San Giovanni Rotondo, licenziati 38 custodi del santuario di San Pio: la lettera al Papa e la crisi del turismo religioso
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Redazione Interno
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A San Giovanni Rotondo il turismo religioso non regge più il peso dell'economia locale. La Fondazione San Pio da Pietrelcina, l'ente che gestisce i servizi legati al santuario di Padre Pio in provincia di Foggia, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 38 dipendenti su un organico complessivo di 89 addetti. Si tratta di lavoratori impiegati nei servizi di sacrestia, accoglienza e servizio d'ordine, attività che per decenni hanno garantito il funzionamento quotidiano dei luoghi di culto e l'assistenza ai pellegrini in arrivo da tutta Italia e dall'estero.
La procedura è stata formalizzata nella tarda serata del 24 settembre, come riferito dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil e Fisascat Cisl di Foggia, che hanno immediatamente espresso la loro contrarietà chiedendo l'apertura di un tavolo di confronto con le istituzioni.
Le ragioni della Fondazione e il nodo del contratto nazionale
Alla base della decisione, secondo quanto comunicato dalla Fondazione, ci sarebbero due fattori principali. Da un lato l'aumento dei costi del personale derivante dal rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei sacristi per il triennio 2026-2029, sottoscritto lo scorso 30 giugno tra Faci e Fiudac/s, che prevede incrementi economici e l'erogazione di un'una tantum in due tranches, a ottobre 2026 e marzo 2027. Dall'altro la contrazione dei flussi di pellegrini, che si traduce in minori entrate e minori offerte da parte dei fedeli.
I sindacati contestano però la lettura fornita dall'ente, sostenendo che non sia accettabile scaricare il peso della riduzione delle donazioni interamente sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie. I segretari generali Pierluigi Di Stasio e Antonio Farino hanno parlato di una decisione inaccettabile, chiedendo il ritiro immediato della procedura e il coinvolgimento della Regione Puglia, dell'Ispettorato territoriale del lavoro e di Arpal per esplorare soluzioni alternative.
I numeri del calo e la trasformazione del modello economico
I dati sul turismo religioso nel Gargano fotografano un arretramento significativo. Secondo le rilevazioni di Assoturismo, nel primo semestre del 2026 le presenze a San Giovanni Rotondo sono scese a 157.595, con una contrazione del 14,82 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il calo è ancora più marcato se si guarda agli arrivi nei primi sette mesi: si è passati da 129.471 a 101.345 visitatori, con una flessione del 21,72 per cento.
Un dato che assume contorni ancora più netti se confrontato con il 2025, un anno particolarmente positivo per il santuario, chiuso con oltre 63 mila presenze in più rispetto al 2024. La permanenza media dei visitatori si aggira intorno a 1,9 giorni, tra le più basse dell'area garganica, un elemento che riduce la ricaduta economica sul territorio. Lungo viale Padre Pio diverse attività commerciali hanno già abbassato la saracinesca, e gli alberghi che un tempo registravano il tutto esaurito faticano a riempire le camere.
La lettera aperta a Papa Leone XIV
Mentre la vertenza sindacale entra nel vivo, una rappresentanza dei sacristi coinvolti ha scelto di rivolgersi direttamente a Papa Leone XIV con una lettera aperta datata 1 ottobre. Nel testo, i firmatari raccontano di aver lavorato per oltre vent'anni nei luoghi di San Pio, accogliendo i pellegrini e custodendo il santuario, e sottolineano che dietro i 38 posti di lavoro a rischio non ci sono numeri ma persone e famiglie. «Non Le chiediamo una promessa. Le chiediamo una parola», si legge nell'appello, in cui i lavoratori richiamano la dottrina sociale della Chiesa e le parole pronunciate dallo stesso Pontefice sul valore del lavoro e sulla centralità della persona. La lettera cita anche la Rerum Novarum di Leone XIII e la necessità che l'economia resti al servizio dell'uomo, chiedendo al Papa di non abbandonare quanti rischiano di perdere la propria occupazione.
Il futuro dei servizi e le incognite sull'occupazione
Uno dei punti più discussi riguarda la possibile riorganizzazione dei servizi interni al santuario. I sindacati temono che la riduzione dei costi possa tradursi in un'esternalizzazione delle attività oggi svolte dai dipendenti della Fondazione, con il servizio d'ordine che potrebbe essere affidato a un istituto di vigilanza specializzato. Nella lettera al Papa i lavoratori ricordano che il loro compito non si limita al controllo degli spazi, ma comprende l'accoglienza e l'assistenza a chi arriva in cerca di conforto. La Fondazione non ha per ora confermato né smentito questa ipotesi.
Quel che è certo è che la procedura di licenziamento collettivo resta aperta e che i sindacati hanno annunciato iniziative di mobilitazione a tutela dei posti di lavoro, mentre il confronto con le istituzioni regionali è ancora tutto da costruire.
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