Italia, siamo un Paese di masochisti: così Rai e nazionale hanno fatto arrabbiare la Bosnia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nemmeno la vittoria per 2-0 contro l’Irlanda del Nord, firmata da Sandro Tonali e Moise Kean, riesce a regalare un po’ di serenità a Rino Gattuso e ai suoi ragazzi. Il caos post-successo, paradossalmente, nasce da un’immagine rubata in quello che i giocatori credevano essere un luogo protetto: un gruppetto di azzurri, tra cui Federico Dimarco e Pio Esposito, si rilassa osservando la conclusione dell’altra semifinale, quella destinata a designare l’avversaria nella finale dei playoff che portano al Mondiale. Sono dietro a un vetro, convinti di essere in una zona franca, convinti che quello spazio sia privato, e invece le telecamere li immortalano mentre, alla vittoria della Bosnia ai calci di rigore contro il Galles, reagiscono con un pugno chiuso alzato, con quell’esultanza che in pochi istanti diventa virale.

Un’esultanza fraintesa o la rivelazione di un pensiero inconfessabile?

A mandare in onda il filmato è stata la Rai, tra le risate in studio di chi commentava e la frase allarmata di Lele Adani: “Avevate detto di non farli vedere”. Troppo tardi. Nell’era dei social, quel frammento video si è moltiplicato all’infinito, generando la reazione immediata dei bosniaci, che evidentemente non aspettavano altro per trovare la carica giusta in vista della sfida di martedì. “Guardate questa mancanza di rispetto e arroganza da parte dell’Italia – si legge su un account dedicato al calcio bosniaco – Stavano già festeggiando dopo che abbiamo vinto i rigori. Ne terremo conto a Zenica!”. La domanda che aleggia è se si tratti di una semplice gioia per un ex compagno di squadra (Dimarco ed Esposito hanno un rapporto speciale con Edin Dzeko, avendolo avuto compagno all’Inter) oppure se quella stretta di pugno non sia stata altro che la rivelazione di un pensiero inconfessabile: gli azzurri, sulla carta, preferivano affrontare la Bosnia piuttosto che il Galles, squadra dal ranking Fifa più alto e dal gioco più fisico.

La vigilia si infiamma, Gattuso chiama alla concentrazione

Mentre sui social divampa la polemica, l’attenzione degli appassionati è già puntata su martedì 31 marzo, data della finale playoff per le qualificazioni al Mondiale che si disputerà tra Stati Uniti, Canada e Messico. L’appuntamento è a Zenica, allo stadio “Bilino Polje”, un fortino non tanto per la sua imbattibilità quanto per il clima rovente che i tifosi locali sanno creare. Gattuso, che durante la conferenza stampa post-partita aveva iniziato a parlare prima ancora che i rigori in Galles finissero, ha cercato subito di abbassare i toni: “Sarà una partita difficilissima – ha avvertito il tecnico – Giocano con un 4-4-2, hanno giocatori esperti. È una squadra che si chiude bene e si appoggia ai due attaccanti”. Il ct sa bene che la tensione è alta, ma insiste sulla necessità di mantenere la calma. Niente pista di atletica, palazzi sullo sfondo e un’atmosfera da stadio di provincia industriale: in quel contesto, l’Italia dovrà dimostrare di avere la maturità per gestire la pressione, senza farsi condizionare dall’eco di un’esultanza che ormai ha assunto i contorni di una vicenda giudiziaria nel tribunale del web.

Dzeko alza il tiro, la sfida diventa psicologica

L’ex attaccante giallorosso e ora stella della nazionale bosniaca, Edin Dzeko, ha colto l’occasione per mettere ulteriore pressione sugli avversari. Intervenuto nel post partita dopo la vittoria ai rigori contro il Galles – partita in cui aveva firmato il gol del pareggio a pochi minuti dalla fine – Dzeko ha spostato il peso della responsabilità tutta dalla parte degli italiani: “Non saprei dire quale delle due squadre sia favorita – ha dichiarato con finta umiltà – Possiamo farcela”. In realtà, in altre dichiarazioni raccolte dalla stampa estera, l’attaccante ha ribadito un concetto preciso: “L’Italia è la favorita anche se giochiamo in casa. È una grande nazione e non si è qualificata agli ultimi due Mondiali, quindi loro sono sotto pressione”. Una frecciatina che mira a trasformare la presunta arroganza degli azzurri in un boomerang, spostando la tensione agonistica su un terreno psicologico delicato.

Tra scaramanzia e fuoco amico, l’Italia cerca la retta via

In Italia, la reazione è stata quella tipica di un Paese di masochisti, capace di trasformare la reazione umanissima di un gruppo di ragazzi – che hanno semplicemente tirato un sospiro di sollievo nel vedere passare un avversario sulla carta meno ostico – in un caso nazionale. Sui social, molti tifosi italiani hanno invocato la scaramanzia, ricordando la legge non scritta del calcio secondo cui non bisognerebbe mai gioire per l’avversario che si andrà ad affrontare, per evitare la “vendetta” del dio del pallone. C’è chi, invece, difende i giocatori sottolineando che si trattava semplicemente di un gesto di sportività verso Dzeko, vecchia conoscenza del campionato italiano. Al di là delle interpretazioni, resta un dato di fatto: a Bergamo l’Italia ha faticato per oltre cinquanta minuti contro l’Irlanda del Nord, mostrando limiti evidenti nella manovra e nella creatività. E ora, con la polemica che avvelena la vigilia, la posta in gioco diventa doppiamente alta. Gattuso dovrà trovare il modo di isolare la squadra dalle distrazioni esterne, perché martedì sera, a Zenica, non si gioca solo l’accesso al Mondiale, ma anche la capacità di rispondere sul campo a un’accusa di arroganza che rischia di pesare come un macigno.

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