Bolzano, crolla parte del palazzo del tribunale. Sfiorata la tragedia

Bolzano, crolla parte del palazzo del tribunale. Sfiorata la tragedia
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alle prime luci dell'alba di giovedì 16 luglio, un boato improvviso ha squarciato il silenzio di piazza Tribunale a Bolzano. La parte centrale del Palazzo di Giustizia, un imponente edificio risalente al Ventennio, è collassata su se stessa portando via quattro piani, tra cui le aule della Corte d'Assise e gli uffici giudiziari. Un cedimento che ha coinvolto i pilastri portanti dell'area interessata da un cantiere di ristrutturazione e ampliamento, trasformando la scalinata d'ingresso in un ammasso di macerie e detriti.

Il miracolo dell'orario e i feriti

A quell'ora, le sei del mattino, l'edificio che quotidianamente accoglie circa 150 dipendenti e centinaia di cittadini era quasi deserto. All'interno si trovavano solo il portiere e gli addetti di una ditta di pulizie, circa sei persone. Il crollo ha sorpreso i lavoratori mentre stavano terminando il turno, ma il bilancio, contro ogni previsione, è stato di una sola ferita lieve: una lavoratrice ha riportato lievi escoriazioni.

«Al momento del crollo erano presenti solo tre addetti alle pulizie», ha dichiarato la presidente del Tribunale Francesca Bortolotti, sottolineando come si possa parlare di un vero e proprio miracolo, «poteva essere una tragedia».

Le indagini e le cause del cedimento

La Procura della Repubblica di Bolzano, guidata dal procuratore capo Axel Bisignano, ha aperto un fascicolo per crollo colposo di costruzioni, al momento contro ignoti. «Tutta la parte centrale del Tribunale è completamente inagibile», ha spiegato il procuratore, specificando che è ancora presto per stabilire con certezza le cause del disastro.

Il cantiere di ristrutturazione, affidato alla ditta Merottobau di Farra di Soligo, in provincia di Treviso, era in corso proprio nell'ala crollata e aveva come oggetto la sostituzione di alcuni pilastri dell'atrio al primo piano. Le autorità stanno ora verificando il nesso tra questi interventi e il cedimento strutturale, mentre gli ingegneri lavorano per mettere in sicurezza il perimetro e valutare la stabilità del resto del complesso.

L'impatto sulla città e le reazioni

L'eco del boato e la nuvola di polvere hanno svegliato i residenti dei palazzi circostanti, molti dei quali hanno raccontato di aver temuto un terremoto o addirittura un attentato. Impressione condivisa anche dai vigili del fuoco, come ha confermato l'ispettore antincendio capo Christian Auer, che sul posto ha inizialmente ipotizzato lo scoppio di una bomba, ipotesi subito scartata dopo i primi controlli.

Il sindaco di Bolzano, Claudio Corrarati, presente sul luogo del crollo insieme al prefetto Maddalena Travaglini e al governatore Arno Kompatscher, ha parlato di una città scossa e di una strage sfiorata per un soffio: «Bastava mezz'ora in più e questo palazzo sarebbe stato operativo al 100%», ha commentato.

Il governatore Kompatscher, proprietario dell'immobile dal 2018 tramite la Provincia, ha annunciato che si stanno già cercando spazi alternativi per garantire la continuità dell'attività giudiziaria, mentre il Ministero della Giustizia si sta attivando per consentire il lavoro da remoto ai dipendenti e per trovare una soluzione normativa alle ricadute processuali.

La denuncia dell'Anm

L'episodio di Bolzano ha riacceso il dibattito sulle condizioni dell'edilizia giudiziaria in Italia. L'Associazione Nazionale Magistrati ha espresso profonda preoccupazione, definendo quanto accaduto «l'ennesimo allarme» in un panorama già costellato di criticità. In una nota, la giunta esecutiva centrale dell'Anm ha ricordato di aver consegnato al governo un dossier con oltre 500 immagini che documentano il degrado di numerosi uffici giudiziari.

«Non è tollerabile che chi è chiamato a garantire il rispetto della legge debba operare in strutture che mettono a rischio l'incolumità fisica delle persone», si legge nella nota. Una presa di posizione che sottolinea come la sicurezza dei luoghi di lavoro non possa essere affidata al caso, ma debba diventare una priorità assoluta per lo Stato.

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