Spreco alimentare, l'impegno di Ferrara tra recupero e scuole: un modello da replicare?
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Redazione Interno
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Nella tredicesima edizione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, i Servizi di Sicurezza Alimentare dell’Azienda USL di Ferrara, la cui azione si estende ben oltre i controlli di routine, hanno illustrato un approccio multifattoriale che fa della lotta allo sperpero di cibo una priorità tangibile. Il loro lavoro, che affonda le radici in una pratica ormai consolidata, intreccia in modo pressoché inscindibile il rigore igienico-sanitario, le istanze della sostenibilità ambientale e un marcato impulso solidaristico, dimostrando come la riduzione dei rifiuti alimentari possa tradursi in un beneficio concreto per l’intera collettività.
Il recupero solidale e il ruolo delle mense
Uno dei cardini di questo impegno è rappresentato dal recupero del cibo, ancora perfettamente idoneo al consumo, che altrimenti verrebbe eliminato. Tale attività, condotta nel pieno rispetto delle normative sulla sicurezza, permette di redistribuire generi alimentari a fini sociali, creando un circolo virtuoso che, da un lato, sottrae risorse preziose alla discarica e, dall’altro, offre un sostegno a chi ne ha maggiore necessità. Parallelamente, un’attenzione specifica è riservata alle mense scolastiche, luoghi dove lo spreco può essere significativo: attraverso un monitoraggio attento e la promozione di buone prassi gestionali, si punta a minimizzare gli avanzi, educando implicitamente anche i più piccoli al valore del cibo.
I dati nazionali: un quadro in chiaroscuro
Questo sforzo locale si inserisce in un panorama nazionale delineato dall’indagine “Il caso Italia 2026”, la quale, se da un canto registra una flessione del 10,3% nel cibo buttato rispetto all’anno precedente, dall’altro continua a segnalare una situazione gravosa. Lo spreco domestico, infatti, vale ancora oltre 7,3 miliardi di euro annui, mentre considerando l’intera filiera la cifra supera i 13,5 miliardi, corrispondenti a più di cinque milioni di tonnellate di prodotti. Un paradosso stridente emerge se si considera che, mentre ogni italiano butta via in media più di mezzo chilo di alimenti a settimana, quasi sei milioni di persone nel Paese non hanno la possibilità di garantirsi un pasto proteico con regolarità.
Generazioni a confronto: abitudini diverse a tavola
Il rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International offre, inoltre, uno spaccato interessante sulle differenze comportamentali tra le diverse generazioni. Se i nati tra il 1946 e il 1964 si confermano i più virtuosi, con nove su dieci che dichiarano di sprecare cibo meno di una volta a settimana, tra i più giovani, la Generazione Z, la quota scende a sette su dieci. Emergono poi approcci divergenti nella gestione della spesa: il 20% dei Gen Z acquista grandi quantità di uno stesso prodotto per porzionarlo e congelarlo, una pratica adottata dal 21% dei Millennial ma solo dal 14% dei Boomer e della Generazione X. Quest’ultimi, al contrario, mostrano una netta preferenza per i piccoli formati, scelti dal 31% di loro contro un 18% dei nati dopo il 1997.
Educazione e sensibilizzazione: il lavoro nelle scuole
Proprio partendo da queste differenze, l’azione dell’Azienda USL di Ferrara attribuisce un peso fondamentale alla sensibilizzazione delle giovani generazioni, coinvolgendo direttamente le scuole in progetti didattici. L’obiettivo, chiaramente, è quello di intervenire sulla formazione di una coscienza critica riguardo al consumo di risorse alimentari, affinché le buone pratiche, come quelle promosse attraverso il recupero solidale e l’ottimizzazione del servizio mensa, diventino un patrimonio condiviso e duraturo, capace di influenzare positivamente i comportamenti individuali e familiari nel lungo periodo.




