Demenza, i tre fattori di rischio da controllare tra i 45 e i 65 anni per guadagnare (quasi) 13 anni di salute cognitiva

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è mai troppo presto per pensare alla salute del proprio cervello, e uno studio appena pubblicato su Neurology Open Access lo dimostra con numeri inequivocabili: tenere sotto controllo tre specifici fattori di rischio vascolare tra i 45 e i 65 anni potrebbe regalare quasi tredici anni di vita in più senza demenza. La ricerca, condotta da un team di ricercatori statunitensi e cinesi guidato da Josef Coresh della NYU Langone Health, ha analizzato i dati di oltre 12.400 partecipanti allo studio ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities), seguiti per un quarto di secolo, e ha quantificato l'impatto di pressione alta, diabete e abitudine al fumo sulla cosiddetta sopravvivenza libera da demenza.

Lo studio che quantifica il peso dei fattori di rischio

Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno preso in esame un campione di 12.409 adulti con un'età media iniziale di circa 56 anni, tutti liberi da demenza al momento dell'arruolamento. Nel corso di un follow-up mediano di 26,3 anni, 3.008 partecipanti hanno sviluppato una forma di demenza, mentre 5.238 sono deceduti senza averne mai manifestato i sintomi.

L'analisi si è concentrata su tre parametri, tutti legati alla salute cardiovascolare: la presenza di ipertensione (pressione arteriosa ≥140/90 mmHg o uso di farmaci antipertensivi), il diabete (diagnosi, uso di farmaci o emoglobina glicata ≥6,5%) e l'essere un fumatore attivo. I risultati mostrano una correlazione dose-dipendente: chi non presentava nessuno di questi tre fattori di rischio ha goduto in media di 30,1 anni di vita liberi da demenza tra i 55 e i 95 anni, mentre per chi ne presentava tutti e tre il dato è sceso drasticamente a 17,5 anni.

Un paradosso solo apparente: il rischio di mortalità concorrente

Un dato emerso dalla ricerca e che potrebbe apparire controintuitivo riguarda la diversa incidenza cumulativa di demenza nelle varie fasce d'età. Gli individui con un maggior carico di fattori di rischio vascolare, infatti, mostrano un'incidenza di demenza che cresce più rapidamente in età relativamente giovane, ma che risulta inferiore a 95 anni rispetto a quella dei coetanei più in forma.

A spiegare questo paradosso è l'elevato tasso di mortalità "concorrente": le persone con ipertensione, diabete e fumo hanno una probabilità molto più alta di morire per altre cause prima ancora di arrivare all'età in cui la demenza si manifesterebbe, vanificando di fatto la possibilità di sviluppare la malattia.

In altre parole, se da un lato questi fattori accelerano l'insorgenza del declino cognitivo, dall'altro riducono così tanto l'aspettativa di vita che il rischio di ammalarsi di demenza a 95 anni risulta statisticamente più basso rispetto a chi, grazie a uno stile di vita più sano, arriva a quell'età con maggiori probabilità di esserne ancora affetto.

Le differenze di genere ed etnia e il ruolo della prevenzione

Lo studio ha messo in luce anche alcune differenze significative nella popolazione. A parità di fattori di rischio, le donne hanno mostrato una sopravvivenza libera da demenza più lunga rispetto agli uomini: con tutti e tre i fattori di rischio presenti, le donne hanno vissuto in media 18,1 anni senza demenza contro i 16,6 anni degli uomini.

Al contrario, i partecipanti di etnia nera hanno riportato una sopravvivenza libera da demenza inferiore rispetto ai bianchi (16,0 anni contro 19,6 anni nel gruppo a rischio massimo), un dato che i ricercatori attribuiscono a un maggior carico di fattori di rischio vascolare in questa popolazione, sottolineando la necessità di strategie di prevenzione mirate.

«I nostri risultati suggeriscono che le persone devono prevenire attivamente questi fattori nella mezza età come strategia per preservare la salute del cervello per oltre un decennio», ha commentato Josef Coresh, autore senior dello studio e direttore fondatore dell'Optimal Aging Institute della NYU Langone Health.

I meccanismi biologici alla base dell'associazione

I ricercatori hanno ipotizzato diverse vie biologiche che potrebbero spiegare il legame tra salute vascolare e demenza. La pressione alta e il diabete, in particolare, sono noti per causare danni cronici ai vasi sanguigni cerebrali, innescare processi infiammatori a livello neuronale e favorire l'accumulo di placche amiloidi e grovigli di proteina tau, i segni patologici caratteristici del morbo di Alzheimer.

Il fumo, inoltre, contribuisce allo stress ossidativo cumulativo e all'aterosclerosi, aumentando il rischio di ictus e compromettendo ulteriormente la salute del cervello.

Lo studio, pur essendo di tipo osservazionale e non potendo quindi stabilire un rapporto di causalità diretta, fornisce un'evidenza molto solida dell'importanza di un approccio preventivo che cominci ben prima dei primi sintomi, a partire dai 45 anni, concentrandosi su quei fattori di rischio cardiovascolare che sono modificabili attraverso stili di vita e, se necessario, terapie farmacologiche.

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