La storia di Rimini: una ragazza spezza le catene di un matrimonio forzato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Doveva fingersi sconfitta, rassegnata a un copione scritto da altri, per ritrovare la libertà che le era stata strappata. Solo fingendo di arrendersi, una ragazza appena maggiorenne, italiana di origine bengalese, è riuscita a interrompere l'incubo di un matrimonio forzato e a tornare a Rimini, dove l'operazione dei carabinieri ha portato all'arresto dei suoi stessi genitori.

L'inganno e la trappola in Bangladesh

La promessa di un viaggio per visitare una nonna malata, un inganno tessuto con metodica crudeltà, si è rivelata la porta d'accesso a una trappola i cui contorni, ricostruiti dalle indagini, descrivono una privazione della volontà tanto graduale quanto violenta. Ad attenderla in Bangladesh, infatti, non c'era un'affettuosa riunione di famiglia, ma un uomo facoltoso, amico del padre e di dieci anni più grande di lei, già designato a diventare suo marito.

La prigionia e la coercizione

Davanti alla sua ferma opposizione, i genitori hanno inasprito i metodi, trasformando quella che doveva essere una temporanea permanenza in una prigione a tutti gli effetti. Dopo le nozze celebrate a Dhaka, i coniugi hanno segregato la figlia per dieci giorni in un appartamento, privandola del telefono cellulare per isolarla completamente. La strategia per piegarne la resistenza è progredita verso forme di coercizione ancor più invasive, con la somministrazione forzata di sonniferi e calmanti, un tentativo di fiaccarne la volontà che mirava anche a favorire una gravidanza.

La resistenza silenziosa e la finta resa

Contro questa ulteriore, intima violenza, la giovane ha opposto una silenziosa e coraggiosa resistenza, assumendo di nascosto la pillola anticoncezionale per scongiurare la possibilità di una maternità imposta. La sua apparente capitolazione, infine, è stata l'escamotage che le ha permesso di far abbassare la guardia ai suoi carcerieri e di rientrare in Italia, dove ha trovato la forza di denunciare tutto ai militari dell'Arma.

L'intervento della giustizia italiana

L'azione del Nucleo investigativo dei carabinieri di Rimini ha condotto all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per i due coniugi. Il gip del Tribunale di Rimini ha convalidato le misure per i gravi reati contestati, inclusi pressioni, minacce e violenze, aggravate dall'essersi consumate anche al di fuori del territorio nazionale.

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