L’intelligenza artificiale mette in mobilità 37 lavoratori a Marghera: la decisione di InvestCloud Italy

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’incubo, quello di un domani in cui le macchine possano sostituire senza troppi preamboli la componente umana nei processi produttivi, sembra aver trovato una sua prima, concreta materializzazione nella terraferma veneziana. È qui, nella sede di Marghera di InvestCloud Italy, che la multinazionale americana attiva nel settore della tecnologia finanziaria, specializzata nella realizzazione di software e piattaforme digitali per banche e consulenti, ha ufficializzato l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo che riguarda l’intero organico, composto da trentasette persone tra dirigenti, quadri e impiegati. La motivazione addotta, e comunicata a Federmeccanica, alle rappresentanze sindacali e a Confindustria Veneto Est, risiede in un radicale “riallineamento strutturale” del gruppo, un processo di trasformazione avviato negli ultimi diciotto mesi che punta a un modello operativo centralizzato e fortemente integrato con sistemi di intelligenza artificiale. Un modello che, nelle intenzioni della capofila statunitense, non contempla più il mantenimento di strutture locali autonome e staccioni territoriali, considerati ormai un retaggio di un approccio al business superato e non più compatibile con le esigenze di scalabilità e automazione.

Una ristrutturazione globale che cancella la presenza italiana

La lettera inviata dall’azienda alle parti sociali, datata 9 marzo, non lascia spazio a particolari interpretazioni: l’attuale configurazione del business, un modello storicamente “distribuito” che prevedeva team dislocati in vari paesi per adattare i prodotti alle specificità locali, viene giudicata strutturalmente anti-economica. Questo vecchio approccio, spiegano dalla multinazionale, generava duplicazioni operative, economie di scala ridotte e tempi di sviluppo più lunghi, impedendo di sfruttare appieno i benefici in termini di produttività offerti dall’intelligenza artificiale. Si è scelto quindi di virare verso pochi centri di eccellenza globali, dove concentrare le competenze tecnologiche e di prodotto, abbandonando le personalizzazioni locali in favore di una piattaforma integrata, la cosiddetta “Smart Platform”, basata su soluzioni di IA replicabili e scalabili su scala mondiale. Per la sede di Marghera, l’unica che il gruppo possedeva in Italia, questo ha significato la condanna alla chiusura, con il conseguente esubero di tutti i suoi addetti, ingegneri informatici con competenze di alto profilo.

L’allarme dei sindacati e il valore paradigmatico del caso

Di fronte a questa decisione, assunta dalla capofila di Los Angeles e comunicata con il linguaggio asettico del management, i sindacati del territorio si sono mobilitati, consapevoli di trovarsi di fronte a un precedente destinato a fare scuola. Matteo Masiero, segretario della Fim Cisl di Venezia, ha parlato di un caso che dimostra come la transizione tecnologica impatti ormai pesantemente anche nel settore metalmeccanico, mettendo in discussione l’intero impianto delle tutele contrattuali, dal costo del lavoro alle protezioni sociali, quando si ha a che fare con beni immateriali e servizi che perdono ogni vincolo di spazio e tempo. Anche Daniele Giordano e Michele Valentini di Cgil e Fiom Venezia hanno sottolineato come non si tratti di una semplice riorganizzazione aziendale, ma di un caso emblematico che mostra quanto l’intelligenza artificiale non sia affatto neutra, portando con sé conseguenze sociali pesanti che richiedono regole certe e un controllo pubblico che, al momento, appare in forte ritardo.

La voce dei lavoratori tra rassegnazione e consapevolezza tecnica

Tra i dipendenti, la notizia ha ovviamente gettato sconcerto, anche se, come ammesso da alcuni di loro, la sensazione è quella di essere in balia di una decisione irreversibile, tipica delle dinamiche di una multinazionale che valuta i suoi investimenti su scala globale. Ingegneri e informatici, quelli che hanno finora sviluppato demo e gestito ambienti cloud per la clientela, si trovano ora a dover fronteggiare il paradosso di essere sostituiti proprio dalla tecnologia che contribuivano a implementare. C’è però anche la consapevolezza, espressa da qualcuno, che la “mano umana” resti un elemento fondamentale, soprattutto nelle fasi di troubleshooting, quando cioè qualche meccanismo si inceppa e l’algoritmo, da solo, non basta a risolvere la complessità di un problema. Un’assemblea dei lavoratori è già stata convocata per valutare gli strumenti normativi a disposizione per opporsi alla decisione, con l’obiettivo di portare il caso al tavolo di crisi della Regione Veneto. Per il 19 marzo è previsto un primo incontro tra i sindacati e la direzione aziendale, un confronto che si preannuncia tesissimo e che servirà a capire se esistono margini per rivedere una strategia che, almeno sulla carta, appare già definita in ogni suo dettaglio.

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