Damasco il giorno dopo, cambio della guardia

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Damasco, la capitale siriana, il giorno dopo l'avanzata dei ribelli, la città presenta un quadro desolante: blindati e uniformi militari abbandonati direttamente sulla strada dai soldati che si sono arresi, colpi di fucile sparati in aria che ormai sono più un’esibizione di potere che di festa, edifici amministrativi bruciati dalla folla o, come l’aeroporto militare, bombardati da Israele e ancora fumanti. Automobili prese d’assalto con i finestrini in frantumi completano un quadro di devastazione che testimonia la violenza degli scontri.

La vecchia spartizione della Siria non ha retto: il Paese, frantumato in mille pezzi, conta milioni di profughi. Oltre 12 milioni di siriani, in questi anni, hanno dovuto lasciare le loro case, la metà fuggendo fuori dai confini. Paesi tra i più forti e ricchi del mondo arabo, in una generazione, si sono disintegrati e in Siria il regime è evaporato senza opporre resistenza. Un segnale positivo – non ci sono state troppe vittime – ma anche negativo perché significa che lo stato si è dissolto quando lo hanno abbandonato i suoi sponsor principali, Russia, Iran e Hezbollah.

Qualcuno sui social ha provato a spacciare fotografie d’archivio scattate nel 2013 in un ospedale siriano come le prime immagini dell’arrivo di Bashar al Assad e della moglie Asma a Mosca. Al momento, l’unica traccia dei due coniugi, oramai esuli in Russia, è la traiettoria radar dell’aereo che domenica sera 8 dicembre li ha portati dalla base di Hmeimim.

Il leader jihadista Abu Mohammad al Jolani, tra le sue prime dichiarazioni, ha parlato anche dei cittadini siriani presenti in Turchia: «Dopo la caduta di Assad, la maggior parte ritornerà in Siria».

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.