L’Italia verso la Bosnia, tra vigilia soft e tensioni nascoste: a Zenica Pio sfida Retegui, Bastoni in dubbio
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Redazione Sport
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La prima, quella che contava per blindare l’accesso alla finale dei playoff, è andata. L’Italia, nella serata di giovedì a Bergamo, ha fatto ciò che doveva fare: una vittoria per 2-0 contro l’Irlanda del Nord, firmata Tonali e Kean, che vale la qualificazione all’ultimo atto del percorso verso il Mondiale 2026. Adesso, però, il copione cambia radicalmente. Perché martedì 31 marzo, alle 20.45, gli Azzurri non scenderanno in campo nel confortevole clima amico del Gewiss Stadium, ma nella caldissima – e per certi versi ruvida – cornice dello stadio Bilino Polje di Zenica, di fronte a una Bosnia-Erzegovina che arriva a questa sfida con la stessa posta in palio, ma con un’anima profondamente diversa rispetto a quella che ci si sarebbe potuti attendere alla vigilia.
Il ct Gennaro Gattuso, da sempre propenso a puntare tutto sulla chimica del gruppo, ha concesso ai suoi una serata libera dopo il successo di Bergamo. Una scelta, quest’ultima, che rientra nella consueta gestione del carico mentale in ritiro, ma che in casa bosniaca è stata letta quasi come un atto di sufficienza, alimentato da quanto accaduto a bordocampo nei minuti successivi al triplice fischio di giovedì. L’allenamento di oggi, quello decisivo per rifinire gli ultimi dettagli tattici, servirà a sciogliere gli unici veri dubbi di formazione che il tecnico calabrese si porta dietro, a cominciare dal reparto d’attacco. Qui Pio Esposito, subentrato con grande personalità contro l’Irlanda del Nord e capace di cambiare l’inerzia della manovra offensiva, insidia pesantemente la maglia da titolare di Mateo Retegui. Una concorrenza, quella tra i due centravanti, che Gattuso ha sempre alimentato con l’obiettivo di tenere alta la tensione agonistica, ma che in una sfida dal valore esistenziale come quella di Zenica assume i contorni di una scelta quasi filosofica sul tipo di attacco che si intende portare alla retroguardia avversaria.
A preoccupare, invece, è la condizione di Alessandro Bastoni. Il difensore centrale, pilastro del reparto arretrato, non è al meglio e la sua presenza dal primo minuto resta in bilico. Una valutazione che lo staff medico effettuerà nelle ore precedenti la partita, consapevole che in una gara dove l’aspetto emotivo rischia di prevalere sulla tecnica, avere un giocatore abituato a leggere le situazioni di sofferenza potrebbe fare la differenza. La capienza ridotta dello stadio di Zenica, del resto, non basterà a smorzare la pressione ambientale: i tifosi bosniaci, seppur limitati nei numeri dalle disposizioni, rappresentano un fattore che gli Azzurri dovranno imparare a gestire, in una trasferta che si preannuncia già di per sé ostica per la carica agonistica degli avversari.
Il rigore che ha acceso la miccia: l’esultanza di Dimarco e il messaggio dai Balcani
C’è un’immagine che ha fatto il giro del mondo e che, di fatto, ha fornito alla Bosnia un’arma psicologica ulteriore. Nel dopo partita di Bergamo, mentre gli Azzurri erano ancora negli spogliatoi o comunque nella zona mista a seguire le altre gare, alcuni di loro – Federico Dimarco, Guglielmo Vicario, Alex Meret, Sandro Tonali e lo stesso Pio Esposito – sono stati ripresi mentre esultavano davanti al televisore. Nel momento in cui il giovanissimo diciottenne Alajbegovic trasformava il rigore decisivo per la vittoria della Bosnia sul Galles, la reazione del gruppo Italia è stata quella di un’esultanza liberatoria, quasi istintiva, come se avessero già centrato l’obiettivo finale della qualificazione al termine dei supplementari.
Quel gesto, interpretato come un’esultanza anticipata alla sorte avversaria, ha scatenato l’ira dell’ambiente bosniaco. “Guardate che mancanza di rispetto e quanta arroganza – è stato il commento rimbalzato da Sarajevo – stavano festeggiando dopo che abbiamo vinto ai rigori. Ne terremo conto a Zenica”. Un avviso di garanzia, più che un semplice messaggio, quello che arriva dalla Federazione e dai giocatori balcanici, pronti a utilizzare la presunta supponenza azzurra come carburante per la gara di ritorno ideale. Federico Dimarco, che con l’ex compagno di squadra Edin Dzeko ha già avuto modo di scambiarsi qualche messaggio diretto nelle ore successive, si presenterà nella tana del Bilino Polje sapendo di essere uno degli osservati speciali, proprio lui che con la sua esultanza davanti allo schermo ha materializzato il primo vero attrito psicologico della sfida.
Muharemovic e la voglia di rivalsa: il destino della Juve incrocia la Nazionale
Non solo la questione disciplinare o di fair play, però, alimenta l’attesa per il match di martedì. La Bosnia si presenta a questa finale con la consapevolezza di aver trovato un gruppo solido, capace di soffrire e di imporsi nella lotteria dei rigori contro il Galles, e con alcuni interpreti in grado di mettere in difficoltà qualsiasi retroguardia. Tra questi spicca la figura del giovane difensore Muharemovic, che nel post partita ha rilasciato dichiarazioni destinate a fare discutere. “Divoreremo chiunque”, ha affermato con enfasi, riferendosi chiaramente all’Italia, in una dichiarazione che ha già fatto il giro dei tabloid sportivi italiani e che aggiunge un ulteriore livello di tensione a una sfida già di per sé delicatissima.
Per la Juventus, che detiene il cartellino del giocatore e che potrebbe valutare un suo ritorno anticipato nella prossima stagione, la prestazione di Muharemovic rappresenta un’occasione di osservazione privilegiata. Ma al di là delle dinamiche di calciomercato, è il campo a parlare: la Bosnia ha dimostrato di avere giocatori di grandissima qualità, con un’organizzazione di gioco che ha retto all’urto di una Nazionale blasonata come quella gallese. E lo faranno, in casa propria, con il supporto di un pubblico che non ha mai amato gli atteggiamenti ritenuti arroganti, e che ora ha trovato nel video dell’esultanza azzurra il pretesto per trasformare il Bilino Polje in un vero e proprio fortino.
La posta in palio: dodici anni di attesa e un’unica partita da non sbagliare
Sulla carta, per l’Italia di Gattuso, la sfida contro la Bosnia potrebbe apparire come una di quelle alla portata, considerando il ranking e la storia recente dei confronti diretti. Ma la carta, in questi casi, conta fino a un certo punto. Gli Azzurri non si qualificano a un Mondiale da dodici anni, una striscia negativa che per una Nazionale con quattro stelle sul petto rappresenta un’anomalia statistica sempre più difficile da spiegare. Ora, però, non ci sono più scuse né giri di parole: bisogna vincere a ogni costo. La qualificazione passa esclusivamente da Zenica, e solo una vittoria permetterebbe di strappare il pass per la prossima Coppa del Mondo, mentre una sconfitta o un pareggio con conseguente eliminazione riaprirebbero cicatrici che sembravano rimarginate.
L’approccio, in questo senso, sarà determinante. Gattuso ha lavorato molto sulla testa dei suoi, cercando di isolare la squadra dalle polemiche esterne – compresa quella nata dall’esultanza di Dimarco e compagni – e concentrando l’attenzione sull’aspetto tecnico-tattico. L’assenza di alcuni elementi chiave per infortunio, o il loro stato di forma non ottimale come nel caso di Bastoni, impone uno studio attento delle variabili. Ma la sensazione, alla vigilia, è che questa Nazionale abbia trovato una compattezza che in passato le era mancata. Il match di martedì, però, non sarà solo una questione di modulo o di scelte tattiche: sarà un esame di personalità, in un ambiente ostile dove ogni errore verrà pagato a caro prezzo. E dove i gesti, anche quelli fatti davanti a un televisore, rischiano di trasformarsi in macigni.




