Olimpia Milano-Barcellona 87-84, la tripla di Brooks e un finale da cardiopalma: i biancorossi tengono duro e si riavvicinano al Monaco
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Redazione Sport
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L’Eurolega, si sa, è una palestra di emozioni, e l’Olimpia Milano ne ha fornita l’ennesima prova in questo avvio di marzo, quando al cospetto del Barcellona ha confezionato una prestazione che per trenta minuti ha rasentato la perfezione, salvo poi rischiare il tracollo negli ultimi dieci. Il 78-51 del termine del terzo periodo, maturato anche grazie a una giocata che ha già fatto il giro del mondo – quella di Armoni Brooks che sulla sirena, con il Corpo storto e il tempo ormai scaduto, ha scoccato una tripla pazzesca valsa il massimo vantaggio – sembrava poter indirizzare la serata milanese su binari di serena amministrazione, ma così non è stato, perché i catalani, guidati da un impetuoso Jan Vesely, hanno piazzato un parziale di 9-33 che ha gelato il pubblico dell’Allianz Cloud, portando gli ospiti fino al -2 a pochi secondi dal termine.
Alla fine, però, il punteggio ha sorriso ai padroni di casa, capaci di stringere i denti e di gestire gli ultimi possessi con quel tanto di cinismo che in una competizione spietata come questa fa la differenza, ribaltando anche la differenza canestri dell’andata. Gli uomini di coach Peppe Poeta – il quale deve ancora registrare i meccanismi di una squadra che ha visto rientrare solo all’ultimo momento i reduci dagli impegni con le Nazionali – hanno costruito il loro successo su una difesa asfissiante nei primi due quarti, quella stessa difesa che spesso è mancata in passato, e su un attacco capace di distribuire equamente le responsabilità. Basti pensare che cinque giocatori hanno chiuso in doppia cifra, con Zach LeDay a fare da collante, autore di 16 punti conditi da quella solita energia che lo contraddistingue, capace di colpire dall’angolo e di lottare sotto le plance in ogni situazione.
L’importanza di Leandro Bolmaro e la tenacia di una squadra che non vuole mollare la post season
Se LeDay è stato il pilastro, la vera rivelazione della serata porta il nome di Leandro Bolmaro, l’argentino che ha firmato una prestazione da 13 punti, 6 assist e 4 rimbalzi, ma soprattutto un lavoro oscuro e preziosissimo in marcatura su Kevin Punter, uno degli esterni più temibili del panorama europeo. Bolmaro, con la sua capacità di rubare palloni e di spingere la transizione, è stato il motore di una squadra che nel primo tempo ha letteralmente annullato le fonti di gioco blaugrana, concedendo appena 2 tiri da tre punti su 13 nei primi venti minuti e costruendo un vantaggio che a tratti è parso incolmabile. Il suo contributo, insieme a quello di un Devin Booker finalmente ritrovato e di un Josh Nebo implacabile a rimbalzo, ha dato sostanza a un gameplan che chiedeva di pareggiare la fisicità avversaria, un aspetto sul quale lo stesso Poeta aveva posto l’accento alla vigilia.
La vittoria, per quanto sofferta, assume contorni ancora più significativi se inserita nel contesto della classifica di Eurolega, dove l’Olimpia, dodicesima, ha accorciato le distanze dal Monaco, decimo e ora distante una sola lunghezza, con lo scontro diretto in programma il 24 marzo a Montecarlo che potrebbe davvero diventare uno spartiacque della stagione. I biancorossi, reduci da due sconfitte consecutive, hanno così interrotto un trend negativo e hanno risposto presente nel momento del bisogno, onorando al contempo la memoria di Nene Vianello, l’eroe di Madrid scomparso in questi giorni, quasi a voler trovare una spinta emotiva aggiuntiva in una serata che per lunghi tratti è stata a senso unico.
L’analisi di un match che ha insegnato quanto sia pericoloso gestire senza uccidere la partita
C’è però un dato che non può passare inosservato, ed è l’approccio avuto nell’ultimo quarto, quando dopo aver dominato per tre periodi la squadra ha inspiegabilmente alzato il piede dall’acceleratore, convinta forse che il +27 fosse un tesoro inespugnabile. Il Barcellona, dal canto suo, ha approfittato di ogni distrazione, infilando triple con Satoransky e con lo stesso Vesely, che ha letteralmente preso per mano i suoi riducendo il divario in maniera impressionante. Il finale, con i catalani a un passo dal compiere una rimonta che avrebbe avuto del clamoroso, deve servire da monito per il prosieguo, perché in Europa nessuno ti regala nulla e ogni possesso, anche il più banale, può nascondere insidie letali.
La cabina di regia, priva di un playmaker di ruolo puro, ha mostrato ancora una volta qualche crepa nei momenti di maggiore pressione, quando la palla ha smesso di circolare con la fluidità vista nei primi due quarti e le iniziative si sono fatte fin troppo individuali. Eppure, al netto di queste amnesie, la squadra ha retto l’urto, ha avuto la forza di non cedere al panico quando il vantaggio si è ridotto a due soli punti e ha trovato in Shavon Shields i liberi della sicurezza, quelli che a due secondi dalla sirena hanno chiuso i conti e permesso a Milano di esultare. Un successo che vale doppio, perché contro un avversario blasonato e in una corsa ai play-in che si fa sempre più serrata, ogni punto pesa come un macigno.




