L‘assedio del petrolio e i voli fantasma: Cuba alla prova dell’isolamento
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Redazione Esteri
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La rarefazione del cherosene, un tempo flusso vitale che alimentava i collegamenti tra l’Avana e il mondo, ha assunto la consistenza di un blocco navale invisibile ma tangibile. Da lunedì 10 febbraio, e almeno fino all’11 marzo, i NOTAM emessi per nove scali cubani — compreso il principale aeroporto José Martí — certificano una realtà senza precedenti dalla caduta dell’Unione Sovietica: il Jet A-1 non è garantito -3-9. Non si tratta, e va compreso il peso specifico della differenza, di una sospensione tecnica temporanea dovuta a guasti o a manutenzioni ordinarie, bensì della conseguenza diretta di una strategia di pressione esercitata dalla nuova amministrazione Trump, la quale ha dichiarato l’isola una minaccia alla sicurezza nazionale e ha di fatto interdetto l’accesso alle fonti di approvvigionamento storiche, prima fra tutte quella venezuelana, dopo che Nicolás Maduro è stato catturato nel corso di un‘operazione americana lo scorso 3 gennaio -1-7-8.
Le compagnie aeree, dinanzi a questa paralisi logistica, stanno reagendo con strategie difensive che frammentano le rotte. I vettori canadesi — Air Canada, WestJet e Air Transat — hanno optato per la sospensione integrale dei servizi, mentre la spagnola Air Europa e la portoghese EuroAtlantic hanno scelto lo scalo tecnico a Santo Domingo per il rifornimento -6-8. Per i voli di corto raggio, si ricorre al fuel tankering, pratica che consiste nell’imbarcare carburante sufficiente per l’andata e il ritorno già dal paese d’origine, con il conseguente aggravio di peso che riduce la capacità di carico e il numero di passeggeri trasportabili -3. Dall’Italia, la situazione presenta una dicotomia operativa: la Neos, compagnia del gruppo Alpitour, continua a programmare le sue rotazioni su Milano Malpensa e Roma Fiumicino, ma lo fa inserendo uno scalo intermedio nei Caraibi, un adattamento che, seppur funzionale, allunga i tempi di percorrenza e testimonia la vulnerabilità di un ponte aereo che fino a poche settimane fa sembrava solido -3-6.
Il ritiro di Mosca e il crollo del turismo come moltiplicatore della crisi
A complicare il quadro, e ad aggravare il senso di accerchiamento, è la decisione della Federazione Russa. Rosaviatsia, l’agenzia aeronautica civile russa, ha comunicato che Rossiya e Nordwind — dopo aver evacuato i circa quattromila turisti attualmente presenti nell’isola — sospenderanno il programma di voli a tempo indeterminato -4-7. Mosca, che nel 2025 aveva rappresentato la seconda fonte di visitatori per Cuba con 131mila arrivi, ha imposto ai propri tour operator il blocco immediato della vendita di nuovi pacchetti. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha parlato di misure «soffocanti» da parte di Washington, ma la retorica dell’amicizia strategica non ha impedito che le aerolinee interrompessero i collegamenti -4-7. Pegas Touristik, uno dei principali operatori, ha confermato il blocco, e l’effetto immediato è stato quello di trasformare un’emergenza energetica in un tracollo commerciale per l’intero settore ricettivo. La catena spagnola Meliá ha già chiuso tre strutture, e molti hotel di Varadero e dei cayos del nord stanno «compattando» gli ospiti in poche strutture per ridurre i consumi -6-8.
La vita quotidiana sospesa tra razionamento e generatori
Nei racconti di chi si trova all’Avana, come l’imprenditore italiano Matteo Saccani, emerge la fotografia di un paese che sospende la propria routine. Le scuole di ogni ordine e grado, fino all’università, hanno chiuso per la didattica a distanza; gli uffici pubblici operano a singhiozzo, tre giorni su sette; le aziende hanno accorpato le produzioni -6. La vendita di benzina e diesel ai privati è stata interrotta, e la mobilità si regge su un trasporto pubblico ridotto all’osso, quando non cancellato del tutto come è accaduto per le tratte provinciali degli Ómnibus Nacionales a Las Tunas -8. Il governo parla di priorità ai servizi essenziali — sanità, acqua, difesa, generazione elettrica — ma la rete termoelettrica, obsoleta e priva di manutenzione, non regge: il 64 per cento del territorio è rimasto al buio durante le ore di punta, e in molte province l’elettricità viene erogata solo poche ore al giorno -10. L’impressione è quella di un collasso silenzioso, dove i generatori privati sono diventati l’unica ancora per tenere aperti ristoranti e negozi, mentre il peso cubano sul mercato informale ha toccato il minimo storico di 500 unità per dollaro, una svalutazione che avvicina la moneta alla carta straccia -7-10.
Il ruolo della Cina tra accordi pregressi e silenzi operativi
In questo scenario di asfissia programmata, l’asse con Pechino rappresenta più una dichiarazione d’intenti che un flusso concreto di risorse. L’ultima sessione della Commissione intergovernativa per le relazioni economiche, risalente allo scorso ottobre, aveva ribadito la volontà comune di rafforzare la cooperazione in settori strategici quali le energie rinnovabili, la biotecnologia e il commercio, con Ricardo Cabrisas e il ministro cinese Wang Wentao a siglare accordi che però riguardavano il medio-lungo periodo e non l’emergenza immediata -2-5. La Cina, nelle dichiarazioni ufficiali, si è detta pronta a sostenere l’isola «nell’ambito delle proprie capacità» dopo la crisi del carburante per aerei, una formula diplomatica che al momento non si è tradotta nell’invio di greggio o di derivati -6. L’assenza di petroliere battenti bandiera cinese in arrivo nelle acque cubane nelle ultime settimane è un dato che gli analisti di monitoraggio marittimo riportano senza possibilità di smentita -9. E mentre il Messico, sotto la presidenza di Claudia Sheinbaum, ha sospeso le spedizioni per timore di ritorsioni tariffarie da parte degli Stati Uniti, Cuba si trova oggi a gestire una fornitura giornaliera di appena tremila barili di petrolio — laddove il fabbisogno ordinario si aggira intorno ai centomila — bruciando le riserve strategiche in un conto alla rovescia che potrebbe portare all’azzeramento completo delle scorte nel giro di poche settimane -6-9.




