Colloqui Usa-Russia a Riad: Kiev esclusa, si parla di Ucraina
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Redazione Esteri
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A Riad, capitale dell’Arabia Saudita, si è aperto un tavolo di negoziati tra le delegazioni statunitense e russa, con l’obiettivo di discutere della guerra in Ucraina, un conflitto che da oltre tre anni insanguina l’Europa. Eppure, in questa prima fase di dialogo, né Kiev né i rappresentanti dell’Unione Europea sono stati invitati a partecipare. Un’assenza che non passa inosservata, soprattutto considerando che il conflitto riguarda direttamente il territorio ucraino e i suoi equilibri geopolitici.
A fare gli onori di casa è il principe ereditario Mohammed Bin Salman, primo ministro e figura chiave della politica saudita, determinato a consolidare il ruolo del regno come mediatore internazionale. La scelta di Riad come sede dei colloqui non è casuale: l’Arabia Saudita, da tempo alleata degli Stati Uniti, cerca di ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante nello scacchiere globale, anche attraverso iniziative diplomatiche di alto profilo.
Da parte russa, la delegazione è guidata dal ministro degli esteri Sergej Lavrov, affiancato dal consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov e dall’oligarca Kirill Dmitriev. Gli Stati Uniti, invece, hanno inviato una squadra composta dal segretario di Stato Marco Rubio, dal consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Waltz e dall’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff. Nonostante l’assenza di gesti formali, come le tradizionali strette di mano davanti ai media, i colloqui sono iniziati in un clima che Ushakov ha definito «positivo», pur senza fornire dettagli specifici.
L’obiettivo principale non sembra essere, almeno in questa fase, la ricerca di una soluzione immediata al conflitto ucraino. Piuttosto, si punta a rilanciare le relazioni bilaterali tra Mosca e Washington, ridotte ai minimi storici dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022. Un tentativo di dialogo che, seppur limitato, potrebbe aprire spiragli per futuri negoziati più ampi, coinvolgendo anche altre potenze regionali e internazionali.
La scelta di escludere l’Ucraina e l’Europa dal tavolo di Riad solleva però interrogativi non trascurabili. Se da un lato si cerca di evitare tensioni immediate, dall’altro si rischia di marginalizzare proprio quei soggetti che più di altri hanno un interesse diretto nella risoluzione del conflitto. Resta da vedere se questa iniziativa, voluta fortemente dall’amministrazione americana, possa concretamente contribuire a ridurre le ostilità o se si tratti di un mero esercizio diplomatico, utile più a rasserenare gli animi che a trovare soluzioni pratiche.




