Zelensky apre a un faccia a faccia con Putin al G20 di Miami, il Cremlino frena
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Redazione Esteri
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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di essere pronto a incontrare il leader del Cremlino Vladimir Putin a margine del vertice del G20 in programma a dicembre a Miami. La proposta è arrivata nel corso di un’intervista all’emittente tedesca Deutsche Welle, nella quale il capo dello Stato ucraino ha spiegato le ragioni di una disponibilità che non lascia spazio a dubbi: «Dobbiamo esserci. Dobbiamo incontrarci, parlare e prendere una decisione».
Zelensky ha poi precisato che l’incontro non ha alcun valore se non produce effetti concreti, sottraendo importanza alle parole che i due leader potrebbero scambiarsi. «Non è una questione di parole. Ciò che gli dirò o ciò che lui vorrà dire a me non conta. Contano i risultati. Tutto qui», ha affermato durante l’intervista, trasmessa dall’emittente pubblica tedesca. Il vertice del G20 è in calendario il 14 e 15 dicembre prossimi nella città della Florida, sotto la presidenza statunitense di Donald Trump.
La portata di un eventuale incontro
Se l’ipotesi dovesse concretizzarsi, si tratterebbe del primo faccia a faccia tra i due presidenti da quando la Russia ha avviato l’invasione su larga scala del territorio ucraino nel febbraio 2022. Un incontro che, nelle intenzioni espresse dal presidente ucraino, servirebbe a gettare le basi per decisioni operative, non a una semplice passerella diplomatica. La proposta di Zelensky si inserisce in una serie di aperture che Kiev ha manifestato nelle ultime settimane per riportare Mosca al tavolo delle trattative, pur senza indicare quali condizioni sarebbero sul tavolo.
La scelta di Miami come possibile cornice dell’incontro non è neutrale: il G20 riunisce le principali economie del pianeta e la partecipazione russa, in quanto membro del gruppo, è stata data per scontata dall’amministrazione americana. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha dichiarato che la presenza personale di Putin sarebbe «utile», pur esprimendo dubbi sulla sua effettiva venuta. Putin non partecipa a un vertice del G20 in presenza dal 2019, quando l’appuntamento si tenne a Osaka, in Giappone.
La posizione del Cremlino
Da Mosca, per ora, arriva una risposta fredda. Il consigliere presidenziale per gli affari internazionali Yuri Ushakov, in un’intervista all’agenzia Izvestia, ha dichiarato che la possibilità di un viaggio di Putin negli Stati Uniti non è stata «nemmeno discussa» tra i funzionari russi. Ushakov ha spiegato che i preparativi per il vertice procedono esclusivamente a livello tecnico, con gli esperti al lavoro sui documenti, e che tutte le delegazioni sono state invitate, a eccezione del Sudafrica.
La questione dell’eventuale presenza del capo dello Stato, ha aggiunto, non è all’ordine del giorno delle comunicazioni interne al Cremlino.
La precisazione di Ushakov ridimensiona, almeno per il momento, l’ipotesi di un incontro diretto, lasciando aperta la strada a una rappresentanza russa di livello inferiore. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, in una precedente dichiarazione, aveva già fatto sapere che Putin «potrebbe andare a Miami come membro del G20, oppure no», e che in alternativa sarebbe stato un altro rappresentante russo a presenziare. Mosca, insomma, non ha chiuso la porta, ma non ha nemmeno dato alcun segnale di volerla varcare.
Il contesto dei negoziati in corso
La proposta ucraina arriva in una fase di intensa attività diplomatica, sebbene condotta lontano dai riflettori. Nei mesi scorsi si sono susseguiti incontri e contatti tra funzionari russi e americani, con gli Stati Uniti nel ruolo di mediatori, e la stessa amministrazione Trump ha spinto per un dialogo diretto che coinvolga anche Kiev.
Il formato di un eventuale incontro a tre tra Ucraina, Russia e Stati Uniti era stato evocato dallo stesso Zelensky nei giorni precedenti, quando aveva indicato Emirati, Svizzera o Turchia come possibili sedi, senza però che si giungesse a una definizione operativa.
Il nodo resta quello delle condizioni. Il presidente ucraino ha ribadito che il suo Paese è pronto al compromesso, ma ha anche messo in guardia dal rischio che sia sempre una sola parte a fare concessioni. La parte russa, dal canto suo, ha mantenuto una posizione cauta, evitando di sbilanciarsi su tempi e modalità di un eventuale confronto. La partita, per ora, si gioca sulle dichiarazioni pubbliche e sulle mosse preparatorie, mentre l’appuntamento di dicembre resta l’unica scadenza concreta sul calendario.
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