Una fiaccolata per Roberto Lunadei, il meccanico del Motomondiale morto sulla Marecchiese
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Redazione Interno
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Sarà il silenzio rotto solo dal rumore dei passi, domenica sera a Vergiano, a scandire l’ultimo saluto collettivo a Roberto Lunadei, il quarantaduenne meccanico riminese la cui esistenza si è tragicamente interrotta nel primo pomeriggio del 13 marzo lungo la statale Marecchiese. Amici, colleghi e semplici conoscenti, tutti quelli che hanno incrociato la strada del “Luna”, si ritroveranno alle diciotto in via Rodella, precisamente all’altezza di quella piazzetta dove un tempo sorgeva l’ex bar Luna, per dare vita a una fiaccolata che, mezz’ora più tardi, si muoverà in direzione della chiesa parrocchiale. Non si tratta di un semplice atto formale, ma della necessità, da parte di chi gli voleva bene, di condividere un dolore che ha travolto non solo la ristretta cerchia familiare, ma un intero settore, quello delle due ruote, che per Lunadei era stato ragione di vita e di affermazione professionale.
La dinamica di quanto accaduto, ancora al vaglio degli agenti della polizia locale di Rimini, parla di uno scontro frontale violentissimo avvenuto mentre Lunadei era in sella alla sua KTM e percorreva la provinciale in direzione Novafeltria. Di fronte a lui, una Ford Focus che viaggiava in senso opposto: l’impatto, le cui cause specifiche restano da chiarire, è stato fatale. La moto, a causa della fuoriuscita di carburante, ha preso fuoco immediatamente, e per il cinquantaduenne, nonostante l’arrivo tempestivo dei sanitari del 118 e persino dell’elisoccorso, non c’è stato nulla da fare; il decesso è stato praticamente istantaneo. Illesi, seppure comprensibilmente sotto choc, gli occupanti della vettura, un riminese di quarant’anni con un passeggero a bordo.
Al di là della cronaca, la figura di Roberto Lunadei emerge nella sua complessità di uomo che aveva fatto della passione per i motori una ragione di vita, prima da una parte e poi dall’altra del muretto dei box. Perché se in molti, nel paddock del Motomondiale, lo avevano conosciuto come meccanico, pochi dimenticavano i suoi esordi da pilota, quando correva nelle minimoto e in campionati come l’Europeo Stock 600 o la Coppa Italia, condividendo pista e sogni con amici fraterni come Massimo Roccoli. Una carriera in sella che, per sua stessa ammissione, non gli apparteneva fino in fondo: lui, l’autodefinito “antitesi del pilota professionista”, amava soprattutto smontare e rimontare motori, un’attitudine che lo portò a diventare un tecnico stimato e ricercato.




