Bologna-Verona 1-2, la rimonta degli scaligeri congela il Dall’Ara e riapre la lotta salvezza
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Redazione Sport
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La diciannovesima conclusione tentata dal Bologna, un dato che da solo dovrebbe raccontare il predominio territoriale di una squadra, si è infranta contro il muro di ordinaria amministrazione che una compagine guerriera come l’Hellas Verona ha eretto per novanta minuti. E invece, a dispetto di quei numeri e di un palo colpito da Riccardo Orsolini all’inizio della ripresa, la cronaca del match del Dall’Ara racconta di una rimonta fulminea, di un 2-1 firmato Martin Frese e Kieron Bowie che ha letteralmente gelato le ambizioni europee dei felsinei e, dall’altra parte, riacceso con una fiammata quelle salvezze degli scaligeri. Perché il calcio, si sa, è fatto di episodi e di attimi, di letture difensive sbagliate e di cinismo sotto porta, e sabato pomeriggio i rossoblù di Vincenzo Italiano ne hanno fatto amaramente l’esperienza.
Se il primo tempo si era chiuso a reti inviolate, con un Bologna a tratti prevedibile e un Verona pronto a ripartire in contropiede – Skorupski dovrà dire grazie a un riflesso felino su Gift Orban per non essere andato al riposo in svantaggio – l’inizio della seconda frazione sembrava aver incanalato la partita sui binari previsti dal pronostico. La rete di Jonathan Rowe, arrivata al minuto numero quarantanove e concretizzatasi con un rasoterra preciso dopo una manovra corale, aveva illuso i tifosi locali, quelli che aspettavano la sesta vittoria consecutiva tra campionato e coppa. Ma è stato un fuoco di paglia, la classica illusione ottica che il pallone regala a chi lo guarda: quattro giri di lancette e Martin Frese, raccogliendo una respinta corta della difesa di casa, ha rimesso le cose in pari con un destro dal limite che non ha lasciato scampo all’estremo difensore polacco.
E non è finita, perché la disfatta difensiva del Bologna, un reparto che nelle ultime uscite aveva mostrato segnali di crescita e solidità, si è consumata del tutto al cinquantasettesimo. Un errore banale in fase di impostazione, con Martin Vitik che perde un pallone sanguinoso, ha innescato la ripartenza veneta: Orban, generoso nel sacrificio e lucido nell’assist, ha servito al centro per Kieron Bowie, il quale, tutto solo, ha potuto depositare in rete la sua prima gioia in Serie A, quella che valeva il sorpasso. La reazione disperata dei padroni di casa, con Italiano che ha gettato nella mischia Federico Bernardeschi e compagni, ha prodotto solo un’occasione per Jens Odgaard e l’errore sotto porta di Santiago Castro, già autore di una prestazione opaca, che nel finale si è divorato il pareggio. L’Hellas ha addirittura sfiorato il tris con Amin Sarr, ma il Var ha opportunamente annullato per un fallo precedente di Roberto Gagliardini, l’unico vero brivido per una squadra che, quella sì, non ha mai smesso di crederci.
Italiano e l’amarezza per un'occasione sprecata: "Siamo stati poco concreti, Castro poteva segnare quattro gol facili"
Nella sala stampa del Dall’Ara, il tecnico del Bologna Vincenzo Italiano è apparso visceralmente rammaricato, quasi frastornato da quello che i suoi occhi avevano appena visto. Il suo intervento, più che un’analisi tattica a freddo, è sembrato lo sfogo di chi si vede sfuggire una preda ormai addomesticata, una partita che la logica del campo e delle cinque vittorie consecutive avrebbe dovuto consegnargli su un piatto d’argento. “Arrivavamo da cinque vittorie consecutive e da ottime prestazioni anche difensive – ha esordito l’allenatore – contro gli scaligeri tutto questo, purtroppo, non si è visto”. Un’ammissione che suona come un’autocritica collettiva, un campanello d’allarme che squilla nel momento meno opportuno, alla vigilia di un doppio impegno europeo di vitale importanza.
L’ex tecnico della Fiorentina ha poi puntato il dito senza troppi giri di parole sull’inefficacia del reparto avanzato e sulla leggerezza con cui la sua squadra ha approcciato la fase difensiva nei minuti immediatamente successivi al vantaggio. “Abbiamo tirato diciannove volte – ha proseguito Italiano scandendo i numeri come un atto d’accusa – solo due nello specchio. Santi Castro ha avuto quattro nitide occasioni e le ha fallite. La verità è che siamo stati poco concreti davanti e disattenti dietro”. Il riferimento all’attaccante argentino è chiaro e impietoso, una sottolineatura di come la partita si sarebbe potuta chiudere se solo il bomber avesse avuto la mira dei giorni migliori, quelli in cui, come successo a Torino, un gol difficile aveva deciso la gara. “Questo sport mi fa impazzire – ha aggiunto – perché su diciannove tiri, se fossimo stati concreti, avremmo parlato d’altro”.
La falsa percezione della facilità: il monito di Italiano e il successo che ridà ossigeno a Sammarco
C’è poi un aspetto psicologico, quasi sociologico, che Italiano ha voluto affrontare per spiegare, almeno in parte, il passo falso. La narrazione mediatica, quella che vedeva il Bologna ormai lanciato verso traguardi prestigiosi e il Verona come un avversario sulla carta abbordabile, è stata secondo lui una trappola mortale. “Ormai tutti qui stanno pensando che ogni partita sia semplice per il Bologna – ha tuonato in conferenza – tutte le partite siano ormai archiviate perché arriva il Bologna, vince con tutti, le vince facili. Io non la penso come tanti che sia tutto scontato”. Una frecciata all’ambiente, ai tifosi e forse anche ai suoi stessi giocatori, colpevoli di aver sottovalutato la disperazione di un avversario che lotta per non retrocedere. Quando mi dicevano che avrei fatto sei punti facili con Pisa e Verano – ha ricordato – avevo risposto che non sarebbe stato così. Non possiamo venire qui e pensare di vincere contro tutti”.
Se a Bologna è rimasto lo smacco e la difficoltà di dover metabolizzare una sconfitta che interrompe una striscia positiva proprio alla vigilia del doppio confronto con la Roma in Europa League, a Verona si respira un’aria completamente diversa. La vittoria del Dall’Ara, la prima del 2026 per la compagine scaligera, assume i contorni di una piccola impresa, capace di ridare fiducia e, soprattutto, alimentare il sogno di una rimonta salvezza che fino a poche ore prima sembrava proibitiva. La squadra affidata a Paolo Sammarco – chiamato a fine gennaio a raccogliere un’eredità pesante dopo l’esonero di Paolo Zanetti – ha mostrato una faccia diversa, fatta di sacrificio, ordine e cinismo, le stesse armi che il Bologna ha dimenticato in spogliatoio. Per i veneti, ora l’orizzonte si schiarisce: i diciotto punti in classifica accorciano le distanze dalla quartultima, e la prestazione del Dall’Ara, al di là del risultato, è la prova che l’anima di questa squadra è ancora viva e pronta a lottare fino all’ultimo secondo.




