Bosnia-Italia, l’ultimo ostacolo vale un Mondiale: Dzeko e una rosa da 120 milioni
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Redazione Sport
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La Nazionale di Gennaro Gattuso, a caccia di un ritorno alla fase finale della Coppa del Mondo che manca dal 2014, si prepara ad affrontare martedì sera allo stadio Bilino Polje di Zenica la Bosnia-Erzegovina, l’ultima barriera da superare nel percorso dei playoff che conduce al torneo in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico. Un avversario che, sulla carta, rappresenta un’insidia ben più complessa rispetto al Galles eliminato nel turno precedente, come dimostra il valore complessivo dei 24 convocati dal ct Sergej Barbarez, stimato da Transfermarkt in 120 milioni di euro, una cifra che corrisponde esattamente alla somma dei cartellini di due pilastri dell’Italia come Alessandro Bastoni e Federico Dimarco.
A guidare questa selezione, che ha già dimostrato di saper trasformare il proprio stadio in un autentico fortino, c’è Edin Dzeko. Il capitano, che a 40 anni resta il miglior calciatore bosniaco di tutti i tempi, incarna perfettamente lo spirito di una squadra in cui si mescolano l’esperienza – con elementi come Sead Kolasinac, cresciuto nel solco della scuola italiana – e giovani talenti pronti a esplodere. Dzeko, dopo un passaggio interlocutorio alla Fiorentina, ha ritrovato smalto e gol allo Schalke 04, arrivando a questo appuntamento decisivo in uno stato di forma che impone la massima attenzione alla retroguardia azzurra. La rosa bosniaca, dal canto suo, non teme il confronto con i blasoni avversari, presentandosi a questa sfida storica per la seconda qualificazione mondiale della propria storia, dopo l’edizione brasiliana di dodici anni fa.
Il clima della vigilia, intanto, si scalda anche fuori dal campo, con il richiamo della partita che sta mobilitando la diaspora bosniaca da ogni angolo del globo. Tra i tanti giunti a Zenica per sostenere la propria nazionale ci sono Samel, 49 anni, e suo figlio Amel, arrivati appositamente da Chicago. Per Samel, che lasciò la Bosnia nel 1994 durante la guerra, si tratta di un doppio ritorno alle origini: non solo per assistere alla partita, ma anche per riabbracciare la madre che vive nei dintorni della città dove sorge lo stadio. "Ovviamente mi aspetto che vinciamo – ha raccontato, salendo sull’aereo che lo avrebbe portato da Vienna a Sarajevo – ma l’Italia è una potenza calcistica da tanto tempo. Sarà dura". Un entusiasmo popolare che promette di creare un’atmosfera rovente, sebbene la capienza del Bilino Polje sia stata ridotta per via di sanzioni disciplinari inflitte dalla FIFA dopo i disordini nell’ultima gara casalinga contro la Romania.
Sul fronte organizzativo, la vigilia ha riservato un contrattempo alla spedizione italiana legato alle condizioni del terreno di gioco e al meteo. Gli azzurri, a differenza di quanto inizialmente programmato, non si sono allenati a Zenica lunedì, effettuando invece la seduta di rifinitura a Coverciano nella mattinata. La decisione, dettata dalla UEFA per preservare il manto erboso in seguito alle abbondanti nevicate e piogge dei giorni scorsi, ha imposto un cambio di programma alla squadra di Gattuso, che rimarrà in Italia fino a poche ore prima del match per poi trasferirsi in Bosnia. Una situazione che si aggiunge alla pressione di una sfida in cui, per entrambe le contendenti, è in gioco la fine di un digiuno mondiale che dura ormai da un ciclo intero di dodici anni.
I fantasmi di un passato recente e le scorie della semifinale
Il conto alla rovescia per la gara di martedì è stato scandito anche da alcune polemiche legate alle dichiarazioni di un protagonista di questa sfida: Tarik Muharemovic. Il difensore del Sassuolo, convocato da Barbarez e in forza alla Serie A italiana, si era reso protagonista di alcune frasi a caldo dopo la vittoria nella semifinale playoff contro il Galles, suscitando reazioni che lo hanno spinto a intervenire nuovamente per fare chiarezza. Pur essendo cresciuto nel vivaio della Juventus, Muharemovic ha scelto di rappresentare la Bosnia, e rappresenta uno dei punti di forza del reparto arretrato avversario, un giocatore che – secondo gli osservatori – avrebbe potuto tranquillamente trovare spazio anche nella rosa dei centrali a disposizione di Gattuso.
L’attenzione, in queste ore, si concentra inevitabilmente anche sugli aspetti arbitrali. La UEFA ha affidato la direzione della finale playoff al francese Clément Turpin, un nome che per il calcio italiano evoca un ricordo tutt’altro che felice. Fu proprio Turpin, infatti, a dirigere la drammatica serata di Palermo del 2022, quando l’Italia fu eliminata dalla Macedonia del Nord in un’altra gara secca dei playoff, un precedente che pesa sul morale e che riporta a galla la fragilità azzurra in questi appuntamenti. La sua designazione, con un team di assistenti anch’essi francesi, aggiunge un ulteriore strato di pressione a una partita già carica di tensione psicologica.
Le insidie tattiche di una squadra che non concede spazio
Al di là degli aspetti emotivi e di contesto, la sfida di Zenica si giocherà soprattutto sull’interpretazione tattica. La Bosnia di Barbarez, reduce da una semifinale vinta ai rigori contro il Galles, ha mostrato un’identità chiara basata su un solido 4-4-2, capace di chiudere gli spazi con grande ordine e di spezzare il ritmo degli avversari. Non è un caso che la selezione bosniaca, nell’intero percorso di qualificazione, abbia fatto registrare numeri impressionanti per quanto riguarda i falli commessi e i cartellini gialli, una strategia deliberata per interrompere le trame di gioco e impedire all’avversario di trovare fluidità. Il campo dello stadio Bilino Polje, per di più reso pesante dalle recenti precipitazioni, rischia di diventare un fattore ulteriore che favorirà questo tipo di approccio.
Per Gattuso, che nella semifinale di Bergamo contro l’Irlanda del Nord ha ottenuto un 2-0 senza brillare, si tratterà di trovare le contromisure a un avversario ostico. Sulla fascia destra bosniaca, l’esterno del Benfica Amar Dedic rappresenta una minaccia in fase di spinta che andrà a confrontarsi direttamente con Federico Dimarco, uno dei punti di forza del gioco azzurro. In attacco, a fianco di Dzeko, agirà Ermedin Demirovic, attaccante dello Stoccarda dal valore di mercato considerevole, pronto ad attaccare la profondità e a sfruttare gli eventuali spazi lasciati dalla difesa italiana. Di fronte, l’Italia dovrebbe affidarsi alla conferma del tridente offensivo visto giovedì, con Mateo Retegui scelto ancora come punto di riferimento centrale.




