Trump e il piano per Alcatraz, il tycoon vuole riaprire il carcere dopo 60 anni
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Redazione Esteri
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L’isola che per decenni, esattamente da oltre sessant’anni a questa parte, ha attirato turisti da ogni angolo del mondo con il suo fascino lugubre e la sua vista sulla baia di San Francisco, potrebbe presto cambiare radicalmente destinazione d’uso. Donald Trump, ora nuovamente alla Casa Bianca in qualità di presidente degli Stati Uniti, ha infatti chiesto al Congresso uno stanziamento di 152 milioni di dollari – una cifra che, se approvata, coprirebbe soltanto i costi del primo anno – per riaprire il famigerato penitenziario di Alcatraz come struttura di massima sicurezza. La notizia, riportata dalla Cnn, ha fatto rapidamente il giro del mondo, riaccendendo i riflettori su un luogo che nella memoria collettiva rappresenta l’incarnazione del carcere inespugnabile, quello da cui nessuno è mai uscito vivo o, per lo meno, da cui le evasioni tentate si sono sempre concluse con la cattura o con la morte.
Un miliardo e settecento milioni per il sistema penitenziario, centocinquantadue per l’ex isola dei detenuti più pericolosi
La richiesta di Trump non è un capriccio isolato, bensì rientra in un quadro più ampio: la proposta di bilancio per l’anno fiscale 2027, resa nota nelle ultime ore proprio dall’esecutivo statunitense, prevede un aumento complessivo di 1,7 miliardi di dollari destinati al Federal Bureau of Prisons. Questi fondi, secondo quanto si legge nei documenti trasmessi al Congresso, servirebbero in larga parte a migliorare stipendi e condizioni di lavoro degli agenti penitenziari, cercando di porre fine a quella cronica carenza di personale che da anni affligge molte carceri federali. I 152 milioni per Alcatraz rappresenterebbero dunque una voce specifica all’interno di questo pacchetto più so, sebbene la sua natura simbolica – riaprire un carcere chiuso dal 1963, trasformato nel frattempo in una delle mete turistiche più redditizie della California – abbia immediatamente catalizzato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica.
L’isola che fu di Capone e dei “Birdman”, oggi meta di selfie e visite guidate
Bisogna ricordare, per comprendere la portata della proposta, che Alcatraz non è mai stata una prigione qualunque. Aperta nel 1934 come penitenziario federale di massima sicurezza, vi furono rinchiusi alcuni dei criminali più celebri della storia americana, da Al Capone a Robert Stroud, noto come l’“uomo degli uccelli” (sebbene la maggior parte della sua detenzione la trascorse altrove). La sua fama di struttura inespugnabile, alimentata anche dal cinema e dalla letteratura, resistette fino alla chiusura, decisa per gli alti costi di gestione e per il progressivo degrado degli impianti. Da allora l’isola è amministrata dal National Park Service e accoglie ogni anno oltre un milione e mezzo di visitatori, attratti dai resti della prigione, dalle celle ancora intatte e dalle storie di tentativi di fuga – alcuni dei quali ancora avvolti nel mistero. Con la riapertura come carcere di massima sicurezza, tutto questo verrebbe meno, o quantomeno subirebbe una drastica riconversione.
I dettagli della richiesta al Congresso e i nodi ancora da sciogliere
Secondo quanto emerso dalla proposta di bilancio – che naturalmente necessita ora del via libera del Congresso, dove non mancheranno le resistenze sia tra i democratici sia tra alcuni repubblicani sensibili alle ricadute turistiche ed economiche per San Francisco – i 152 milioni richiesti servirebbero a coprire le spese di riattivazione del primo anno: messa in sicurezza delle strutture, installazione di sistemi di videosorveglianza e controllo, assunzione e formazione del personale di custodia, nonché il trasferimento dei primi detenuti. La Casa Bianca ha specificato, senza entrare in dettagli eccessivi, che l’isola tornerebbe a ospitare “i criminali più spietati d’America”, quelli per i quali anche le massime strutture di sicurezza sul continente non garantirebbero un isolamento adeguato. Nessuna informazione è stata fornita, al momento, circa il destino dell’attuale attività turistica, né circa le inevitabili ricadute sull’ambiente e sulla balneazione della baia. Resta da vedere, insomma, se i tempi stretti imposti dall’amministrazione – l’anno fiscale 2027 inizierà il primo ottobre del 2026 – consentiranno di realizzare un’operazione così complessa, che richiederebbe interventi edilizi e logistici non indifferenti. Quella che è certa, per ora, è solo la volontà di Trump di riportare in vita un luogo che per sessant’anni ha rappresentato l’incubo e, al tempo stesso, la curiosità morbosa di milioni di persone.




