Pd interroga il Mef sul 5 per mille: "Chiarisca su eventuali tagli"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Partito Democratico ha formalmente chiesto al ministero dell’Economia di chiarire se sia in programma una riduzione della quota del 5 per mille, quella porzione dell’Irpef che i contribuenti possono destinare a enti no profit, ricerca scientifica, associazioni sportive dilettantistiche e Comuni. A sollevare la questione è stata la deputata dem Silvia Roggiani, che ha presentato un’interrogazione al Mef dopo aver raccolto segnalazioni su un possibile ridimensionamento della misura. Sebbene il governo non abbia ancora confermato alcuna intenzione in tal senso, il timore è che il Tesoro stia valutando una sforbiciata per far fronte ad altre priorità di bilancio.

Intanto, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato l’elenco degli enti ammessi a ricevere i fondi per il 2024: sono 68.452 le organizzazioni del Terzo Settore e Onlus, 13.825 le associazioni sportive, 467 gli istituti di ricerca, 107 quelli attivi in ambito sanitario, 228 impegnati nella tutela dei beni culturali e 24 nella gestione delle aree protette. A questi si aggiungono 7.909 Comuni, per un totale di quasi 523 milioni di euro distribuiti. Di questi, oltre 18 milioni sono andati alle associazioni sportive, confermando un trend in crescita.

A Brescia, il meccanismo del 5 per mille ha dimostrato tutta la sua efficacia: in soli due anni, le risorse raccolte sono raddoppiate, passando da 3,5 a 6 milioni di euro. Un successo che, tuttavia, non beneficia tutti allo stesso modo: come spesso accade, la maggior parte dei fondi si concentra su poche realtà, lasciando altre in difficoltà nonostante l’impegno profuso. Analoga la situazione in Bergamasca, dove il totale ha sfiorato i 5,3 milioni di euro, frutto delle scelte di 154.195 contribuenti.

Ma non mancano le ombre. Alcuni enti, soprattutto quelli di piccole dimensioni, lamentano il cosiddetto "effetto tetto", che limita l’accesso ai fondi nonostante l’aumento delle donazioni. Un paradosso che rischia di penalizzare proprio quelle realtà che, operando in territori meno visibili, hanno più bisogno di sostegno. Senza interventi correttivi, il rischio è che il sistema finisca per favorire chi è già avvantaggiato, vanificando lo spirito solidale alla base dello strumento.

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