Caccia all'ebreo ad Amsterdam, indagini ferme, pochi i colpevoli davanti al giudice
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Redazione Esteri
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Ad Amsterdam, nella notte tra giovedì 7 e venerdì 8 novembre, si è verificato un episodio di violenza antisemita che ha sconvolto la città. Dopo la partita di Europa League tra Ajax e Maccabi Tel Aviv, vinta dai padroni di casa con un netto 5-0, un gruppo di ultras ha dato vita a una vera e propria "caccia all'ebreo", prendendo di mira i tifosi israeliani presenti in città. Gli agguati, pianificati con cura, hanno visto coinvolti circa sessanta individui, di cui solo dieci sono rimasti sotto custodia delle forze dell'ordine.
Le autorità olandesi, colte di sorpresa dall'intensità e dalla violenza degli attacchi, stanno cercando di fare chiarezza su quanto accaduto. Il capo della Polizia di Amsterdam, Peter Holla, ha ammesso che la violenza era iniziata già mercoledì sera, con episodi di tensione tra tifosi. Tuttavia, la situazione è degenerata dopo la partita, quando gruppi di ultras, prevalentemente di origine araba e turca, hanno iniziato a inseguire e aggredire chiunque fosse identificabile come israeliano, ebreo o tifoso del Maccabi.
Tra le vittime degli attacchi, Tomer Talias, un giovane di 22 anni, ha raccontato di essere stato inseguito e aggredito da un gruppo di persone che lo hanno colpito con sputi e botte. "Non tornerò mai più nei Paesi Bassi", ha dichiarato, visibilmente scosso dall'accaduto. Le indagini, tuttavia, sembrano procedere a rilento: solo quattro dei sospettati saranno portati davanti al giudice, mentre gli altri 58 sono stati rilasciati.
Il governo dell'Aia, intanto, sta cercando di capire come sia stato possibile che un episodio di tale gravità si sia verificato nella capitale olandese. Le autorità stanno esaminando le chat e i messaggi scambiati tra gli ultras nei giorni precedenti la partita, che sembrano indicare una pianificazione dettagliata degli attacchi.




