Iran-Usa, Teheran minaccia i Paesi che aderiranno alle sanzioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel confronto Iran-Usa, Teheran ha avvertito che considererà “nemico” qualsiasi Paese disposto a partecipare alla guerra economica promossa dagli Stati Uniti contro la Repubblica Islamica. La presa di posizione arriva mentre più di 40 petroliere transitano nello Stretto di Hormuz attraverso il canale sud e Donald Trump annuncia una nuova offensiva economica contro l’Iran. A formulare la minaccia è stato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, che ha indicato anche le possibili conseguenze per gli Stati che dovessero aderire alle misure di Washington. L’Iran, secondo quanto dichiarato, tenterà prima la strada diplomatica chiedendo a quei Paesi di mantenere una posizione neutrale.

Iran-Usa, la minaccia di Teheran sulla guerra economica

Rezaei, intervenendo in un’intervista all’emittente statale IRIB, ha spiegato che la risposta iraniana cambierebbe qualora il tentativo di dialogo non producesse risultati. Se alcuni Paesi rifiutassero di restare neutrali e scegliessero di aderire all’assedio economico promosso dagli Stati Uniti, Teheran li considererebbe direttamente coinvolti nella pressione contro l’Iran. In quel caso, secondo le parole dell’alto funzionario di sicurezza, la Repubblica Islamica colpirebbe i loro interessi. L’avvertimento lega quindi l’adesione alle sanzioni americane a possibili conseguenze dirette, trasformando la neutralità richiesta da Teheran in uno dei punti centrali della nuova fase dello scontro con Washington.

Il passaggio più netto riguarda lo Stretto di Hormuz, indicato da Rezaei come uno degli strumenti attraverso cui l’Iran potrebbe reagire. Il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale ha affermato che Teheran impedirebbe che “anche una sola goccia di petrolio” venga esportata attraverso lo stretto dai Paesi considerati partecipanti alla guerra economica americana. La dichiarazione arriva nello stesso momento in cui più di 40 petroliere risultano in transito a Hormuz attraverso il canale sud. Nel confronto Iran-Usa, il passaggio marittimo torna così al centro delle dichiarazioni iraniane, insieme alla pressione economica annunciata da Trump e alla risposta formulata dai vertici di sicurezza di Teheran.

Trump annuncia il “D-Day economico” contro l’Iran

La nuova presa di posizione iraniana segue l’annuncio fatto mercoledì notte da Donald Trump su Truth Social. Il presidente ha presentato l’iniziativa come “l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese”, definendola una sorta di “D-Day economico” contro l’Iran. Da Teheran è arrivata una risposta che respinge il cosiddetto “terrorismo economico americano” e afferma la volontà di non permettere che la pressione degli Stati Uniti colpisca la stabilità iraniana. Le dichiarazioni dei due fronti si concentrano quindi sul terreno economico, ma l’avvertimento di Rezaei estende il confronto anche agli altri Paesi chiamati a scegliere se aderire o meno alle misure promosse da Washington.

Il messaggio iraniano distingue infatti una prima fase diplomatica da una possibile risposta successiva. Teheran, secondo Rezaei, inviterà inizialmente i governi interessati a restare neutrali e cercherà un dialogo prima di considerarli parte dell’assedio economico. Solo in caso di rifiuto e di adesione alla pressione statunitense scatterebbe la definizione di “nemico”, accompagnata dalla minaccia di colpire gli interessi di quei Paesi e di intervenire sulle loro esportazioni di petrolio attraverso Hormuz. Nelle stesse ore emerge anche il rafforzamento dell’arsenale iraniano, mentre il confronto con gli Stati Uniti resta segnato dalle sanzioni, dalle dichiarazioni di Trump e dalla risposta delle autorità di Teheran.

Hormuz e i dossier regionali mentre Macron incontra bin Salman

Accanto alla tensione tra Iran e Stati Uniti, resta aperto il fronte diplomatico regionale. Il presidente francese Emmanuel Macron accoglierà domenica a Parigi il principe ereditario saudita e leader de facto del regno, Mohammed bin Salman, per una visita di due giorni dedicata ai rapporti bilaterali e ai principali dossier regionali. Nello stesso quadro vengono segnalati contatti segreti tra Israele e Siria con l’obiettivo di evitare un’escalation. Sono sviluppi che procedono parallelamente alle minacce iraniane sulla guerra economica e al transito delle petroliere attraverso Hormuz, mentre la pressione annunciata da Washington coinvolge anche la posizione che gli altri Paesi sceglieranno di assumere.

Il punto indicato da Teheran riguarda soprattutto il comportamento degli Stati che potrebbero aderire alle sanzioni americane. Rezaei ha chiarito che l’Iran non li considererebbe automaticamente nemici, perché prima cercherebbe di convincerli attraverso il dialogo diplomatico a mantenere la neutralità. La soglia indicata dalle autorità iraniane scatterebbe con l’adesione all’assedio economico promosso dagli Stati Uniti, alla quale Teheran associa la possibilità di colpire interessi nazionali e di bloccare le esportazioni petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz. Le dichiarazioni arrivano mentre Trump intensifica la pressione economica e l’Iran risponde sostenendo di voler difendere la propria stabilità dalle misure americane.

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