La Sifo sul testo unico del farmaco: “Necessario un contributo di tutti i protagonisti della filiera”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il processo di riordino della legislazione farmaceutica, un'operazione complessa che mira a mettere ordine in un settore regolato da stratificazioni normative risalenti persino ai Regi Decreti degli anni Trenta, sta entrando nel vivo. La Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (Sifo), per bocca del suo presidente Arturo Cavaliere, ha espresso un convinto apprezzamento per l'iniziativa promossa dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, sottolineando però un aspetto cruciale per la buona riuscita della riforma. Durante un intervento alla Camera dei Deputati, in un evento organizzato dal vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali, Luciano Ciocchetti, Cavaliere ha infatti rimarcato come ci si trovi di fronte ai presupposti per una “autentica riforma di sistema” e, proprio per questo, abbia sottolineato la necessità imprescindibile che tutti gli attori della filiera vengano messi nelle condizioni di offrire il proprio, competente contributo alla stesura dei prossimi Decreti legislativi -1-10. Un passaggio, questo, che la Sifo ritiene fondamentale considerati gli impatti straordinari che i nuovi provvedimenti avranno non solo sul tessuto produttivo e sulle professioni, ma anche sulla garanzia di un accesso equo e omogeneo alle cure su tutto il territorio nazionale.

Le proposte operative dei farmacisti ospedalieri

Entrando nel merito delle questioni tecniche, il presidente Cavaliere ha illustrato alcune osservazioni puntuali che la società scientifica ha messo a punto in relazione all'articolo 3 della legge delega, quello che definisce i principi e i criteri direttivi per i decreti attuativi attesi entro la fine dell'anno. Un tema centrale, per i farmacisti ospedalieri, riguarda la revisione della disciplina sulla distribuzione dei medicinali, un ambito nel quale la Sifo ha già elaborato un documento tecnico congiunto insieme a Fofi, Federfarma e Assofarm. Un documento che, come ha tenuto a precisare Cavaliere, contiene i fondamenti per una riorganizzazione efficace dei canali distributivi e che viene messo a disposizione dei legislatori come base di partenza per il confronto.

Un'altra proposta concreta avanzata dalla Sifo concerne la governance degli approvvigionamenti, specialmente per quanto riguarda i farmaci innovativi e quelli destinati ai pazienti affetti da patologie rare. L'idea, già formalizzata in un documento redatto in collaborazione con i Provveditorati, è quella di superare l'attuale frammentazione delle gare regionali, un sistema che spesso genera duplicazioni di costi e ritardi nell'accesso alle terapie. La proposta, ha spiegato Cavaliere, è di prevedere nei futuri decreti la possibilità per la Conferenza Stato-Regioni di individuare una Centrale Unica di Committenza. Quest'ultima potrebbe espletare procedure uniche a livello nazionale, garantendo così un accesso simultaneo e omogeneo ai nuovi farmaci, con evidenti benefici in termini di efficienza e tempestività delle cure per i cittadini, indipendentemente dalla regione di residenza -1-10.

Il nodo della spesa e la questione della distribuzione diretta

Parallelamente al dibattito sul riordino normativo, rimane caldo il tema della sostenibilità economica del sistema, come dimostrano i più recenti dati di monitoraggio della spesa farmaceutica. Nei primi nove mesi del 2025, la spesa complessiva ha raggiunto i 18,42 miliardi di euro, facendo registrare uno scostamento di 2,85 miliardi rispetto al tetto programmato. Una situazione che ha spinto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a richiedere chiarimenti urgenti all'Aifa, sottolineando criticità gestionali e una preoccupante divergenza interpretativa tra l'Agenzia stessa e le Regioni in merito alla sostenibilità della spesa. Il ministro, in una lettera ai vertici dell'Aifa, ha chiesto documentazione metodologica completa e un rapporto bimestrale, evidenziando come la crescente attenzione mediatica sull'andamento della spesa imponga una riflessione approfondita.

In questo quadro, è emersa con forza una polemica sulla corretta interpretazione dei dati, in particolare per quanto riguarda le cause dello sforamento. Federfarma ha respinto con decisione le ricostruzioni che attribuirebbero alla spesa farmaceutica convenzionata la responsabilità principale del superamento dei tetti. Analizzando i dati ufficiali AIFA certificati dal MEF, l'associazione dei titolari di farmacia evidenzia come la spesa per acquisti diretti da parte di ospedali e ASL sfori il proprio tetto di 3,38 miliardi, mentre la spesa convenzionata si attesti al di sotto del proprio limite di 0,47 miliardi -8. Un paradosso, lo definisce Federfarma, che rischierebbe di far cercare le cause del problema nella direzione sbagliata. L'associazione ha inoltre difeso la nuova remunerazione delle farmacie e il trasferimento di alcuni farmaci, come le gliflozine per il diabete, dalla distribuzione diretta a quella convenzionata, misura che, secondo i dati, avrebbe già generato risparmi e migliorato l'accesso alle cure per i pazienti -8.

Verso una razionalizzazione del sistema

Il percorso verso il Testo unico, che ha già ottenuto il via libera dalla Conferenza Unificata e si appresta ora all'esame parlamentare, rappresenta quindi un'occasione per affrontare in modo strutturale queste criticità. Per il presidente della XII Commissione Affari sociali della Camera, Ugo Cappellacci, intervenuto recentemente in un talk dedicato al tema, il punto economico-finanziario è centrale e la delega lo affronta in modo esplicito prevedendo l'adeguamento dei tetti di spesa e la revisione del payback. L'obiettivo, come ha più volte ribadito il sottosegretario Gemmato, è quello di creare una cornice normativa chiara e stabile che, semplificando le regole, protegga i cittadini e renda il sistema più attrattivo per gli investimenti, valorizzando al contempo il ruolo dei farmacisti come presidio di prossimità e parte integrante della sanità territoriale. Un punto di equilibrio complesso, che cerca di conciliare la sostenibilità economica con il diritto universale alla salute sancito dalla Costituzione.

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