Detassazione lavoro dipendente 2026, i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate su flat tax al 5% e 15%

Detassazione lavoro dipendente 2026, i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate su flat tax al 5% e 15%
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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 3/E del 24 giugno 2026, con la quale fornisce nuove e più ampie precisazioni in merito all’applicazione delle agevolazioni fiscali previste dalla legge di Bilancio 199/2025 per i lavoratori dipendenti del settore privato.

Il documento, che si presenta sotto forma di FAQ, interviene per rispondere ai dubbi emersi dopo la precedente circolare del 24 febbraio e allarga significativamente il perimetro di applicazione delle due misure: la flat tax del 5% sugli incrementi retributivi e quella del 15% sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e domenicale.

La flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali e le nuove casistiche

L’imposta sostitutiva del 5%, come stabilito dall’articolo 1, commi 7 e 10, della legge di Bilancio 2026, si applica agli incrementi retributivi corrisposti nell'anno 2026 in attuazione dei contratti collettivi sottoscritti negli anni 2024, 2025 e 2026, a beneficio dei lavoratori dipendenti privati con reddito fino a 33mila euro. Con la circolare 3/E, il Fisco ha chiarito che tale agevolazione può essere estesa anche ad altre voci retributive che, pur non essendo esplicitamente menzionate nella norma, sono strettamente collegate ai rinnovi contrattuali.

Rientrano quindi nel perimetro del 5% le indennità di mansione, gli arretrati derivanti dall’applicazione del nuovo trattamento economico, le ferie non godute e le cosiddette festività soppresse, purché queste componenti siano direttamente riconducibili agli aumenti previsti dai nuovi accordi collettivi.

La tassazione agevolata al 15% per notturni, festivi e domeniche

Parallelamente, la circolare n. 3/E fornisce chiarimenti anche per la seconda misura agevolativa, quella relativa al 15% di tassazione sostitutiva, applicabile ai lavoratori con reddito non superiore a 40mila euro. La norma originaria, contenuta nel comma 11 dell'articolo 1 della legge 199/2025, prevede l'agevolazione per le maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, festivo, nei giorni di riposo settimanale e indennità di turno, erogati nel 2026, entro il limite annuo complessivo di 1.500 euro.

L’Agenzia ha specificato che il beneficio si estende anche al lavoro svolto di domenica, nel caso in cui il riposo settimanale venga collocato in un giorno diverso, e comprende inoltre le indennità di reperibilità e lo straordinario notturno, a condizione che si tratti di compensi aventi natura retributiva e che rispettino i requisiti reddituali e il tetto massimo previsto dalla legge.

I presupposti applicativi e i limiti di reddito

Per poter beneficiare delle due agevolazioni, i chiarimenti dell'Agenzia ribadiscono la necessità di rispettare i presupposti oggettivi e soggettivi indicati dalla Manovra economica. Per il 5%, il reddito da lavoro dipendente conseguito nel 2025 non deve aver superato la soglia dei 33mila euro, mentre per il 15% il limite è fissato a 40mila euro e si applica esclusivamente alle somme erogate fino a concorrenza del tetto di 1.500 euro annui.

Un aspetto centrale emerso dalla circolare riguarda la cumulabilità delle due misure: un lavoratore che rientra nei parametri reddituali per entrambe le fattispecie può infatti beneficiare contemporaneamente della tassazione al 5% sugli aumenti da rinnovo e della tassazione al 15% sulle indennità per lavoro festivo o notturno, sempre nel rispetto dei singoli limiti e delle specifiche causali previste dalla legge.

L’impatto sulle buste paga e gli adempimenti per i datori di lavoro

La circolare 3/E del 24 giugno, nell'offrire un quadro interpretativo più definito, fornisce indirettamente anche indicazioni operative sulla corretta applicazione in sede di pagamento delle retribuzioni. Spetta ai datori di lavoro, infatti, verificare il possesso dei requisiti reddituali da parte dei dipendenti e applicare le aliquote sostitutive in luogo di quelle ordinarie, tenendo conto delle nuove casistiche chiarite dal Fisco.

Per gli operatori del settore e gli uffici pagatori, la distinzione tra le somme che costituiscono incremento retributivo da rinnovo contrattuale e quelle che invece rappresentano mere indennità accessorie diventa cruciale, dal momento che l’errata classificazione potrebbe compromettere il corretto riconoscimento del beneficio.

Con questo intervento, l’Agenzia delle Entrate ha dunque fornito le risposte ai principali quesiti emersi nelle scorse settimane, delineando con maggiore precisione i contorni di due misure che, per il 2026, rappresentano un significativo intervento di alleggerimento fiscale sul lavoro dipendente nel comparto privato.

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