Le gemelle Kessler, un addio in scena come vissero: insieme

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La loro scomparsa, avvenuta a Grünwald, nei pressi di Monaco di Baviera, è stata annunciata ieri mattina, confermando una scelta, quella del suicidio assistito, che le due donne avevano meditato e condiviso da tempo per uscire di scena all'unisono, come sempre erano state nella vita. La polizia, i cui agenti erano stati allertati per la procedura, ha riferito della loro dipartita all'età di 89 anni, chiudendo la lunga storia delle leggendarie "gambe della nazione", un mito dello spettacolo che ha attraversato decenni.

Un legame indissolubile, al di là degli amori

Nonostante la decisione, presa in giovane età, di non contrarre mai matrimonio e di non avere figli, per non rischiare che "l'altra si sentisse a metà", le gemelle vissero comunque relazioni sentimentali significative. Ellen, che all'epoca aveva appena diciannove anni, conobbe quello che sarebbe stato il grande amore della sua vita, l'attore Umberto Orsini. Una storia, la loro, che lui stesso ha ricordato essere nata quasi per scherzo, in un periodo in cui gli artisti frequentavano assiduamente il centro di produzione Rai di via Teulada a Roma, un crocevia di talenti e produzioni televisive.

L'arrivo in Italia e lo scardinare un'epoca

Il loro approdo nel panorama italiano rappresentò, seppur con la grazia e l'eleganza che le contraddistinguevano, una piccola rivoluzione in un'epoca di televisione in bianco e nero, rigidamente controllata. Erano gli anni in cui la direzione era affidata a figure come Ettore Bernabei, un'epoca in cui persino un paio di calze color carne indossate da una ballerina potevano suscitare scandalo, e in cui le gag degli intrattenitori, come accadde a Tognazzi e Vianello, potevano costare la rimozione dai palinsesti se giudicate irriverenti verso le massime cariche dello Stato. In quel clima, l'ingresso delle gemelle Kessler scardinò, con cautela ma con determinazione, modalità precostituite e un certo conformismo di fondo.

La scelta finale, coerente con una vita in simbiosi

La loro ultima performance, quella della morte scelta e condivisa, appare dunque come l'atto conclusivo di un'esistenza vissuta in perfetta simbiosi, un'estrema dichiarazione di un legame che andava al di là delle convenzioni e delle paure. Mentre il mondo ricorda il loro lustro nel varietà e nel cinema, la loro fine, rispettosa della legge e della propria autodeterminazione, sigilla un'icona senza tempo, due vite che hanno fatto della loro unicità una bandiera, dall'inizio fino all'ultimo, concordato, respiro.

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