Ucraina, accordo con gli Usa sulle terre rare mentre il conflitto si inasprisce
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Redazione Esteri
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Mentre la guerra in Ucraina entra in una fase sempre più logorante, con operazioni militari che continuano a consumare risorse e vite umane, un nuovo elemento si aggiunge al già intricato scenario geopolitico: la firma di un accordo tra Kiev e Washington per lo sfruttamento congiunto delle cosiddette "terre rare", minerali strategici fondamentali per l’industria tecnologica e bellica. Mikhailo Podolyak, tra i più stretti consiglieri del presidente Volodymyr Zelensky, non ha nascosto l’entusiasmo per l’intesa, definendola «un passo fondamentale per sostenere l’Ucraina durante e dopo il conflitto».
Tuttavia, dietro le dichiarazioni trionfalistiche, emergono dati che ridimensionano l’impatto immediato dell’accordo. Secondo le stime statunitensi, infatti, il 60% dei giacimenti di terre rare si troverebbe nelle zone attualmente occupate dalle forze russe, lasciando a Kiev e ai suoi alleati occidentali il controllo solo sul restante 40%. Un dettaglio non trascurabile, che rischia di rendere l’intesa più simbolica che concreta, almeno nel breve periodo.
La questione mineraria si intreccia poi con gli interessi economici globali. Gli Stati Uniti, dopo la rottura con il Canada – storico fornitore di alluminio – sembrano ora orientati a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, puntando proprio sulle risorse ucraine. Un movimento che, se da un lato rafforza i legami tra Washington e Kiev, dall’altro complica ulteriormente le prospettive di una soluzione diplomatica del conflitto.
Intanto, mentre si avvicina la parata del 9 maggio, data simbolo per Mosca, le tensioni non accennano a placarsi. Le dichiarazioni di Podolyak, che esclude qualsiasi concessione sulla Crimea, confermano l’irrigidimento delle posizioni ucraine, mentre sul fronte opposto cresce una corrente, per ora minoritaria, che in Russia vorrebbe ripristinare i rapporti economici con l’Occidente senza passare attraverso la guerra.




