Borse Asia in forte calo, Seoul verso il tonfo. Vendite sui titoli tech dopo attacchi in Iran

Borse Asia in forte calo, Seoul verso il tonfo. Vendite sui titoli tech dopo attacchi in Iran
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Redazione Economia Redazione Economia   -   La tensione in Medio Oriente ha gettato un'ombra pesante sui mercati asiatici, con la borsa di Seul che ha subito una delle sedute più difficili degli ultimi tempi. L'indice Kospi ha archiviato la giornata con un crollo vicino al 9%, innescando per ben sette volte il meccanismo di sospensione delle contrattazioni, noto come circuit breaker, a causa dell'intensità delle vendite che hanno travolto il listino.

Il clima di avversione al rischio, alimentato dalla ripresa degli attacchi americani in Iraq e dalle conseguenti tensioni con l'Iran, si è combinato con un violento sell-off che ha preso di mira in particolare il settore tecnologico, storicamente tra i più sensibili a questi scenari di crisi.

Il crollo dei giganti dei semiconduttori

A pagare il prezzo più alto sono stati i grandi nomi dell'industria dei chip, con le azioni di SK Hynix che hanno registrato un tracollo, segnando un ribasso che in alcuni momenti della giornata ha superato il 15%, per poi attestarsi su cali intorno al 13-15%. Non è andata meglio a Samsung Electronics, l'altro pilastro della borsa coreana per capitalizzazione, che ha visto il suo titolo scendere di circa il 9%.

Questi due colossi, dominando l'indice Kospi, hanno trascinato l'intero mercato verso il basso in una spirale negativa che riflette i timori degli investitori riguardo a una possibile frenata degli investimenti nel settore dell'intelligenza artificiale, di cui le aziende di memorie sono tra i principali attori globali.

Gli altri mercati asiatici e il ruolo del petrolio

La debacle di Seul ha contagiato anche le altre piazze finanziarie dell'area, seppur con intensità diverse. A Tokyo, l'indice Nikkei-225 ha ceduto circa due punti percentuali, mentre Shanghai ha registrato un calo dell'1,3% e Singapore ha subito una flessione più contenuta. A fare da contraltare è stata Hong Kong, che ha mantenuto un lieve rialzo.

Il combustibile di questa ondata di vendite è stato, in larga misura, il repentino rialzo del prezzo del petrolio, schizzato dopo la ripresa delle ostilità e che ha riacceso i timori per l'inflazione e per la stabilità dell'economia globale, già provata da altri fattori di incertezza.

Una giornata da record per le sospensioni

La seduta di Seul è entrata di diritto nella storia per il numero di interruzioni delle contrattazioni, un segnale della pressione straordinaria a cui sono stati sottoposti i mercati. Con il Kospi in caduta libera, le autorità di borsa sono state costrette a intervenire ripetutamente per arginare il panico, in una giornata che gli operatori ricorderanno a lungo. Lo scenario che si è profilato all'orizzonte è quello di una ripresa del conflitto che potrebbe avere ripercussioni durature sui flussi commerciali e sulla fiducia di investitori e imprese.

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