Latte, costi insostenibili e pascoli bruciati: l'allarme degli allevatori valtellinesi
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Redazione Economia
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Le aziende agricole valtellinesi che producono latte stanno attraversando una fase di difficoltà economica sempre più marcata.
A lanciare un primo segnale di preoccupazione è Gianmario Tramanzoli, direttore dell'Associazione provinciale allevatori di Sondrio e vicedirettore regionale Aral, secondo cui i costi di produzione hanno ormai superato la soglia di sostenibilità: «C'è effettivamente preoccupazione per le aziende agricole valtellinesi che producono latte, perché i costi, pur riconoscendo alle cooperative lo sforzo di cercare un prezzo adeguato, cominciano ad essere veramente troppo elevati».
La situazione non riguarda soltanto il prezzo riconosciuto alla stalla.
Sul territorio valtellinese pesano anche gli effetti di un'estate particolarmente siccitosa, che ha bruciato i pascoli in quota e costretto molti allevatori ad anticipare la discesa delle mandrie a valle. Secondo quanto riferito da Coldiretti Sondrio, in provincia sono circa 200 gli alpeggi con vacche da latte e la monticazione coinvolge centinaia di allevatori e migliaia di animali. Il problema, come spiegato dal tecnico Flavio Bottoni, riguarda anche le produzioni tradizionali d'alpeggio, con il Bitto e altri formaggi che rischiano una stagione con quantità inferiori.
La Comunità Montana della Valchiavenna ha certificato l'emergenza con un atto ufficiale firmato a metà agosto dal presidente Davide Trussoni, che riconosce la criticità idrica e foraggera eccezionale e la possibilità di lasciare i pascoli in quota in anticipo.
Il nodo dei costi di produzione
A livello nazionale, il tema dei costi di produzione è al centro del dibattito sulla filiera lattiero-casearia. Secondo quanto evidenziato dal presidente di Copagri Tommaso Battista nel corso degli Stati Generali Europei del latte, produrre un litro di latte costa agli allevatori circa 50 centesimi, una cifra che comprende spese energetiche, foraggere, manodopera qualificata e ammortamenti legati all'ammodernamento delle stalle. A fronte di questo, le quotazioni spot sono precipitate fino a 27-30 centesimi al litro, circa la metà rispetto all'anno precedente.
Battista ha indicato tre linee d'intervento: certificazione dei costi di produzione per definire prezzi minimi sostenibili, istituzione di una Ocm Latte per gestire domanda e offerta, e adozione di un Piano di Responsabilità di Mercato con meccanismi di riduzione volontaria della produzione.
Sul fronte del prezzo del latte alla stalla, il 24 giugno 2026 è stato raggiunto un accordo di filiera al tavolo convocato dal Ministero dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle Foreste. L'intesa, valida per il secondo semestre dell'anno, prevede per il Nord Italia un prezzo base di 48 centesimi al litro per luglio e agosto, 49 centesimi per settembre e ottobre, e 50 centesimi per novembre e dicembre.
La remunerazione concordata si applica ai quantitativi che non superano i livelli produttivi registrati nel 2025, mentre le eccedenze sono demandate alla trattativa privata tra produttore e industria acquirente. L'accordo introduce inoltre un meccanismo di equa correlazione con il Grana Padano e un sistema di controlli terzi sui dati produttivi.
La questione dei foraggi e il pascolo nei boschi
In Trentino, la consigliera provinciale Paola Demagri ha depositato un'interrogazione per chiedere alla Provincia una misura straordinaria: consentire temporaneamente agli allevatori di portare il bestiame al pascolo anche in alcune zone boschive marginali e contigue alle malghe.
Secondo Demagri, la prospettiva di dover ricoverare anticipatamente le bovine in stalla, alimentandole a fieno anziché proseguire con il tradizionale pascolo autunnale, comporterebbe costi insostenibili per aziende già gravate dai rincari energetici, dalle materie prime e dalla contrazione del valore di mercato del latte.
La proposta prevede che il Corpo forestale provinciale mappi le zone nelle quali il pascolo potrebbe essere autorizzato senza compromettere il patrimonio forestale, con esclusione tassativa delle aree più delicate, a partire dai rimboschimenti recenti realizzati dopo la tempesta Vaia.
Il quadro della zootecnia trentina è stato delineato anche da Coldiretti Trentino Alto Adige, che stima perdite per il fieno superiori al 40% in media provinciale, con cali fino al 60% in Val di Sole, Val di Non e Val di Fiemme. A pesare sui bilanci è anche il caldo nelle stalle, con un incremento stimato del 30% dei costi energetici per il funzionamento di frigoriferi, ventilatori e nebulizzatori, e un aumento di oltre il 30% dei costi legati all'irrigazione.
In alcune zone del Trentino si sono registrati episodi di bovini morti al pascolo mentre cercavano acqua in punti scoscesi, con interventi dei vigili del fuoco per il recupero delle carcasse.
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