Psicofarmaci in età pediatrica, l'allarme dell'Aifa: prescrizioni in netta crescita

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'utilizzo di psicofarmaci in ambito pediatrico, che comprende per la maggior parte antipsicotici, antidepressivi e medicinali per il trattamento dell'Adhd, registra un incremento deciso, un fenomeno che raggiunge la sua massima intensità nella fascia d'età compresa tra i dodici e i diciassette anni. In questo gruppo, particolarmente vulnerabile, si osserva un consumo di 129,1 confezioni ogni mille abitanti, con una prevalenza d'uso che si attesta all'1,17%, un dato che, sebbene in ascesa, risulta peraltro in linea con quanto emerge da altri studi epidemiologici di respiro internazionale. Gli esperti, nel commentare la tendenza, la legano a doppio filo con l'aumento parallelo delle diagnosi, sottolineando come si tratti di un andamento globale, acuito in maniera significativa in seguito alla pandemia di Covid-19, la quale ha inciso profondamente sul benessere psicofisico dei più giovani.

Il caso della Sicilia e la carenza di specialisti

La situazione assume contorni ancor più marcati in alcune regioni, come la Sicilia, dove l'Agenzia italiana del farmaco ha rilevato, nel 2024, un incremento delle prescrizioni pediatriche pari a circa il dieci per cento rispetto all'anno precedente. Questo balzo, che supera la media nazionale, si staglia su uno sfondo critico, caratterizzato da una carenza di specialisti: nell'Isola, infatti, operano meno di nove neuropsichiatri infantili ogni centomila minorenni, una dotazione che si colloca al di sotto della già non ottimale media italiana. La minore disponibilità di figure specialistiche, come è facile intuire, rappresenta un elemento di complessità aggiuntivo nella gestione di un fenomeno così delicato, che richiede valutazioni attente e un monitoraggio costante.

Il quadro nazionale e gli effetti collaterali

A livello nazionale, il ricorso a queste terapie è addirittura raddoppiato nel giro di pochi anni, come denunciato dall'Aifa nel suo ultimo rapporto. Se da un lato questi farmaci si rivelano strumenti utili, e a volte necessari, per affrontare disturbi dell'umore o problematiche legate all'iperattività e al deficit di attenzione, dall'altro non sono privi di rischi, presentando nei pazienti più giovani un profilo di effetti collaterali che può essere più marcato rispetto a quanto si verifica negli adulti. La loro prescrizione, pertanto, deve essere il frutto di una ponderata valutazione del rapporto tra benefici attesi e potenziali rischi, un equilibrio che richiede grande cautela e competenza.

La spesa farmaceutica nel contesto generale

Questo trend si inserisce in un contesto più ampio, che vede nel 2024 la spesa farmaceutica totale in Italia aver toccato i 37,2 miliardi di euro, con una crescita del 2,8% rispetto all'anno precedente. Di questa cifra, ben 26,8 miliardi, corrispondenti a un aumento del 7,7%, sono stati sostenuti dal Servizio sanitario nazionale, arrivando a coprire il 72% del totale. I dati Aifa evidenziano come la spesa territoriale pubblica abbia raggiunto i 13,7 miliardi, segnando un +5,1%, mentre quella per i farmaci acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche abbia toccato i 17,8 miliardi, con un notevole incremento del 10%.

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