L’Italia si prepara alla “gara brutale” in Bosnia, tra sanzioni Fifa e le parole di Pjanic

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La febbre da playoff mondiale inizia a farsi sentire, e non solo per la posta in palio. Martedì prossimo, sul campo del Bilino Polje di Zenica, l’Italia di Gattuso scenderà in campo per un verdetto che vale la qualificazione diretta ai Mondiali del 2026, ma il clima che circonda l’incontro è già incandescente. A gettare benzina sul fuoco, nelle ultime ore, sono state le dichiarazioni di Miralem Pjanic, ex centrocampista di Juventus e Roma, che ha descritto l’attesa come qualcosa di più di una semplice partita: “A Zenica faremo il fuoco, l’Italia dovrà avere personalità se vorrà vincere. Non sarà piacevole per gli italiani”, ha spiegato il calciatore bosniaco alla Gazzetta dello Sport, aggiungendo di non comprendere l’esultanza di Dimarco e di altri compagni dopo la vittoria azzurra contro l’Irlanda del Nord. Un’esultanza, quella catturata dalle telecamere della Rai, che sembra aver alimentato ulteriormente la tensione tra le due squadre, trasformando una sfida già decisiva in una sorta di resa dei conti annunciata.

A rendere il quadro ancora più complesso, per gli azzurri, c’è la consapevolezza di affrontare una nazionale abituata a lottare oltre il limite fisico. Kerim Alajbegovic, il diciottenne esterno del Salisburgo che il Bayer Leverkusen ha recentemente annunciato di aver “ricomprato” dopo le sue ultime prestazioni europee, ha avvertito l’Italia con parole che lasciano poco spazio a interpretazioni: “Italia, ti aspetta una gara brutale. La mia Bosnia corre anche coi crampi”. Un monito che arriva da chi, a Cardiff, ha dimostrato sangue freddo e qualità, servendo a Edin Dzeko l’assist per il pareggio all’86esimo minuto dal calcio d’angolo per poi trasformarsi in esecutore implacabile dal dischetto, calciando il quinto e ultimo rigore per i suoi con la freddezza di un veterano. Una prestazione che ha permesso alla Bosnia di agganciare il treno per questa finale, dove l’asticella della tensione si preannuncia altissima.

Il fortino ridimensionato dalla Fifa, ma il clima resta infuocato

Se l’aspetto psicologico e mediatico della sfida è già rovente, quello pratico legato all’ambiente che attende l’Italia presenta però una variabile significativa. Lo stadio Bilino Polje, celebre per la sua acustica asfissiante e per essere considerato un vero e proprio “fortino” in grado di intimidire gli avversari, avrà una capienza ridotta a causa di una sanzione inflitta dalla Fifa. Il provvedimento, scattato in seguito a “comportamento scorretto, discriminazione, razzismo e disturbo durante gli inni nazionali” registrati in occasione della gara contro la Romania, ha imposto una riduzione del 20% dei posti a sedere. Così, se da un lato il famigerato calore del pubblico bosniaco sarà limitato a poco meno di 8.800 spettatori, dall’altro la quota destinata ai 800 sostenitori azzurri rimane invariata, garantendo alla Nazionale un nucleo di tifo organizzato pronto a fare sentire la propria voce in un contesto comunque ostile. Una riduzione che, sebbene attenui parzialmente la pressione ambientale, non basterà certamente a spegnere la carica agonistica che i padroni di casa intendono mettere in campo.

Pjanic alza la tensione: “A Zenica faremo il fuoco”

Le parole di Miralem Pjanic, riportate nelle ultime ore, hanno assunto il peso di un vero e proprio manifesto di intenti. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il centrocampista bosniaco ha avuto modo di toccare diversi argomenti, dalla lotta scudetto in Italia – che vede l’Inter con un vantaggio da gestire su Milan e Napoli – fino al match di martedì, ma è stato proprio sulla sfida mondiale che ha scelto di non usare mezzi termini. “Vedo una competizione ancora aperta in campionato, anche se l’Inter ha guadagnato un bel vantaggio e può amministrarlo in questo finale di stagione”, ha detto Pjanic, spostando poi il focus sull’impegno più importante. L’ex centrocampista della Juve e della Roma ha chiarito che per la sua Bosnia non sarà una partita come le altre, e ha spiegato il motivo del suo stupore per l’esultanza vista dagli azzurri dopo il rigore decisivo della Bosnia contro il Galles: una reazione, quella di Dimarco e compagni, che ha alimentato un filo di polemica destinato a non spegnersi fino al primo fischio d’inizio. Un atteggiamento, quello promesso da Pjanic, che lascia intendere come gli italiani troveranno un ambiente costruito apposta per metterli in difficoltà, sia dal punto di vista emotivo che fisico.

Alajbegovic e la “gara brutale”: l’arma della resilienza bosniaca

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.