Trump e la crisi mediorientale: la richiesta a Netanyahu dopo il raid su Doha
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L’attacco aereo israeliano che ha colpito Doha, prendendo di mira esponenti di alto rango di Hamas all’interno della capitale qatariota, ha scatenato una crisi diplomatica di portata internazionale, la cui gestione ha coinvolto direttamente la Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, come rivelato da fonti giornalistiche accreditate, avrebbe infatti avuto una conversazione telefonica definita "di fuoco" con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel corso della stessa giornata dei bombardamenti. Durante il colloquio, Trump avrebbe espressamente chiesto a Netanyahu di astenersi dal condurre ulteriori operazioni militari in territorio qatariota, segnando una presa di posizione netta su un episodio che rischia di compromettere fragili equilibri geopolitici.
L’operazione, se da un lato si inquadra nella legittima risposta di Israele agli attacchi terroristici, dall’altro solleva questioni intricate in merito alla violazione della sovranità nazionale di un paese terzo, il Qatar, che in questo conflitto ha storicamente svolto un ruolo di mediatore insieme a Egitto e Stati Uniti. Proprio questa violazione è stata definita "inaccettabile" dal vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il quale, nel corso di un’informativa urgente al Senato, ha sottolineato come tali azioni minino la credibilità di uno sforzo diplomatico già di per sé estremamente complesso.
Il Qatar, dal canto suo, ha reagito con decisione annunciando la convocazione di un vertice arabo-islamico straordinario che si terrà domenica e lunedì prossimi a Doha. L’obiettivo dell’incontro sarà discutere proprio della recente incursione israeliana e, verosimilmente, di una risposta coordinata alla luce di un atto percepito come una grave provocazione. Nel frattempo, sul terreno, le operazioni militari appaiono sempre più imminenti: cinque divisioni dell’Idf, composte da decine di migliaia di soldati, sono infatti schierate e pronte a partecipare alla prossima offensiva su Gaza City.




