Roma, l'auto radiocomandata trasformata in ordigno: sequestrati anche 16 chili di droga
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Redazione Interno
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Un ritrovamento, quello effettuato dalla squadra Mobile in un box di via Franco Enriquez, a Fidene, che unisce le minacce della criminalità più violenta alle logiche dello spaccio di quartiere. Gli agenti, impegnati in una serie di accertamenti di routine a pochi metri dal commissariato, hanno infatti portato alla luce un arsenale in miniatura e un consistente quantitativo di stupefacenti, delineando un quadro di pericolosità multiforme. La scoperta, avvenuta nel corso di un'ispezione in un garage, ha immediatamente innalzato il livello d'allerta, spostando l'attenzione degli investigatori da semplici reati di droga a una potenziale attività eversiva.
L'ordigno ad alto potenziale
L'elemento che ha catalizzato l'attenzione degli specialisti è stato un congegno esplosivo, definito tecnicamente ad alto potenziale e valutato, senza mezzi termini, come "in grado di uccidere". L'ordigno, assemblato con perizia tecnica, sfruttava il telaio di un'auto giocattolo a radiocomando, dotata di un motorino elettrico, sulla quale erano stati fissati tre artifici pirotecnici. Il meccanismo di attivazione, poi, si completava con una testina elettrica di accensione, simile a quelle usate per i fuochi d'artificio, e un radiocomando camuffato da volante di piccole dimensioni. Una configurazione che, pur nella sua apparente semplicità, dimostrava una chiara finalità offensiva, rendendo il dispositivo potenzialmente trasportabile e attivabile a distanza.
Il parallelo sequestro di stupefacenti
Accanto alla minaccia dell'ordigno, gli agenti hanno rinvenuto una partita di droga del peso complessivo di sedici chili, composta da hashish e marijuana, insieme al materiale necessario per il confezionamento e la vendita al dettaglio, come bilancini di precisione. Questo duplice ritrovamento solleva interrogativi stringenti sul possibile collegamento tra le due attività illecite, lasciando aperta la possibilità che il box non fosse un semplice deposito ma un vero e proprio centro operativo per traffici di varia natura. La presenza degli strumenti per lo spaccio, infatti, suggerisce un'attività commerciale continua, mentre l'ordigno introduce un elemento di violenza premeditata che va ben oltre la normale gestione del mercato della droga.
Le indagini in corso
Le indagini, coordinate dalla Mobile, sono ora concentrate nel ricostruire l'origine dei materiali esplosivi e nel definire la piena funzionalità dell'auto-bomba, oltre che nel tracciare la filiera degli stupefacenti sequestrati. Gli investigatori, che stanno ancora definendo i contorni precisi dell'operazione, devono chiarire se il dispositivo fosse destinato a un regolamento di conti nell'ambito della criminalità locale o se rappresentasse uno strumento per scopi intimidatori più ampi. La collocazione del box, in una strada periferica ma a ridosso di un presidio di polizia, aggiunge un ulteriore elemento di sfida alla lettura dell'accaduto, indicando una certa spregiudicatezza nella scelta del nascondiglio.




