Il caso Latte Trento finisce in Consiglio provinciale: l’interrogazione di Coppola (Avs) sulla crisi e le scelte strategiche della cooperazione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La crisi senza precedenti che sta attraversando il comparto lattiero-caseario, con un crollo verticale dei prezzi alla stalla che in soli due mesi ha visto il valore del latte passare da 71 a 30 euro al quintale, approda tra i banchi del Consiglio provinciale di Trento. Una crisi, quella che sta mettendo in ginocchio gli allevatori, che non risparmia il Trentino e che anzi, nel contesto locale, si innesta su dinamiche e scelte strategiche compiute negli ultimi anni dal sistema cooperativo, sollevando piú di un interrogativo sulla tenuta dell’intera filiera. Lucia Coppola, consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra, ha infatti presentato un’interrogazione alla Giunta provinciale per fare luce su quella che lei stessa definisce una "tempesta perfetta", un intrecio pericoloso tra una congiuntura di mercato sfavorevole a livello internazionale e decisioni industriali, maturate in un clima di sostanziale silenzio istituzionale, che potrebbero aver indebolito la capacità del sistema di resistere agli urti.
Al centro dell’atto ispettivo, depositato sulla scia di una comunicazione interna che il Consorzio Produttori Latte delle Valli Trentine – meglio noto come Latte Trento – ha inviato ai propri soci lo scorso 26 febbraio, c’è la fotografia di un comparto in profonda difficoltà. Nella lettera, come si legge nel testo dell’interrogazione, l’ente cooperativo parla apertamente di "proporzioni mai viste" della crisi, segnalando prezzi fortemente ridotti e oggettive difficoltà di collocazione del prodotto. La risposta che viene proposta agli allevatori, di fronte a questa mole di latte invenduto o venduto a prezzi irrisori, è drastica: ridurre la produzione. Un invito che si traduce, nella pratica, nell’indicazione di intervenire sugli animali meno performanti, di rivedere la gestione economica della mandria e persino di prepararsi a meccanismi che ricordano le vecchie quote, con possibili decurtazioni economiche per chi non si adegua. In sostanza, il rischio concreto, sottolinea Coppola, è che si scarichi sulle dimensioni delle mandrie e sul benessere animale il peso di una strategia commerciale che mostra oggi tutti i suoi limiti strutturali.
La frattura con Trentingrana e le politiche di accentramento
L’analisi della consigliera di Avs, tuttavia, non si limita alla congiuntura attuale ma scava piú a fondo, andando a collegare l’emergenza odierna a scelte di natura politica e industriale che affondano le radici negli ultimi anni. Un passaggio cruciale dell’interrogazione riguarda la decisione, formalizzata all’inizio del 2026 e ampiamente anticipata nei mesi precedenti, con cui Latte Trento ha sancito la propria uscita dal Consorzio Trentingrana, un’entità che per oltre settant’anni ha rappresentato un pilastro della governance lattiero-casearia provinciale. Una frattura, questa, che a detta della consigliera non può essere ignorata quando si cerca di comprendere l’attuale fragilità del sistema; l’uscita dal consorzio, infatti, ha di fatto modificato gli equilibri consolidati, incidendo sulla capacità di valorizzazione del latte trentino e sulla stabilità complessiva della filiera. A ciò si aggiunge una politica, perseguita da Latte Trento, di forte concentrazione dei conferimenti: un’espansione della propria base sociale che è avvenuta spesso a scapito di altre realtá cooperative minori, portando alla chiusura di storici caseifici e alla progressiva marginalizzazione di strutture locali che garantivano un presidio capillare del territorio, in particolare in montagna.
L’impatto sull’allevamento di montagna e sul paesaggio
La riduzione delle mandrie, però, non rappresenta soltanto una contrazione produttiva con conseguenze sul reddito degli allevatori. L’interrogazione mette in luce come questa eventualitá abbia ricadute ben piú ampie, toccando corde profonde dell’identità e dell’economia trentina. L’allevamento in quota, specie quello di piccole e medie dimensioni, non è solo un’attività agricola: è lo strumento che garantisce la cura del territorio, che previene il dissesto idrogeologico e che mantiene vivo quel paesaggio fatto di prati e pascoli che rappresenta una delle principali attrazioni per il turismo estivo. Un turismo, quello legato all’autenticità e alla cura del paesaggio alpino, che genera un indotto economico diffuso e importante per l’intera provincia. Considerare gli animali, si legge nell’atto, una semplice "variabile di aggiustamento" significa rischiare di impoverire il Trentino sotto molteplici punti di vista, da quello ambientale a quello identitario, senza contare le ovvie implicazioni etiche legate alla dismissione forzata di capi che potrebbe tradursi, in assenza di valide alternative, in abbattimenti.
Le richieste alla Giunta provinciale
Di fronte a questo scenario, la consigliera Coppola chiede all’esecutivo guidato dal presidente Fugatti di fare chiarezza e di assumere iniziative concrete. L’interrogazione, che consta di quattro punti fondamentali, vuole innanzitutto capire se la Giunta ritenga che i processi di accentramento e di espansione di Latte Trento, sviluppatisi negli anni in assenza di un chiaro indirizzo politico, abbiano contribuito alla fragilità attuale del sistema. Si chiede poi un parere specifico sugli effetti prodotti dall’uscita dal Consorzio Trentingrana sulla stabilità della filiera. Non meno importante, la richiesta di promuovere linee guida affinché eventuali misure di contenimento produttivo non si traducano in dismissioni forzate di capi senza le dovute valutazioni etiche e ambientali. Infine, l’auspicio è che vengano assunte iniziative per rafforzare una cooperazione davvero sostenibile, capace di non far ricadere le criticità di mercato esclusivamente sulle spalle degli allevatori e sui loro animali, evitando di ridurre il problema a una mera questione di aggiustamento dei volumi produttivi.




