Tragedia a Saint Moritz, trovato senza vita il 25enne Luciano Capasso

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   È stato il miglioramento delle condizioni meteo, dopo giorni di bufere e nevicate che avevano reso impossibile qualsiasi approccio, a permettere ai soccorritori svizzeri di raggiungere finalmente il Corpo senza vita di Luciano Capasso. Il giovane di venticinque anni, originario di Qualiano nel Napoletano, era disperso dallo scorso 16 febbraio, quando aveva deciso di intraprendere un’escursione in solitaria sulle montagne che circondano l’esclusiva località elvetica, dove si trovava per lavoro. La notizia del ritrovamento, diffusa nella mattinata di oggi, è stata confermata dalla madre del ragazzo, Raffaella Grande, e dall’avvocato della famiglia, Sergio Pisani, che ha seguito con apprensione le fasi delle ricerche -2-4.

L’allarme era scattato dopo che il giovane, autista presso un albergo della zona, non aveva fatto ritorno dalla sua gita in alta quota. Dalle prime ricostruzioni fornite dalle autorità di polizia svizzere, emerse che Capasso, salito fino a circa duemilasettecento metri, era stato sorpreso da una violenta bufera di neve, la stessa che per giorni ha di fatto paralizzato le operazioni di soccorso, impedendo l’avvicinamento sia via terra che con l’utilizzo di elicotteri -1-6. La speranza, inizialmente alimentata dal fatto che il dispositivo GPS del venticinquenne continuasse a fornire una posizione, si è infranta solo con il ritrovamento del.

Il profilo della vittima e i dubbi sui soccorsi

L’avvocato Pisani, in una dichiarazione rilasciata all’indomani del tragico epilogo, ha voluto sottolineare come Luciano Capasso non fosse affatto un escursionista occasionale o uno sprovveduto. Al contrario, come riportato da diverse fonti, il giovane vantava un passato da militare, un addestramento specifico che lo rendeva tecnicamente preparato a gestire situazioni di stress e sopravvivenza in ambienti ostili, nonché una comprovata esperienza nelle scalate su alcune delle vette più impegnative delle Alpi. Proprio questo suo background aveva fatto sì che, nei primi giorni, la famiglia nutrisse una forte speranza che potesse essersi riparato in qualche anfratto in attesa dei soccorsi.

Il legale, pur esprimendo tutto il proprio dolore per l’accaduto, non ha potuto esimersi dal sollevare alcuni interrogativi sulla gestione della fase delle ricerche. Il punto, per Pisani, non è tanto la competenza dei soccorritori, quanto la tempestività e i mezzi impiegati: se la geolocalizzazione del telefono forniva un punto preciso, e se stamattina, approfittando di una tregua del meteo, il recupero è stato estremamente rapido, ci si chiede se nei giorni precedenti non si potessero utilizzare droni o altre tecnologie per sorvolare l’area nonostante il maltempo, nel tentativo di raggiungerlo prima che fosse troppo tardi -2-3.

L’attesa e il dramma della famiglia

Per cinque lunghissimi giorni la famiglia di Luciano Capasso ha vissuto nell’angoscia, alternando momenti di fiducia ad altri di profondo sconforto. La madre Raffaella, in un primo momento, si era addirittura detta disposta a offrire una ricompensa a chiunque fosse riuscito a trovare il figlio, lanciando appelli disperati attraverso i media locali e internazionali. Il fratello maggiore del ragazzo era nel frattempo partito per la Svizzera, seguito a distanza dalle autorità consolari italiane, che hanno mantenuto un canale aperto con i familiari per tutta la durata dell’incubo. Il dolore, adesso, lascia poco spazio ad altro, se non alla necessità di comprendere l’esatta dinamica di quanto accaduto.

L’escursione fatale e le condizioni meteo

Quella che doveva essere una giornata di passione e sport, per Luciano Capasso, si è trasformata in una trappola mortale. Le montagne intorno a Saint Moritz, in questo periodo dell’anno, sono particolarmente insidiose: le temperature rigide e la possibilità di improvvise tempeste di neve richiedono una preparazione e un’attrezzatura adeguate, che il venticinquenne, forte della sua esperienza, possedeva. Eppure, nonostante l’addestramento militare e la conoscenza della montagna, la furia degli elementi può rivelarsi fatale. I soccorritori elvetici, solo nelle ultime ore, con il miglioramento delle condizioni atmosferiche, hanno potuto mettere in sicurezza l’area e procedere al recupero della salma, che sarà ora a disposizione delle autorità per tutti gli accertamenti del caso prima del rimpatrio in Italia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.