La costa orientale degli Stati Uniti immobilizzata dal "ciclone bomba", tra bufere e strategie insolite

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un’ondata di freddo polare, generata dal rapido e violento approfondirsi di un ciclone definito "bomba", ha paralizzato una vastissima porzione degli Stati Uniti, estendendosi con i suoi effetti, tanto insoliti quanto severi, dal Golfo del Messico fino alle regioni del New England. Il sistema meteorologico, sviluppatosi sul finire di gennaio, ha scaricato nevicate abbondanti e precipitazioni ghiacciate su territori già provati da eventi precedenti, facendo precipitare i termometri a livelli record e imponendo uno stato di allerta per decine di milioni di residenti, costretti a misurarsi con una realtà climatica eccezionale.

Strategie di emergenza nella Grande Mela

Le conseguenze dell’evento, che ha colpito in modo particolare la costa orientale, si sono manifestate con intensità diversa a seconda delle latitudini. New York, pur avvezza agli inverni rigidi, ha dovuto affrontare cumuli di neve talmente ingenti da rendere necessario il ricorso a metodi straordinari di rimozione. L’amministrazione cittadina ha infatti dispiegato, per gestire l’emergenza, dei particolari impianti mobili di scioglimento, soprannominati non a caso "hot tubs" per la loro somiglianza a gigantesche vasche idromassaggio. Attraverso questi dispositivi, come riferito dal primo cittadino, è stato possibile fondere oltre dieci milioni di chilogrammi di neve raccolta nelle strade, mentre migliaia di operatori si dedicavano, in turni incessanti, a liberare le infrastrutture vitali della metropoli.

Il gelo anomalo raggiunge il sud subtropicale

Se al nord la risposta è stata organizzativa, più a sud gli effetti del gelo hanno assunto tratti paradossali e inediti. Stati come la Georgia e le Caroline sono stati investiti da impressionanti buere di neve, un fenomeno tutt’altro che consueto in quelle aree, mentre la Florida – tradizionalmente celebrata come "The Sunshine State" per il suo clima subtropicale – ha vissuto una situazione quasi surreale. L’abbassamento brutale delle temperature ha infatti provocato il fenomeno, noto ma sempre spiazzante, delle iguane stordite dal freddo, animali a sangue freddo la cui fisiologia viene compromessa quando il termometro scende sotto una certa soglia, rendendole temporaneamente inermi e cadendo dagli alberi.

Una perturbazione dalle conseguenze estese

La perturbazione, che ha continuato a spostarsi portando con sé previsioni di temperature sotto lo zero persistenti, ha dunque dimostrato una capacità di impatto trasversale. Dalle città del nord, attrezzate ma messe a dura prova, alle regioni meridionali, meno preparate a simili eventi e perciò più vulnerabili, il passaggio del ciclone ha tracciato un solco di disagi e di anomalie. L’entità dell’ondata di maltempo, che ha toccato nel complesso circa duecentoquaranta milioni di persone su scala nazionale, ha riportato l’attenzione sulla potenza e l’imprevedibilità di certi fenomeni atmosferici, capaci di modificare radicalmente, seppur per pochi giorni, il volto e le abitudini di interi territori.

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