Edin Dzeko: “Italia temeva più il Galles, noi lo abbiamo battuto. Quella esultanza? Una cosa normalissima”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vigilia della sfida decisiva per la qualificazione ai Mondiali, quella tra Bosnia-Erzegovina e Italia in programma martedì a Zenica, porta con sé un retrogusto che il capitano bosniaco Edin Dzeko si incarica di smussare con la consueta schiettezza. L’attaccante, che di italiani ne ha incontrati tanti nella sua lunga carriera tra Roma, Inter e Fiorentina, commenta con una certa pacatezza – seppur con il sorriso di chi conosce bene le dinamiche del calcio – l’esultanza di Federico Dimarco e di altri azzurri nei giorni scorsi, quando il passaggio del turno della nazionale balcanica aveva scatenato reazioni contrastanti. “Abbiamo visto tutti quello che è successo, per me sinceramente è una cosa normalissima”, spiega Dzeko, che inquadra l’episodio nella più ampia logica delle preferenze personali. “Tutti noi abbiamo le nostre preferenze. La mia forse era di non giocare contro l’Italia questa finale”. Una dichiarazione che suona quasi come un riconoscimento della forza altrui, ma anche come un modo per ridimensionare la portata di un gesto che, nell’era dei social, rischia di ingigantirsi fino a perdere la sua natura spontanea.

Il “giallo” dell’esultanza e il rapporto con Dimarco

A innescare la miccia, nelle scorse ore, era stato un video in cui Dimarco e altri compagni di Nazionale apparivano festeggiare la vittoria della Bosnia ai rigori contro il Galles: un risultato che, di fatto, aveva aperto scenari favorevoli per il cammino degli azzurri nel girone di qualificazione. Lo stesso esterno dell’Inter, che con Dzeko ha condiviso due stagioni a Milano, ha voluto precisare di essersi subito complimentato con l’ex compagno, sottolineando come non ci fosse alcuna intenzione di mancare di rispetto. Dzeko, dal canto suo, accoglie la spiegazione con l’esperienza di chi ha visto decine di queste situazioni. “Ovviamente oggi bisogna essere attenti perché con i social una cosa normale diventa una cosa grande, come è diventata questa”, aggiunge l’attaccante, spostando l’attenzione dall’aneddoto alla sostanza di una partita che vale un posto nella fase finale del mondiale. A pesare, nel suo ragionamento, è piuttosto la consapevolezza del percorso compiuto dalla sua squadra: un’avversaria, la Bosnia, che l’Italia – a suo dire – temeva meno del Galles, ma che proprio con quella vittoria ai rigori ha dimostrato di avere carattere.

L’eredità di Totti e Del Piero: cosa manca all’Italia secondo Dzeko

Allargando lo sguardo oltre la singola sfida, il capitano bosniaco si lascia andare a una considerazione che tocca il cuore del confronto tra generazioni calcistiche. Alla vigilia del match contro gli Azzurri, gli viene chiesto cosa manchi all’Italia per tornare ai livelli che l’hanno resa grande. La risposta, per quanto semplice, arriva dritta: “Totti e Del Piero”. Un’affermazione che non va intesa come una semplice nostalgia, ma come un giudizio tecnico su quella che Dzeko considera la differenza abissale tra la nazionale del passato – quella con campioni in grado di risolvere le partite da un momento all’altro – e l’attuale selezione guidata da Gennaro Gattuso. L’attaccante, che in carriera ha affrontato entrambi, conosce bene il peso specifico di quei nomi e non lesina nel definire il divario che percepisce. Pur riconoscendo che l’Italia odierna abbia qualità, la sua analisi lascia intendere come la mancanza di certe individualità, capaci di fare la differenza anche nei momenti più difficili, possa rappresentare un limite strutturale piuttosto che un semplice momento di forma.

“Li faremo soffrire”: l’avvertimento per Zenica e il ricordo della vittoria sul Galles

L’ex attaccante di Roma e Inter, però, non si limita a fare i complimenti o a tracciare paragoni storici. C’è un aspetto che gli sta più a cuore, ed è quello legato al clima che gli azzurri troveranno allo stadio di Zenica. Dzeko, che con il suo gol nei minuti finali aveva dato il via alla rimonta contro il Galles – poi trasformata in successo ai rigori – si presenta carico alla sfida decisiva e lancia un avvertimento chiaro. “Li faremo soffrire”, promette il centravanti, consapevole di quanto possa essere determinante il sostegno del pubblico di casa in una partita secca dal valore così alto. Il riferimento non è solo alla spinta emotiva, ma anche alla capacità della sua squadra di reggere la pressione nei momenti chiave, come dimostrato proprio nella gara contro i gallesi. Per l’Italia, quindi, la trasferta in Bosnia si preannuncia non solo come un banco di prova tecnico, ma anche come un esame di maturità in un ambiente che Dzeko descrive come “caldo” e tutt’altro che incline a concedere tregue.

I fatti in campo e il peso della qualificazione mondiale

A fare da sfondo a tutte queste dichiarazioni, naturalmente, c’è la posta in palio: un posto ai prossimi Mondiali di calcio, un traguardo che entrambe le nazionali inseguono con motivazioni diverse. La Bosnia-Erzegovina arriva all’appuntamento forte di un’impresa che ha già cambiato le gerarchie del girone, mentre l’Italia di Gattuso cerca di dimostrare sul campo di valere più delle valutazioni espresse dal suo avversario. Dzeko, dal canto suo, non entra nel merito delle gerarchie tecniche dell’avversario, ma ne riconosce le qualità generali – anche se con quel “ma” sostanziale legato all’assenza di certe tipologie di giocatori. La partita di martedì si preannuncia così come un crocevia che dirà molto non solo sulle sorti della qualificazione, ma anche sulla capacità dell’Italia di rispondere a una critica che, pur venendo da un avversario, ha il sapore di un’analisi lucida. Con il passare delle ore, l’attenzione si sposta inevitabilmente sul campo: lì, tra le righe, si vedrà se il richiamo di Dzeko ai campioni del passato sarà solo un ricordo o uno stimolo per chi, oggi, indossa quella maglia.

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