Tlc, Butti chiede dialogo sulle torri mentre Inwit fa i conti con un trimestre in calo e la via giudiziaria

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Roma, 13 mag. Nel delicato scenario delle infrastrutture digitali nazionali, segnato da tensioni contrattuali e da una fase economica oggettivamente “sfidante” per gli operatori, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, ha scelto di intervenire con un monito chiaro: aprire un tavolo di confronto tra Inwit e i suoi principali clienti, ovvero Tim e Fastweb+Vodafone, non è soltanto auspicabile, ma è diventato un’urgenza per evitare conseguenze sistemiche. “Ho la sensazione che altrimenti si faccia male il sistema e ci facciamo male tutti quanti”, ha dichiarato Butti, sottolineando come l’assenza di un “piano B” in questa partita strategica per l’ospitalità delle reti mobili possa riverberarsi negativamente sull’intera filiera. Se da un lato il governo spinge per la distensione, dall’altro il rappresentante dell’esecutivo ha tenuto a precisare un perimetro ben definito: non c’è alcuna intenzione di ingerirsi nelle questioni strettamente imprenditoriali che vedono contrapposte le società, ma l’allarme sull’opportunità di un’intesa è stato lanciato senza mezzi termini.

Conti in calo e leva finanziaria in salita per la tower company

La fotografia scattata dalla trimestrale di Inwit, relativa ai primi tre mesi del 2026, restituisce l’immagine di una società che, nonostante la conferma della guidance per l’intero anno, subisce il peso delle incertezze legate al futuro dei rapporti con i propri anchor tenant. I ricavi si sono attestati a 264,1 milioni di euro, segnando una flessione dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; un calo che il management ha imputato sia all’interruzione di attività previste nei piani (sebbene non garantite) sia alla mancanza di investimenti discrezionali da parte degli operatori in un mercato che non molla la presa. L’ebitda è sceso a 239,5 milioni (-1,9%), mentre l’utile netto ha subito una contrazione ben più pesante, pari all’11,1%, fermandosi a 81 milioni. A preoccupare, in un’ottica di sostenibilità finanziaria, è anche l’aumento dell’indebitamento: il dato netto è schizzato a 5,02 miliardi (+13,1% su base annua), con la leva finanziaria che vola a 5,2 volte rispetto alle 4,6 volte registrate nel primo trimestre del 2025, sebbene in linea con i livelli di fine anno.

Galli: “Via giuridica per proteggerci” ma con un occhio alla collaborazione

Diego Galli, direttore generale di Inwit, ha ribadito con fermezza la posizione della società durante la conference call con gli analisti, confermando che la strada intrapresa per tutelarsi dalle disdette degli Msa (Master Service Agreement) è esclusivamente quella legale. “Siamo stati chiarissimi sul quadro giuridico”, ha spiegato Galli, annunciando che l’azienda ha già attivato le vie legali per proteggere i propri interessi, considerando illegittime e pretestuose le iniziative di Tim e Fastweb+Vodafone finalizzate a ottenere una revisione unilaterale degli accordi. Nonostante il clima da guerra legale – in cui gli uffici giudiziari sono stati chiamati a dirimere la contesa – il manager ha lasciato trasparire una volontà di trovare una quadra industriale, a patto che si rispettino i contratti. “Vorremmo tornare a collaborare con i nostri clienti per trovare soluzioni condivise che creano valore per tutte le parti”, ha affermato, senza però nascondere la tensione: “Proteggiamo i diritti di Inwit e siamo fiduciosi della solidità delle nostre argomentazioni. Abbiamo sempre rispettato il contratto in buona fede”.

Investimenti in calo e la fragilità di un sistema senza alternative

La delicatezza della fase attuale è testimoniata anche dalla contrazione degli investimenti industriali, scesi a 81,9 milioni (-1,9%), un segnale che gli operatori tendono a ritrarsi in attesa di maggiori certezze giuridiche e commerciali. L’appello di Butti, in questo senso, si configura come un tentativo di scongiurare uno scenario di stallo prolungato: “Non avere un piano B potrebbe essere rischioso”, ha avvertito, riferendosi implicitamente alla dipendenza del sistema da un equilibrio che, in questo momento, appare più fragile che mai. Con una raccolta di ricavi che dipende per oltre l’85% dai due principali clienti ora in rotta di collisione, Inwit cerca di blindare il proprio modello di business attraverso le aule di tribunale, ma l’ombra di un’eventuale uscita anticipata dalle torri – che secondo le prime stime potrebbe destabilizzare ulteriormente i conti del gruppo – resta lo spettro che aleggia su una delle infrastrutture critiche del Paese. La società ha confermato di voler agire “in ogni sede giudiziaria”, incluso l’eventuale coinvolgimento di altre TowerCo che dovessero agevolare strategie considerate illecite, mentre il mercato osserva con attenzione l’evolversi di un braccio di ferro che potrebbe ridisegnare le gerarchie del settore.

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