Al Sigep di Rimini, Comunicaffè apre il dibattito su regole europee e automazione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nell'affollato palcoscenico del Sigep 2026 a Rimini, dove l'odore del caffè appena macinato si mescola al brusio degli operatori, gli incontri organizzati da Comunicaffè hanno fornito due fotografie nitide, seppur distinte, di un settore in bilico tra innovazione e tradizione. Gli appuntamenti, ospitati sul Palco Sustainability del padiglione B1, hanno scandito il weekend fieristico affrontando, in sequenza, un vincolo normativo imminente e una trasformazione tecnologica già in atto, dimostrando come il mondo del bar italiano debba navigare in acque complesse pur mantenendo salda la rotta.

L'ombra dell'Eudr e il futuro della filiera

Il primo confronto, quello di sabato 17 gennaio, ha posto l'accento sulla European Union Deforestation Regulation, un regolamento che, imponendo una tracciabilità rigorosa per materie prime come il caffè, rischia di ridisegnare gli approvvigionamenti. Se da un lato la norma rappresenta una sfida burocratica non indifferente per torrefattori e importatori, chiamati a dimostrare l'origine "deforestation-free" dei loro prodotti, dall'altro costituisce un'opportunità per chiunque abbia già investito su filiere trasparenti e sostenibili. Di certo, come emerso dal dibattito, l'Eudr non è un optional ma un obbligo cogente le cui ripercussioni, che riguardano l'intera catena di fornitura, costringeranno a un esame di coscienza collettivo su metodi e provenienze.

Macchine e barista: una convivenza necessaria

Ben diverso, ma ugualmente cruciale, il tema affrontato nella mattinata di domenica 18, dedicato al rapporto sempre più serrato tra la figura del barista e le macchine superautomatiche. Il dibattito, partendo dal dato incontrovertibile di quasi sei miliardi di visite annuali nei locali italiani, ha sfatato l'idea di una sostituzione integrale. L'automazione, che pure garantisce standard qualitativi costanti e ottimizza i tempi di lavoro nelle ore di punta, si è rivelata uno strumento di supporto più che un sostituto. Ciò che la macchina non potrà mai replicare, è stato sottolineato, rimane la componente umana dell'esperienza: la capacità di creare relazione, di interpretare un desiderio, di gestire quella socialità che è il vero cuore pulsante del bar all'italiana.

Un mercato robusto ma dai numeri paradossali

Proprio questa centralità del locale come presidio sociale si scontra, tuttavia, con una realtà economica fatta di paradossi. Il valore di mercato del settore, stimato in circa 24 miliardi di euro, e la stabilità di uno scontrino medio attestato sui 4,20 euro, dipingono un quadro di robustezza. A questo dato, però, fa da contraltare la perdita netta, nel solo 2025, di oltre 2.800 esercizi. Un fenomeno che suggerisce come la tenuta dei consumi complessivi non sia sufficiente a proteggere le realtà più fragili, strette tra costi gestionali in aumento e una concorrenza che evolve i suoi modelli, e impone una riflessione sulle strategie necessarie per preservare un patrimonio imprenditoriale unico.

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