Ian Gillan dei Deep Purple: «Mi resta il 30% della vista, il ritiro non è lontano»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il frontman dei Deep Purple, Ian Gillan, ha rivelato, in un’intervista al mensile Uncut che non è ancora stata pubblicata ma i cui stralci sono stati anticipati da Music News e ripresi da numerose testate internazionali, di essere ridotto a possedere soltanto il trenta per cento della propria capacità visiva. Una condizione, ha spiegato il cantante che ha da poco compiuto ottant’anni, destinata a permanere senza che si possano attendere miglioramenti, il che, come egli stesso ha affermato con un certo stoicismo, «rende la vita misteriosa».
Le difficoltà quotidiane e l'adattamento
La menomazione, che si è andata acuendo nel tempo, trasforma le attività più comuni in sfide complesse, tra le quali la più gravosa, per un artista che continua a scrivere e a gestire i propri impegni, risulta essere il lavoro al computer. Gillan ha descritto con precisione il meccanismo di compensazione a cui è costretto, poiché, se non sfrutta la visione periferica, lo schermo diventa per lui un campo vuoto. «Leggo una riga», ha dichiarato, «guardando lo schermo di lato», in una pratica che richiede uno sforzo continuo e che dimostra come l’adattamento sia l’unica via percorribile.
L'ombra del ritiro e il futuro della band
Sebbene i Deep Purple, dopo il tour concluso dal cantante alla fine del 2024, proseguano la loro attività con una serie di concerti, tra cui alcune date italiane previste per l’estate del 2026, Gillan ha ammesso con realismo che l’addio alle scene «non è lontano». Il musicista, senza mezzi termini, ha espresso la volontà di non voler essere «motivo d'imbarazzo per nessuno», legando indissolubilmente le sue sorti sul palco al progredire di un limite fisico con il quale deve ormai fare i conti in maniera definitiva.
Uno sguardo oltre il palco
La situazione, al di là delle ripercussioni sulla carriera, delinea un quadro di grande difficoltà personale che il cantante affronta con un atteggiamento di rassegnata accettazione. L’intervista, nel suo complesso, non si configura come un annuncio di pensionamento immediato ma piuttosto come una presa di coscienza pubblica, un rendere conto ai sostenitori di un processo inevitabile dettato non dalla volontà bensì da una circostanza fisica che, come ha sottolineato più volte, «non migliorerà».




