Generali, utili record a 4,3 miliardi. Donnet: “Pronti a sostituire Axa nell’accordo con Mps”
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Redazione Economia
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Il gruppo triestino delle Assicurazioni Generali ha chiuso il primo anno del nuovo piano strategico, denominato “Lifetime Partner 27: Driving Excellence”, con numeri che non hanno precedenti nella propria storia, avendo registrato un utile netto normalizzato pari a 4,3 miliardi di euro, in crescita del 14,5% rispetto all’esercizio precedente, e un risultato operativo che ha toccato quota 8 miliardi, trainato da una performance straordinaria di tutti i segmenti, in particolare del comparto Danni, i cui premi lordi sono aumentati del 7,6%, e della raccolta netta Vita, la quale, grazie al contributo delle polizze puro rischio e malattia e dei prodotti ibridi e unit-linked, ha raggiunto i 13,5 miliardi consolidando la posizione del Leone ai vertici del settore assicurativo europeo.
Alla luce di questi risultati, che evidenziano una raccolta premi complessiva attestatasi a 98,1 miliardi, il consiglio di amministrazione presieduto da Andrea Sironi proporrà alla prossima assemblea degli azionisti, convocata per il 23 aprile, un dividendo in salita del 14,7% a 1,64 euro per azione, accompagnato da un nuovo programma di buyback da 500 milioni, segnale quest’ultimo di una solidità patrimoniale che trova riscontro in un indice di solvibilità al 219%, ben al di sopra delle attese degli analisti.
L’amministratore delegato Philippe Donnet, nel commentare i conti con la stampa, ha però spostato l’attenzione anche sulle prospettive future, soffermandosi in particolare sulle possibili evoluzioni dello scacchiere delle alleanze, dopo che era stata accantonata l’ipotesi di una fusione nel risparmio gestito con il colosso francese Natixis, operazione che aveva incontrato resistenze da parte di alcuni grandi azionisti e del governo italiano. Il manager francese, da giovane rugbista cresciuto nel club di Perpignan e poi formatosi professionalmente in Giappone tra le fila di Axa, ha infatti dichiarato la piena disponibilità del gruppo a valutare qualsiasi accordo strategico, sia in ambito nazionale che internazionale, che possa contribuire a creare una piattaforma globale nell’asset management mantenendone però saldamente il controllo.
Il possibile ingresso in Mps e il rapporto con UniCredit
Uno dei temi caldi, sollevato dallo stesso Donnet, riguarda la possibilità che Generali subentri alla compagnia transalpina Axa come partner assicurativo di Banca Monte dei Paschi di Siena, considerato che l’attuale accordo tra l’istituto senese e il gruppo francese giungerà a scadenza nel 2027. Donnet non ha usato giri di parole, affermando che, qualora si presentasse l’occasione, il Leone sarebbe felice di riportare in Italia il risparmio degli italiani attualmente gestito da Axa, la quale, dopo aver ceduto la propria divisione di asset management a Bnp Paribas, di fatto amministra quelle masse Oltralpe. Naturalmente, ha precisato il ceo, la decisione ultima non spetta a Generali, ma la compagnia è pronta a sedersi al tavolo, anche in considerazione del fatto che Mps, attraverso la recente scalata a Mediobanca, è diventato di fatto il primo azionista del gruppo triestino con una partecipazione indiretta del 13,2%.
Parallelamente, Donnet ha lasciato intendere che vi sono margini per allargare la collaborazione industriale con UniCredit, banca con cui Generali vanta già un accordo di bancassurance operante nell’Europa centrale e orientale. Se vi fosse la volontà di estendere la cooperazione commerciale, ha spiegato il manager, la disponibilità da parte della compagnia non mancherebbe, sebbene ogni ipotesi di crescita debba necessariamente passare attraverso il mantenimento del controllo italiano sulla piattaforma finanziaria, argomento quest’ultimo particolarmente sentito in un contesto geopolitico nel quale, con il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la competizione tra grandi player globali nella gestione del risparmio si fa sempre più serrata.
La strategia nell’asset management e i numeri record
L’asset management si conferna uno dei pilastri su cui poggia la strategia di crescita del gruppo, con masse gestite che hanno superato i 900 miliardi di euro, in aumento del 4,3%, e con un contributo all’utile operativo in crescita del 7,5% a 662 milioni. Un risultato, quest’ultimo, che assume particolare rilevanza se letto alla luce della volontà espressa da Donnet di creare un grande campione europeo con base in Italia, in grado di competere ad armi pari con i giganti d’oltreoceano che premono per accaparrarsi fette consistenti del mercato previdenziale del Vecchio Continente. L’obiettivo, ha ribadito il ceo, è quello di continuare a crescere, anche per linee esterne, ma sempre con la filosofia di mantenere il comando delle proprie piattaforme, una condizione ritenuta irrinunciabile per garantire valore agli azionisti e ai 87mila dipendenti del gruppo. La redditività record del 2025, con un utile per azione in crescita del 16,2%, fornisce dunque al management le risorse e la credibilità necessarie per giocare al meglio questa partita complessa, fatta di equilibri azionari delicati e di scenari competitivi in rapido mutamento.




