La febbre dell’AI spinge Sk Hynix e Micron oltre i mille miliardi di dollari
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Redazione Economia
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Sedici mesi fa, quando il valore di mercato di SK Hynix viaggiava al di sotto dei cento miliardi di dollari, forse neppure i più ottimisti – quelli che per mestiere studiano i trend del settore – avrebbero potuto immaginare un’ascesa tanto fulminea. Il produttore sudcoreano di chip di memoria, specializzato in quelle componenti ormai indispensabili per i server dedicati all’intelligenza artificiale, ha chiuso l’ultima seduta a Seul con un rialzo del 9,3%, un balzo che ha portato la sua capitalizzazione a 1.
624 trilioni di won: la conversione in dollari, poco meno di 1,08 trilioni, sancisce l’ingresso nell’esclusivo club del trilione. Una performance, quest’ultima, che non trova sostanzialmente precedenti nell’industria dei semiconduttori se si considera la velocità con cui è stata realizzata.
Non si tratta però di un caso isolato, fosse solo perché l’euforia sembra aver contagiato l’intera filiera delle memorie.
A fare compagnia alla società asiatica, infatti, troviamo Micron Technology, la controparte statunitense che l’ha preceduta di appena ventiquattr’ore nel raggiungimento della soglia psicologica dei mille miliardi. I numeri di quest’ultima sono altrettanto impressionanti, se non addirittura più vertiginosi se osservati da una prospettiva temporale ravvicinata: un +70,8% nell’ultimo mese, un +213% da inizio anno e, dulcis in fundo, un +813% nell’arco degli ultimi dodici mesi.
Cifre che, per chi ha familiarità con le dinamiche di Wall Street, raccontano di una delle migliori performance registrate nel 2026 all’interno del benchmark S&P 500.
Il ruolo dei chip Hbm e la reazione dei listini
Il collo di bottiglia rappresentato dai chip di memoria, in particolare quelli ad alta larghezza di banda noti come Hbm (High Bandwidth Memory), è ormai il nodo centrale della cosiddetta “corsa all’oro” dell’AI. Questi componenti – che risolvono il problema della lentezza nel trasferimento dei dati impilando i chip in verticale – sono diventati una leva di potere contrattuale non indifferente per i produttori nei confronti dei colossi tecnologici.
Se SK Hynix controlla da sola il 57% del mercato globale di questi dispositivi, seguono Samsung e Micron rispettivamente con il 22% e il 21%; la domanda, complice l’espansione dei data center, ha ormai superato l’offerta a tal punto che gli analisti prevedono una carenza destinata a protrarsi almeno fino al 2027. Non stupisce, dunque, che l’onda lunga abbia spinto al rialzo anche i listini europei del comparto hi-tech, con STMicroelectronics, Asml e Infineon che hanno registrato performance positive per osmosi.
L’ascesa della sudcoreana e la volatilità del settore
La seduta di Seul, mercoledì 27 maggio, è stata caratterizzata da una volatilità tale – con un picco del +13% per SK Hynix – da costringere la Korea Exchange a sospendere temporaneamente gli acquisti per frenare l’algoritmica. Ma oltre ai numeri da capogiro, ciò che colpisce è la natura di questa trasformazione: un settore, quello delle memorie, storicamente abituato a cicli di “boom and bust” (espansione e recessione), sembra aver imboccato una fase di crescita strutturale trainata dai contratti di fornitura pluriennali.
Chi storce il naso, come il famoso investitore Michael Burry, parla di eccessi speculativi paragonabili alla bolla delle dot-com, ma per ora i fatti raccontano di una domanda che non accenna a rallentare. SK Hynix, dal canto suo, ha già depositato la domanda per quotare i propri American Depositary Receipts (Adr) negli Stati Uniti entro l’anno, un’operazione che – se andrà in porto – rappresenterebbe uno dei maggiori sbarchi di una società estera a Wall Street, offrendo un nuovo canale di investimento agli operatori americani.
La sostenibilità del rally e la prospettiva asiatica
Nonostante i rialzi record – si parla di oltre il 1.000% in dodici mesi per la sudcoreana – c’è chi invita alla prudenza, osservando che i prezzi dei chip di memoria sono raddoppiati già nel solo primo trimestre dell’anno. L’incognita, ammessa anche dagli analisti più ottimisti, riguarda la sostenibilità a lungo termine di questi livelli di redditività: un eventuale allentamento delle tensioni sull’offerta o un rallentamento degli investimenti in infrastrutture AI potrebbe innescare brusche inversioni di tendenza.
Per ora, comunque, il mercato asiatico festeggia: il Kospi, l’indice principale di Seul, ha toccato quota 8.457 punti, stabilendo un nuovo record storico e portando la Corea del Sud a essere il primo paese (a parte gli Stati Uniti) a vantare due società con una capitalizzazione superiore al trilione di dollari.




