Italia-Bosnia, l’esultanza di Dimarco e il verdetto del “catino” di Zenica: “Reazione istintiva, nessuna mancanza di rispetto”
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Redazione Sport
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A tre giorni dalla finale playoff che vale un posto al Mondiale, è Federico Dimarco a presentarsi in conferenza stampa a Coverciano per chiarire un episodio che aveva rischiato di surriscaldare gli animi a poche ore dalla sfida decisiva. Il terzino azzurro, insieme a Pio Esposito e a Guglielmo Vicario, era stato ripreso mentre esultava per la vittoria della Bosnia ai rigori contro il Galles, un gesto finito immediatamente al centro delle polemiche e interpretato da più parti come segno di arroganza nei confronti del prossimo avversario. “Ci tenevo a dire che rispetto qualsiasi club e nazionale”, ha esordito Dimarco, affrontando il tema prima ancora che arrivassero le domande dei giornalisti, dimostrando come la questione fosse percepita come prioritaria nell’economia della vigilia. Quella dell’altra sera, ha spiegato, “è stata una reazione istintiva: con i compagni stavamo guardando i rigori per capire chi avremmo affrontato”, una circostanza che ha voluto contestualizzare per restituire naturalità a un momento di spontanea attesa, piuttosto che di pianificata mancanza di rispetto.
Dietro le polemiche, che il ministro dello Sport Andrea Abodi ha definito “una sterzata senza senso” priva di elementi provocatori, si inserisce anche un retroscena di spogliatoio che restituisce spessore umano alla vicenda. Lo stesso Dimarco, a stretto giro, ha contattato telefonicamente Edin Dzeko, storico capitano della nazionale bosniaca con cui ha condiviso lo spogliatoio dell’Inter, per chiarire il senso di quell’esultanza. Una telefonata tra ex compagni che ha ricucito lo strappo prima ancora che si consumasse, con il laterale italiano che ha voluto precisare di non avere alcuna intenzione di mancare di rispetto a nessuno, sottolineando anzi come fosse poco rispettosa l’insistenza delle riprese televisive nel catturare quelle immagini, decontestualizzandole dal clima post-partita. “Abbiamo poco da essere arroganti – ha aggiunto il terzino – visto che abbiamo saltato gli ultimi due Mondiali”.
Se l’attenzione mediatica si è concentrata sul fronte psicologico, l’aspetto logistico della trasferta di Zenica presenta insidie altrettanto concrete. La sfida si giocherà martedì al Bilino Polje, uno stadio dalla capienza ridotta rispetto ai grandi impianti nazionali, scelto dalla federazione bosniaca proprio per la sua conformazione da “catino”. A differenza dello stadio di Sarajevo, più capiente ma dotato di pista d’atletica che allontana il pubblico dal rettangolo di gioco, l’impianto di Zenica racchiude gli spalti a ridosso del campo, amplificando la pressione sonora in uno spazio che, ufficialmente, può contenere circa 15.600 spettatori. Per l’Italia, però, non si tratterà di un tutto esaurito tradizionale: una decisione della FIFA risalente allo scorso gennaio, conseguente a incidenti verificatisi durante la gara con la Romania, ha imposto la chiusura di alcune sezioni, riducendo la capienza effettiva di almeno il 20%. Questo ha comportato l’inagibilità di interi blocchi della tribuna Sud e delle prime file della tribuna Ovest, con una riduzione che di fatto limiterà la presenza di pubblico, sebbene l’atmosfera resti quella di un campo ostico.
A disposizione dei tifosi italiani, che seguiranno la squadra di Gennaro Gattuso in questa trasferta decisiva, saranno solo 500 biglietti, una frazione minima riservata nello spicchio ospiti di un impianto dove la vicinanza fisica tra tribune e campo amplifica ogni sollecitazione. Al di là degli aspetti burocratici legati alla capienza, l’avversario si presenta con caratteristiche tecniche precise e differenti rispetto alle precedenti sfide playoff. Avviso ai naviganti, viene fatto notare negli ambienti vicini alla vigilia: la Bosnia non è l’Irlanda del Nord incontrata a Bergamo, e nemmeno il Galles che molti si aspettavano di affrontare a Cardiff. Seppur paradossale rispetto ai cliché del calcio britannico, gli uomini di Barbarez propongono un calcio fisico e di esperienza, con un’intensità forse minore rispetto ai gallesi ma con una solidità strutturale dettata dalla presenza di giocatori abituati ai grandi palcoscenici europei.
La conferenza stampa di Dimarco ha così offerto alla vigilia l’occasione per archiviare il caso legato all’esultanza, riconducendolo alla sfera dell’istinto immediato piuttosto che a quella della pianificazione tattica o psicologica. “Non volevo mancare di rispetto a nessuno”, ha ribadito il laterale azzurro, chiudendo di fatto la polemica prima ancora che potesse diventare terreno di scontro per la sfida decisiva. Per l’Italia, ora, l’attenzione si sposta esclusivamente sul rettangolo di gioco: su chi tra Politano e Palestra potrà garantire maggiore spinta sugli esterni, su quali equilibri Gattuso sceglierà per gestire la fisicità bosniaca e su come la squadra affronterà la pressione di una partita che vale la qualificazione alla Coppa del Mondo, in uno stadio piccolo, caldo e ostile, ma dal quale passano le ultime speranze di volare in Nord America




