Italia, niente da fare: Maldini orientato a rifiutare la proposta di Malagò di diventare direttore tecnico degli Azzurri

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il sogno di un ritorno di Paolo Maldini in Nazionale, in veste dirigenziale, sta vivendo un repentino colpo di scena. Nonostante fosse il nome più gradito al neoeletto presidente della FIGC, Giovanni Malagò, per il ruolo di direttore tecnico del nuovo corso azzurro, la leggenda del Milan e della difesa italiana sarebbe infatti orientata a dire di no all'offerta.

Secondo quanto raccolto dalla redazione di Sport Mediaset, l'ex capitano rossonero starebbe seriamente prendendo le distanze dalla prospettiva di ricoprire un incarico di così alto profilo all'interno della Federazione, gettando nello sconforto il progetto di rilancio fortemente voluto da Malagò, il quale aveva individuato in Maldini l'uomo giusto per traghettare l'Italia fuori dalla crisi sportiva che l'ha vista mancare la qualificazione al Mondiale per la terza volta consecutiva.

Il progetto di Malagò e il ruolo chiave per Maldini

La strategia di Giovanni Malagò, formalizzata nei giorni scorsi dopo la sua elezione alla presidenza della Federcalcio, prevedeva una rivoluzione epocale negli equilibri di Coverciano, con l'istituzione di una figura di direttore tecnico che avesse pieni poteri operativi e sportivi per ridare smalto alla Nazionale. L'idea del Presidente era quella di affidare a Paolo Maldini, un uomo di straordinaria competenza e carisma, le chiavi del progetto, consegnandogli un ruolo ben più sostanzioso rispetto a un semplice incarico di rappresentanza.

Si trattava di un'operazione che avrebbe visto Maldini operare come un plenipotenziario, con il compito di lavorare a stretto contatto con il futuro commissario tecnico, la cui scelta stessa sarebbe passata attraverso il suo vaglio tecnico; questo per garantire una struttura solida e una visione chiara, elementi che erano mancati nel recente passato e che avevano portato la Nazionale a toccare il fondo con l'eliminazione dai playoff mondiali.

Le ragioni di un cortocircuito annunciato

Le indiscrezioni che filtrano in queste ore, sebbene ancora non ufficializzate, dipingono uno scenario in cui il no di Maldini sarebbe dettato da una serie di ragioni profonde, radicate nella sua storia personale e professionale. Il rapporto tra l'ex difensore e la maglia azzurra si è interrotto bruscamente il 18 giugno 2002, dopo la deludente eliminazione dal Mondiale di Corea e Giappone per mano della Corea del Sud, e da allora non si è mai più ricreato un legame, nonostante i ripetuti tentativi di riportarlo nel giro azzurro.

Il rifiuto più emblematico, che ha assunto i contorni di una scelta di coerenza assoluta, fu quello opposto a Marcello Lippi prima del trionfale Mondiale del 2006: Maldini declinò l'invito del ct, convinto che non sarebbe stato corretto subentrare nella lista dei convocati a discapito di quei giocatori che avevano sudato per conquistarsi il posto durante il ciclo di qualificazioni.

Questa sua intransigenza morale e il suo carattere spigoloso, che non ha mai amato i ruoli di facciata, sembrano essere i principali ostacoli a un accordo che pure, sulla carta, sembrava potesse rappresentare il più suggestivo dei ritorni.

Le alternative per la panchina e per il ruolo di direttore tecnico

Con la pista che porta a Maldini che si va facendo sempre più impervia, il Presidente Malagò è costretto a rivedere i propri piani. Se da un lato la possibilità che Antonio Conte diventi il nuovo commissario tecnico degli Azzurri, in un clamoroso sorpasso ai danni di Roberto Mancini, torna prepotentemente di moda, dall'altro lato la ricerca di un direttore tecnico deve essere riaperta, orientandosi su profili alternativi.

I nomi che circolano con maggiore insistenza per affiancare il nuovo ct sono quelli di Claudio Ranieri, una delle figure più esperte e stimate del calcio italiano, e di Gianluigi Buffon, che ha già maturato una certa esperienza in Federazione e rappresenterebbe un'altra icona azzurra al servizio del rilancio.

Le prossime settimane saranno decisive per sciogliere i nodi e definire l'assetto della nuova Italia, ma il primo e più importante tassello del puzzle, quello che prevedeva il ritorno di Paolo Maldini, sembra ormai destinato a saltare, obbligando Malagò a un difficile cambio di rotta nella costruzione della sua rivoluzione azzurra.

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