale sufficientemente ampio da cogliere le differenze significative.
È stato così possibile calcolare che il mantenimento di una pressione nei limiti della norma, l'assenza di diabete e la rinuncia al fumo si associano a un allungamento medio del periodo di vita libero da demenza di circa 12,9 anni rispetto a chi, invece, presenta una combinazione di questi stessi fattori di rischio.
Le implicazioni per la prevenzione
La finestra temporale individuata dai ricercatori coincide con un momento della vita, quello tra i quarantacinque e i sessantacinque anni, in cui spesso si manifestano i primi segni di alterazione del metabolismo e in cui le abitudini, come quella del fumo, possono aver già prodotto danni cumulativi.
L'indicazione che arriva dallo studio è che intervenire su questi aspetti in quella specifica fase dell'età adulta potrebbe rappresentare una strategia preventiva di primaria importanza, forse anche più efficace di interventi avviati in età più avanzata, quando il processo neurodegenerativo potrebbe essere già innescato.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
